Rabu, 30 November 2016

Referendum, CNEL: che cos'è, cosa fa, quanto ci costa e perché tutti sostengono che sia inutile - International Business Times Italia

Cerchi chiarimenti sul referendum? Scrivici[1], risponderemo alle tue domande!

Il CNEL è un "miracolo". Non perché serva a qualcosa, ma perché la sua abolizione, con o senza referendum del 4 dicembre, sembra essere l'unico punto della riforma costituzionale che mette tutti d'accordo, o quasi. Sia il fronte del No che quello del Sì sostengono la totale inutilità del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro previsto dall'articolo 99 dell'attuale Costituzione, istituto con una legge del 1957 e disciplinato da una legge del 1986.

Ciò su cui le due parti in causa continuano a litigare sono invece i risparmi derivanti dalla soppressione dell'ente: 20 milioni di euro l'anno secondo i calcoli del Governo Renzi, meno della metà (circa 8,8 milioni) per i secondi, una cifra che scende addirittura a 3 milioni di euro l'anno, tenendo conto del costo degli attuali dipendenti del CNEL che verranno trasferiti alla Corte dei Conti (e quindi continueranno ad essere pagati con soldi pubblici) e delle spese di manutenzione e di Villa Lubin, la splendida sede neobarocca dell'ente, situata nel cuore di Villa Borghese a Roma. Dal giorno della sua istituzione, avvenuta 58 anni fa, il CNEL sarebbe costato ai contribuenti italiani, nel complesso, 1 miliardo di euro.

PER APPROFONDIRE: CNEL: costi, funzioni e risultati. Tutto ciò che dovete sapere sull'ente che la riforma Costituzionale vuole abolire[2]

CNEL: illustre sconosciuto

Diciamoci la verità, fino all'inizio della campagna elettorale sul referendum del 4 dicembre, erano pochi coloro che conoscevano l'esistenza di questo ente voluto dai Padri Costituenti allo scopo di rappresentare le categorie produttive, offrire consulenza alle Camere e al Governo su determinate materie di interesse economico e sociale e "contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale secondo i principi ed entro i limiti stabiliti dalla legge" (art.99 della Costituzione italiana).

Anche i pochi fortunati che nel corso della loro vita avevano sentito nominare l'acronimo "CNEL" avevano qualche difficoltà ad attribuirgli funzioni, costi e risultati.

Eppure, la sua soppressione sembra essere diventata talmente importante da fargli meritare un posto d'onore sia nel quesito referendario che nel titolo della legge di riforma costituzionale voluta dal duo Renzi-Boschi e approvata dal Parlamento lo scorso aprile.

Per molti la causa di tutto ciò è solo una: la propaganda politica. Per altri invece il Consiglio è diventato il simbolo degli sprechi che il Governo intende eliminare.

PER APPROFONDIRE: Referendum, dalla Consulta al Presidente della Repubblica: le modifiche "minori" previste dalla riforma della Costituzione[3]

CNEL:  organico

Quando funzionava a pieno regime, il CNEL poteva contare su 121 consiglieri, scesi poi a 119 poiché i due posti previsti per IRI ed EFIM non sono stati più assegnati dopo la soppressione di tali enti. La sua composizione e le sue funzioni erano disciplinati dalle legge n.936 del 1986.

Il  DPR del 20 gennaio 2012 ha quasi dimezzato il numero dei consiglieri, nominandone "solo 64", così suddivisi:

  • 10 esperti, esponenti del mondo economico, sociale e giuridico. 8 vengono nominati dal Presidente della Repubblica e 2 proposti dal Presidente del Consiglio dei Ministri;

  • 48 rappresentanti delle categorie produttive a loro volta suddivisi in: 22 rappresentanti del lavoro dipendente, 3 rappresentanti di dirigenti e quadri, 9 di lavoro autonomo, 17 rappresentanti delle imprese.

  • 6 rappresentanti delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni del volontariato scelti dall'Osservatorio nazionale dell'associazionismo e dall'Osservatorio nazionale per il volontariato.

Il presidente del Cnel viene nominato del Presidente della Repubblica, tramite un apposito decreto.

Oggi di consiglieri ne sono rimasti solo 24 perché i 40 rappresentanti che si sono dimessi nel corso del tempo non sono mai stati sostituiti. A questi si aggiungono 57 dipendenti che, come detto in precedenza, in caso di vittoria del Sì e dunque di abolizione del CNEL, verranno reimpiegati alle dipendenze della Corte dei Conti.

I costi del CNEL

Come detto, ai tempi del suo massimo splendore, i costi di gestione del CNEL arrivavano a circa 20 milioni di euro. Attualmente, in base ai dati derivanti dal bilancio 2015, le spese per il mantenimento di questo organo arrivano a 8,7 milioni.

