Nello stesso giorno in cui la Corte Penale Internazionale (CPI) avviava la 15esima sessione dell'Assemblea annuale degli Stati firmatari dello Statuto di Roma, 16 novembre 2016, il governo della Russia annunciava la decisione di ritirare la propria firma dallo Statuto di Roma e, quindi, di abbandonare la CPI.
"Il presidente ha firmato un decreto dando corpo all'intenzione della Russia di non fare più parte dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale. La decisione sarà presto notificata alla Corte […] che non è mai stata all'altezza delle speranze in essa riposte, non divenendo mai un istituto veramente indipendente e autorevole in materia di giustizia internazionale. […] In 14 anni di attività la CPI ha pronunciato solo 4 verdetti nonostante una spesa superiore al miliardo di dollari" si legge in un comunicato[1] del Ministero degli Esteri russo di mercoledì 16 novembre.
Mosca aveva firmato lo Statuto di Roma - che istituisce la CPI - nel 2000 ma non aveva mai ratificato questa scelta. L'annuncio del Cremlino ha causato una vera e propria tempesta sull'Assemblea annuale della CPI, in corso a L'Aja. Quest'anno l'Assemblea, che ha come obiettivo il fare il punto sulle attività della stessa Corte e convalidarne il bilancio, era cominciata all'interno di un contesto già abbastanza critico: la decisione di tre Paesi africani - Burundi, Sudafrica e Gambia - di ritirarsi dallo Statuto di Roma, un fatto che ha spostato molto l'attenzione dalle attività della CPI in corso ai rischi per la sopravvivenza della stessa. La decisione della Russia fa già registrare le prime conseguenze: anche le Filippine, secondo quanto dichiarato[2] il 17 novembre 2016 dal presidente Rodrigo Duterte, hanno annunciato la volontà di ritirarsi dalla Corte Penale Internazionale: "Sono inutili. Loro [la Russia, nda] se ne sono andati e penso che li seguirò".
Come abbiamo scritto pochi giorni fa[3], il prossimo paese africano ad abbandonare la CPI sarà con ogni probabilità la Repubblica del Congo e sicuramente quella del 2016 sarà l'ultima Assemblea alla quale parteciperanno 124 paesi, cosa che è già una notizia. Ieri, mercoledì 16 novembre, il procuratore capo della CPI, la gambiana Fatou Bensouda, ha sottolineato[4] "il disagio degli africani nei confronti della Corte" indicata da molti governi del continente e da molti leader politici come il prolungamento di una giustizia neocolonialista. I critici in Africa sostengono che l'attenzione delle indagini della CPI sia tutta sul continente africano e che i leader africani siano vittime del sistema neocolonialista americano e occidentale: molti, ad esempio, accusano gli Stati Uniti di aver commesso impunemente crimini di guerra e contro l'umanità in Afghanistan[5], cosa probabilme nte vera, omettendo tuttavia che gli Stati Uniti non sono un Paese firmatario dello Statuto di Roma - uno degli aspetti più critici di quel documento - e sopratutto che la Corte sta comunque cercando di indagare sui presunti crimini commessi in Afghanistan.
PERCHÉ LA CPI STA PERDENDO I PEZZI?
Inserita in questo contesto la decisione del governo di Mosca è una bomba ad orologeria che avrà enormi conseguenze - la reazione delle Filippine è solo l'inizio - sulla linea da intraprendere per molti altri paesi: "Non siamo mai stati membri della CPI. Avevamo firmato lo Statuto ma mai ratificato. Ora ritiriamo la nostra firma e con questa gli obblighi ad essa connessi" ha detto all'AFP[6] la portavoce del Ministero degli Esteri Maria Zakharova.
Istituita con la firma dello Statuto di Roma il 17 luglio del 1998, la Corte Penale Internazionale è attiva dal 1 luglio del 2002 e il suo regolamento è stato modificato e ammodernato nel 2010: a giugno 2016 gli stati parte della CPI erano 124, ben più della metà dei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite. A fine settembre la CPI ha pubblicato un comunicato stampa nel quale ha annunciato[7] l'allargamento della propria giurisdizione in modo da includere anche i crimini ambientali, come ad esempio il land grabbing. Ma nonostante possa sembrare che il corpaccione della CPI sia integro e in salute la realtà è parecchio più problematica e la Corte Penale Internazionale non è mai stata così a rischio come oggi, debole e marginalizzata.
