Jumat, 30 September 2016

Lutto nel mondo dell'imprenditoria: scompare a 90 anni Bernardo Caprotti, patron dell'Esselunga - News Italiane

Lutto nel mondo dell'imprenditoria: addio a Bernardo Caprotti, patron dell'Esselunga morto a 90 anni


Un gravissimo lutto ha colpito nella giornata di ieri, venerdì 30 settembre 2016 il mondo dell'imprenditoria italiana in seguito alla scomparsa alla veneranda età di 90 anni del celebre imprenditore Bernardo Caprotti, patron dell'Esselunga ovvero la celebre società italiana della grande distribuzione organizzata operante nell'Italia settentrionale e centrale con supermercati e superstore. Nato a Milano il 7 ottobre del 1925 e appartenente ad una famiglia di industriali tessili e cotonieri ecco che Caprotti si è dedicato agli studi in legge e successivamente, una volta terminati tali studi proprio il padre ha pensato bene di mandarlo negli Stati Uniti per impratichirsi nell'industria del cotone e della meccanica tessile e dopo alcuni anni ha fatto ritorno in Italia e nell'estate del 1952, in seguito alla morte del padre si è trovato a dover gestire l'azienda di famiglia.

Alcuni anni dopo e precisamente nel 1957 si presenta l'occasione che gli ha cambiato la vita per sempre ovvero quella di investire nella prima società fondata in Italia con l'obiettivo di realizzare supermercati, il tutto in società con il miliardario americano Nelson Rockfeller fino a quando, quest'ultimo esce di scena cedendo la maggioranza dell'azienda proprio alla famiglia Caprotti. Ed è stato proprio in seguito all'uscita di scena del noto miliardario americano che Caprotti decide di dedicarsi a tempo pieno alla nuova attività e quindi sarà proprio a partire dal 1965 che Bernardo Caprotti inizierà ad occuparsi dei supermercati a tempo pieno.

Esselunga negli anni ha ottenuto un grandissimo successo, uno sviluppo che non si è mai fermato ma che al contrario anno dopo anno è andato crescendo sempre più. La morte del noto imprenditore italiano, avvenuta nella città di Milano a solo una settimana dal suo novantunesimo compleanno ha gettato nello sconforto moltissime persone, le stesse che nel corso di questi anni hanno apprezzato Caprotti sia come uomo che come imprenditore e dunque sia sul lavoro che nella vita in generale, e tra questi a commentare la morte del patron di Esselunga vi troviamo il noto politico italiano Pier Luigi Bersani, il quale ha nello specifico affermato "Se ne va un uomo particolare, un uomo che emozionava. Se ne va uno dei più grandi imprenditori italiani. Ma il Dottore vivrà ancora nella sua straordinaria impresa" mentre invece il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, ha commentato la morte di Caprotti scrivendo su Facebook un post ri volto proprio a quest'ultimo affermando nello specifico "Buon viaggio Bernardo Caprotti, genio di Esselunga, grande uomo, grande imprenditore e amico del Made in Italy, mai servo di nessuno. Grazie".

Ad annunciare la morte dell'imprenditore è stata la moglie Giuliana ed inoltre, stando a quanto trapelato dalle prime indiscrezioni sul caso sembra proprio che le esequie avverranno in forma strettamente privata ed inoltre, in seguito, non avranno luogo necrologi, il tutto con l'unica intenzione di seguire quella che è l'ultima volontà espressa dal noto imprenditore.

Solo la morte gli ha impedito di prendere l'ultima decisione. Bernardo Caprotti voleva vendere Esselunga, la sua creatura. Ma voleva farlo alla sua maniera: quando voleva lui e a chi voleva lui. Per una volta non ce l'ha fatta. Una forza cui è impossibile opporsi lo ha fermato. Bernardo Caprotti è morto all'improvviso. Avrebbe compiuto 91 anni la prossima settimana. Si stava riprendendo da un incidente domestico che l'aveva costretto a letto ingessato per un po' di tempo. Sembrava sulla via della guarigione quando una complicazione polmonare se l'è portato via.
Finisce così uno dei più grandi capitani d'industria che l'Italia abbia mai avuto. Un carattere difficile certo. Molto difficile. Ma come diceva un altro signore molto scorbutico come Indro Montanelli solo chi ha un carattere può averlo anche brutto.