Consultando le singole voci si scopre che questi soldi servono soprattutto per provvedere agli stipendi dei dipendenti e per mantenere aperta Villa Lubin, la splendida sede dell'ente situata a Villa Borghese, costruita 110 anni fa per ospitare l'Istituto Internazionale di Agricoltura.

A decorrere dal 2015, in base a quanto previsto dalla legge di Stabilità, i consiglieri non possono più contare sull'indennità precedentemente prevista, pari a 2.154 euro al mese e sui rimborsi spese per i viaggi, le funzioni di rappresentanza, ecc.

A cosa serve e cosa fa il CNEL

Il Consiglio Nazionale dell'Economia e Del Lavoro esiste grazie all'articolo 99 della Costituzione italiana, in base al quale: "è composto, nei modi stabiliti dalla legge, di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive, in misura che tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa. È organo di consulenza delle Camere e del Governo per le materie e secondo le funzioni che gli sono attribuite dalla legge. Ha l'iniziativa legislativa [cfr. art. 71 c.1] e può contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale secondo i principi ed entro i limiti stabiliti dalla legge".

La sua istituzione ufficiale è avvenuta nel 1957, mentre la sua disposizione e le sue funzioni sono regolati da una legge del 30 dicembre 1986.

Le funzioni del CNEL sono essenzialmente due: la promozione di iniziative legislative in materia economico-sociale (un esempio possono essere le leggi tributarie, di bilancio o le norme costituzionali); l'espressione di pareri non vincolanti su richiesta del Parlamento.

A cosa sarebbe dovuto servire? Lo scopo era quello di consentire alle associazioni di categoria di trovare un luogo nel quale esprimersi creando un ente che avrebbe dovuto farsi portavoce delle istanze delle diverse parti sociali. Nel corso degli anni è diventato chiaro che la missione conferita al CNEL è stata ampiamente disattesa, mentre la funzione di mediazione è stata garantita dal confronto diretto tra politica e parti sociali, uno strumento considerato più utile e immediato dai sindacati, dalle categorie professionali ecc. .

A conferma di ciò ci sono i numeri. Nel corso dei suoi 58 anni di età l'organismo ha prodotto: 96 Pareri; 350 testi di Osservazioni e Proposte; 270 Rapporti e Studi; 90 Relazioni; 130 Dossier che raccolgono gli atti di convegni ospitati al CNEL; 20 Protocolli e Collaborazioni istituzionali. A questi atti si aggiungono 14 disegni di legge, tutti totalmente ignoranti dal Parlamento.

Come abbiamo già spiegato, "L'ultimo documento redatto dal CNEL è datato 7 novembre ed è il risultato della tradizionale audizione in Parlamento del Consiglio nazionale dell'Economia e del Lavoro sul "Disegno di legge di bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2017 e per il triennio 2017-2019", 10 pagine in cui l'ente fornisce al Parlamento il proprio parere sulla legge di Bilancio. L'ultima proposta di legge ignorata dal Parlamento e dal Governo risale invece al 3 novembre 2014 e riguarda "Disposizioni sui servizi integrati e di gestione degli immobili".

Quanto sopra riportato dimostra lo scarso "peso" avuto nel corso degli anni dal CNEL nella definizione della politica nazionale. Da sottolineare che l'Italia non è l'unico Paese a prevedere l'esistenza di un ente del genere. Ce l'ha pure la Francia, per esempio, e anche a Parigi il problema della sua effettiva utilità è stato affrontato e ha suscitato dubbi e polemiche.

I cugini transalpini hanno però deciso di non abolirlo, ma di attuare una riforma che ha trasformato radicalmente l'organismo che è diventato il "France stratégie ", un organo che si occupa di riflettere e di analizzare temi cruciali per il Paese di cui il Governo usufruisce nell'esercizio delle sue funzioni.

DOMANDE SUL REFERENDUM? LE NOSTRE RISPOSTE

Cosa prevede l'articolo 70? (Quello che pone fine al bicameralismo perfetto)[4]

Come sarà il nuovo Senato?[5]

Che cos'è e come cambia il Titolo V? (Quello che riguarda anche le Regioni)[6]

A che serve e quanto costa il CNEL? (Che la riforma vuole abolire)[7]

E in generale, quanto risparmieremmo se vince il Sì?[8]

Le modifiche alla Costituzione di cui si parla poco[9]

Le FAQ di IbTimes sul referendum costituzionale[10]

Quali leggi sono bloccate in Parlamento in attesa del referendum?[11]

Quali agevolazioni ci sono per chi viaggia per votare?[12]

Tidak ada komentar:

Posting Komentar