"Non andate via, abbiamo ascoltato le vostre critiche e sono legittime. Dobbiamo definire questa crisi" recitava un messaggio formale che il Ministro della Giustizia del Senegal Sidiki Kaba ha inviato ai tre paesi africani che hanno deciso di lasciare lo Statuto di Roma. Un "deplorevole atto di sovranità" l'ha definito il ministro senegalese in un'intervista a RFI[8]. Burundi, Sud Africa e Gambia, e non solo, accusano la Corte[9] di concentrarsi esclusivamente sui crimini commessi in Africa, di voler attaccare i leader e i sistemi più o meno democratici dei singoli Paesi africani in un'ottica neocolonialista ma casi come quello di Thomas Lubanga o di Gbagbo, di Joseph Kony o di Jean-Pierre Bemba sono stati portati davanti alla giustizia internazionale dietro richiesta degli stessi Stati africani.
Tuttavia, evitando speculazioni e dietrologie e attenendosi ai fatti, l'idea che la CPI prenda di mira solo l'Africa è dura a morire e la stessa corte, con un bilancio sempre più misero, procedure complicate e lunghe e scelte spesso discutibili, offre il fianco ai suoi detrattori.
La crisi di credibilità della Corte è cominciata con la guerra civile in Siria, dove i massacri e i crimini di guerra e contro l'umanità sono una triste realtà alla quale ci siamo televisivamente assuefatti. Ad oggi non c'è nessun procedimento, nessuna accusa formale contro il regime di Damasco ma come sottolineato da Kaba la crisi della Corte è un riflesso della crisi delle Nazioni Unite: "Dovremmo rifondare il Consiglio di Sicurezza: il diritto di veto non dovrebbe poter essere esercitato quando si tratta di crimini di massa" ha dichiarato a RFI riferendosi al veto apposto dalla Russia ad un procedimento contro la Siria. Oggi infatti senza il via libera del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (dove siedono permanentemente e con diritto di veto Cina e Stati Uniti, paesi non firmatari dello Statuto di Roma) non è possibile far partire alcun procedimento per accertare e perseguire presunt i crimini commessi in uno Stato non firmatario. Il Consiglio ha negato l'apertura di un'indagine sulla Siria per il veto apposto dalla Russia.
A fine gennaio 2016 la stessa CPI ha annunciato un'indagine su presunti crimini commessi durante la guerra russo-georgiana - in Ossezia - del 2008, la prima indagine su una guerra fatta fuori dall'Africa, ma altre inchieste sono in corso[10] sulla rivolta di piazza Maidan a Kiev e il conflitto che segue oggi quei fatti nelle regioni orientali e filorusse dell'Ucraina. Lunedì 14 novembre 2016 il procuratore capo della CPI Fatou Bensouda ha pubblicato un rapporto in merito all'esame preliminare della situazione in Ucraina e Crimea ricevendo dure critiche da parte della diplomazia russa.
Il colpo più duro assestato alla Corte resta comunque quello del Sud Africa, considerato fino pochi mesi fa fa uno dei sostenitori più attivi della CPI. Ma anche la decisione del Gambia ha destato scalpore: lo ha sottolineato l'avvocato Xavier-Jean Keïta a Le Monde[11], spiegando che la decisione del governo di Banjul è "un attacco" diretto alla CPI "perché la procuratrice, Fatou Bensouda, è gambiana". Una sorta di regolamento di conti tra il chiacchieratissimo presidente Yahya Jammeh - che cerca, e probabilmente otterrà, il quinto mandato - e la stess a Bensouda.
Come abbiamo già previsto il prossimo a lasciare sarà probabilmente la Repubblica del Congo ma anche il Kenya e l'Uganda sono in procinto di ritirarsi: il parlamento di Nairobi sta discutendo il ritiro della firma dallo Statuto di Roma, pur con tempistiche bibliche, e il presidente ugandese Museveni si è più volte espresso duramente contro la Corte. E così i paesi apertamente amici della giustizia internazionale in Africa sono sempre di meno: Costa d'Avorio, Ghana, Guinea Conakry, Botswana, Nigeria, Senegal e pochi altri.
References
- ^ in un comunicato (www.interfax.ru)
- ^ dichiarato (www.independent.co.uk)
- ^ pochi giorni fa (it.ibtimes.com)
- ^ ha sottolineato (www.rfi.fr)
- ^ crimini di guerra e contro l'umanità in Afghanistan (www.ibtimes.co.uk)
- ^ AFP (raite-fondateur-de-la-cpi)
- ^ ha annunciato (www.quotidiano.net)
- ^ RFI (www.rfi.fr)
- ^ accusano la Corte (it.ibt imes.com)
- ^ altre inchieste sono in corso (www.un.org)
- ^ Le Monde (www.lemonde.fr)
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