Bernardo Caprotti è morto prima di aver dato un destino alla Esselunga. Doveva essere la sua ultima decisione. Aveva incaricato Citigroup di seguire la pratica. Aveva grande stima e rispetto per tutto quello che veniva da quella parte del mondo. D'altronde Esselunga non era nata copiando il modello Usa?
L'incarico aveva solo funzione esplorativa. La banca doveva solo valutare le offerte e poi portarle sul tavolo del "dottore", come lo chiamavano 22.218 dipendenti del gruppo. Lui rispondeva definendoli collaboratori. Non impiegati. La scelta di privarsi della sua creatura, però, dopveva essere solo sua. Nei tempi e nei modi. Chi lo conosce dice che a guidare la scelta del compratore non sarebbe stato certo il valore dell'offerta economica. Una grandezza assolutamente reltiva data la situazione Bernardo Caprotti aveva deciso di vendere nella convinzione, maturata più di dieci anni fa che nessuno degli eredi naturali è in grado di prendere il suo posto. La Esselunga è Bernardo Caprotti e Bernardo Caprotti è la Esselunga. Lo ha stabilito per sentenza anche la Cassazione e il discorso finisce qui.

Proprio il fatto di non aver designato un successore renderà inevitabile, dopo la scomparsa del fondatore, le liti dinastiche fra Giuseppe e Violetta (figli della prima moglie) e Marina avuta dal secondo matrimonio. A esserne danneggiati l'azienda e i dipendenti. O meglio: i collaboratori. Per questo aveva deciso di vendere. Dividere un capitale liquido è più semplice. Si litiga meno e, soprattutto, non ci sarebbero stati riflessi sul gruppo. Però doveva essere lui a decidere. Come sempre è accaduto da quel 27 novembre 1957 quando a Milano, in viale Regina Giovanna, al posto di una vecchia autorimessa con i muri anneriti dal fumo viene inaugurato il primo punto vendita della SupermarketItalia. La società ha un milione di capitale di cui la maggior parte (51%) messo a disposizione da una finanziaria di Nelson Rockefeller. I fratelli Guido e Bernardo Caprotti hanno il 18%, Mario e Vittorio Crespi (Corriere della Sera) il 16,5%. Il 10,3% appartiene a Marco Brunelli che più tardi si staccherà per dare vita alla Unes.

In quell'uggioso pomeriggio di fine novembre ha inizio la rivoluzione dei consumi in Italia. Debutta la grande distribuzione. Con l'insegna disegnata da Max Hu- ber nascerà più tardi Esselunga.
Negli anni del boom economico, da erede di una dinastia di tessitori Caprotti diviene il pioniere nel commercio al dettaglio. Negli Anni Settanta e Ottanta è il primo a concedere il lavoro a turni e la riduzione dell'orario da 40 a 37 ore. Ma sono anche gli anni della contestazione cui Caprotti risponde a muso duro. Stare dalla parte dei lavoratori e dei clienti non significa cedere ai ricatti del sindacato. I dipendenti sono collaboratori. Lui è il Dottore. È così che Esselunga è diventata una delle aziende italiane di maggior successo: un reddito di 17mila euro per ogni metro quadrato di vendita. Record mondiale da fare invidia a colossi come Walmart e Carrefour. Una cura maniacale per la qualità, un controllo costante sui prezzi e un modello organizzativo d'e ccellenza: ogni punto vendita Esselunga ha un costo di tre volte superiore alla concorrenza. Nulla è lasciato al caso: la pavimentazione, la luce, la disposizione dei banchi.

I progetti immobiliari sono firmati Mario Botta, Norman Foster, Renzo Piano. Caprotti ha inventato le tessere fedeltà, gli scontrini a lettura ottica e le casse senza cassiere. A 80 anni ha ripreso in mano l'azienda che gli sembrava vacillare (i manager furo – no spediti a casa in Mercedes) e l'ha riportata a macinare utili. A 82 ha pubblicato il libro Falce e carrello contro le Coop. A 85 ha affrontato la lite con i figli sulla proprietà del gruppo. A 88 si è autopensionato. A 91 cerca mani sicure cui consegnare il futuro dei 22.218 collaboratori. Per una volta non ha scelto lui. La prima e l'ultima

Camorra, trovati due quadri di Van Gogh: rubati nel 2002 - Corriere della Sera

Mezzogiorno, 30 settembre 2016 - 08:35

NAPOLI - Due quadri di Van Gogh rubati nel 2002 nell'omonimo museo di Amsterdam sono stati ritrovati e sequestrati a Napoli dalla Guardia di Finanza nel corso di un'operazione contro un gruppo di narcotrafficanti in affari con il clan camorristico degli Amato-Pagano, i cosiddetti scissionisti attivi nelle zone di Secondigliano e Scampia. I dipinti erano custoditi a Castellammare di Stabia nella cassaforte di uno degli arrestati avvolti in pezzi di stoffa. Si tratta di La spiaggia di Scheveningen prima di una tempesta e di Una congregazione lascia la chiesa riformata di Nuenen rispettivamente del 1882 e 1884. Per essere certi della loro autenticità, la Guardia di Finanza ha invitato in Italia un esperto del museo Van Gogh. Secondo fonti investigative il valore dei due quadri è stimato in 100 milioni di dollari. Anche il premier Renzi è intervenuto con un twee t ringraziando la Guardia di Finanza per il prezioso recupero.


Per Fbi le opere nella «Top ten art crimes»

Le tele rientravano tra le opere d'arte più ricercate al mondo, inserite dall'Fbi tra le «Top ten art crimes». «Una, quella della chiesa di Nuenen - ha spiegato a Napoli in conferenza stampa Axel Ruger, direttore del museo Van Gogh - è unica nel suo genere ed ha un particolare valore simbolico affettivo perché il pastore di quella chiesa era il papà di Van Gogh. La spiaggia di Scheveningen invece, viene ritratta in un altro dipinto custodito nel museo di New York. Entrambe le tele fanno riferimento ai primi anni di attività dell'artista».

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Van Gogh, le opere recuperate[1]
Il direttore del museo Van Gogh: incredibilmente felici

Axel Ruger si è detto molto soddisfatto del ritrovamento delle opere. «È una giornata veramente emozionante per me e per il museo Van Gogh», ha spiegato. «Siamo incredibilmente felici che i quadri tornino in Olanda. Siamo immensamente grati ai magistrati e agli investigatori italiani. I quadri sono rimasti per 14 anni in mani criminali». Le indagini sono state coordinate dal procuratore aggiunto Filippo Beatrice e dai sostituti Vincenza Marra, Maurizio De Marco e Stefania Castaldi.

«La spiaggia di Scheveningen prima di una tempesta»
«La spiaggia di Scheveningen prima di una tempesta»

Le opere nelle mani dei clan

Le tele erano dunque finite nelle mani dei clan, tenute nascoste in una delle case riconducibili al gruppo di Raffaele Imperiale, ras del narcotraffico ora latitante a Dubai. Imperiale fu arrestato nel gennaio scorso assieme a Mario Cerrone, che ha cominciato a collaborare con gli investigatori. Grazie alle sue dichiarazioni, la Guardia di Finanza ha ricostruito i patrimoni del gruppo di narcotrafficanti. I beni sequestrati ammontano a circa 20 milioni, senza contare i quadri. Ed è stato proprio Cerrone a rivelare agli investigatori la circostanza che Imperiale custodiva i due dipinti. I narcotrafficanti al centro dell'operazione avevano rapporti economico criminali in molti Paesi, tra cui proprio l'Olanda.

Franceschini: «Recupero straordinario»

«Un recupero straordinario che conferma la forza del sistema Italia nella lotta al traffico illecito delle opere d'arte» dichiara invece il ministro di Beni culturali e Turismo Dario Franceschini. «L'esito di questa indagine conferma quanto le organizzazioni criminali siano interessate alle opere d'arte che vengono utilizzate sia come forma di investimento sia come fonte di finanziamento. Quella di oggi - conclude il ministro - è un giornata molto importante, frutto di un positivo lavoro di squadra tra la Procura di Napoli e la Guardia di Finanza a cui vanno i miei complimenti».

E intanto sui social l'artista olandese diventa calciatore azzurro (ph. Giuseppe Gdb Del Buono)
E intanto sui social l'artista olandese diventa calciatore azzurro (ph. Giuseppe Gdb Del Buono)

Il furto 14 anni fa

Era l'alba del 7 dicembre 2002 quando i ladri riuscirono a fare irruzione nel museo fortezza, il Van Gogh di Amsterdam, a prendere i due quadri e ad andare via facendo perdere le loro tracce. Come da Amsterdam siano poi arrivati in un oscuro locale di Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli, è al centro dell'indagine della Guardia di Finanza. Le indagini scattarono subito dopo la telefonata del guardiano del museo alla centrale di polizia di Amsterdam. La polizia si mobilitò con ispettori e agenti: «Avevamo la sensazione che ci fosse la possibilità in quei primi momenti di catturali in zona o persino nell'edificio», disse all'Ansa Remco Gerretsen, portavoce della polizia di Amsterdam. Ma i ladri si erano già volatilizzati, agevolati dalla piccola dimensione delle tele. Della presenza dei ladri rimase solo una scala appoggiata ad uno dei muri dell'edificio, una corda pendente, una finestra rotta e poi, a qualche chilometro di distanza, l'auto abbandonata. Nel 2003 furono arrestati due olandesi, poi condannati a quattro anni e mezzo di reclusione: per loro l'accusa di furto, ma si sono sempre dichiarati innocenti.

«Quadri in condizioni relativamente buone»

Sono stati ritrovati «in condizioni relativamente buone» i due dipinti di Van Gogh recuperati dalla Guardia di Finanza di Napoli. Lo annuncia sul suo sito il museo Van Gogh, precisando che per una "diagnosi" più precisa bisognerà naturalmente aspettare l'esame dei restauratori. In un post pubblicato sul suo sito online, il museo fa notare che non si sa dove le due tele siano state conservate dopo il furto del 2002, anche se si «può presumere che i due dipinti non siano stati conservati in condizioni adeguate». In particolare, secondo quanto risulta al museo, «I telai circolari di entrambi i dipinti sono stati rimossi. La vista della spiaggia di Scheveningen (1882) è stata danneggiata. La vernice nell'angolo in basso a sinistra si è rotta su una superficie di circa 5 x 2 cm». Il secondo quadro, Una congregazione lascia la chiesa riformat a di Nuenen (1884-1885) sembra invece integro a prima vista, a parte alcuni lievi danni sui bordi della tela».

30 settembre 2016 | 08:35

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References

  1. ^ Van Gogh, le opere recuperate (corrieredelmezzogiorno.corriere.it)

Referendum costituzionale, Sì o No confronto Renzi-Zagrebelsky. Il premier: "La riforma l'ha voluta il Parlamento" - Il Fatto Quotidiano

"Forse ha ripensato ai discorsi sui parrucconi, rosiconi, gufi, altrimenti non avrebbe perso tempo, come stasera, con uno di loro…". Il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky esordisce così nel confronto con Matteo Renzi su La7. E innesca un botta e risposta col premier. Sì o No? Parte con questo scambio il dibattito su La7 di fronte a Enrico Mentana. Con il premier, che ha confermato l'intenzione di modificare l'Italicum, insolitamente ricco di riferimenti dotti alla Carta e ai tentativi di cambiarla e il costituzionalista più incline alla battuta del suo avversario.

Per il giurista: "Con la modifica dell'Italicum, sostituito da una legge proporzionale – cosa che potrebbe andare bene un po' a tutti – sulla riforma le mie obiezioni è che non funzionerà, creerà ulteriori complicazioni: o il Senato non conterà nulla o creerà molte più difficoltà al governo di quanto non faccia adesso", per il segretario del Pd invece: "Le garanzie costituzionali vengono aumentate: più poteri alla Corte costituzionale, quorum più alto per l'elezione del presidente della Repubblica e statuto delle opposizioni. Invece il presidente del Consiglio non ha poteri in più". Ma per Zagreblesy, già presidente della Consulta, si tratta di "riforme conservative che servono a blindare un sistema oligarchico sempre più tipo governativo e meno parlamentare". Combinata con l'Italicum la riforma "raggiunge un risultato di premierato assoluto, più forte del presidenzi alismo".

Gufi e parrucconi
"Al massimo pensavo di poter aspirare a incontrare il ministro delle riforme…" dice Zagrebelsky. E Renzi replica: "Non  mi sono mai permesso di dire che lei è un parruccone. Anche l'aspetto fisico lo dimostra… I gufi non sono quelli che parlano male del governo ma quelli che quando c'è una statistica dell'Istat, dicono evviva se va male. Non ho mai considerato lei tra i gufi". "L'interpretazione era diversa…" risponde il costituzionalista e il segretario Pd "nell'interpretazione gli esperti siete voi. Io ho studiato sui suoi libri. Teniamoci nel merito". "Spero che non parli di gufi per l'avvenire", afferma il costituzionalista. "Prof, venga al merito", chiude Renzi.

Dopo il faccia a faccia con il presidente dell'Anpi, Carlo Smuraglia[1], quello con Zagrebelsky è per Renzi l'appuntamento più importante di questa prima fase perché l'interlocutore non è un partito dell'opposizione ma un importante esponente della società civile. "Se passa non insegnerò più diritto costituzionale"[2] aveva detto il professore.

Il giurista: "Ma le pare che le due camere facciano la stessa cosa?
"La riforma non l'ho voluta solo io l'ha voluta il Parlamento e sono 30 anni che tutta la classe politica dice che bisogna passare dal bicameralismo paritario a una sola Camera che dà la fiducia e che bisogna semplificare il sistema. Parliamo di un lasso di tempo di 34 anni in cui il mondo fuori è cambiato e tutti politici in Italia dicevano di fare le riforme" afferma Renzi. "Ma le pare che le due camere facciano la stessa cosa?" lo rimbrotta di contro il giurista. "Hanno gli stessi poteri, ma non le stesse funzioni".

"Il nostro sistema di bicameralismo paritario dà vita a un costante 'ping pong' che determina ritardi clamorosi", è un sistema che "assomiglia più ad una doppia assemblea di condominio" sostiene il capo del governo. Parole sul quale il docente di Diritto costituzionale non concorda affatto. "Le difficoltà che lei sottolinea, il ping pong, deriva dal fatto che le forze politiche non sono d'accordo, non dal bicameralismo perfetto. La radice di queste difficoltà è politica non istituzionale", sostiene il costituzionalista secondo il quale, in Paesi che non hanno il bicameralismo paritario, come Francia e Usa, entrambe le Camere "partecipano al processo legislativo". In Italia "Camera e Senato hanno stessi poteri ma non fanno la stessa cosa", aggiunge l'ex giudice costituzionale.

Porcellum e Italicum
"Lei dice che la riforma costituzionale non tocca in nessun punto i poteri del presidente del Consiglio. Ma molti di noi sono preoccupati per rischi di derive autoritarie o di concentrazione al vertice delle istituzioni che ci fanno dire che rischiamo di passare da una democrazia a una oligarchia" prosegue Gustavo Zagrebelsky rispondendo a una domanda del premier. "Lei ha firmato un appello in cui parla di rischi padronali. Mi dice quale articolo introduce questi elementi padronali del premier?".
"Siamo costituzionalisti, anche lei che vuol cambiare la costituzione, chi più di lei…", risponde Zagrebelsky. "Allora siamo tutti costituzionalisti, anche i cittadini", lo interrompe Renzi. E il costituzionalista riprende: "La resa delle istituzioni non dipende solo dai testi ma dalla quantità di elementi dentro i quali le istituzioni sono calate. Faccio un esempio f orte: la Costituzione di Bocassa, dittatore della Repubblica centroafricana, è molto simile a quella degli Stati Uniti. La resa del funzionamento dipende dal contesto: il contesto di questa riforma è legato alla legge elettorale, non possiamo far finta che siano cose diverse. Il Porcellum è ancora la legge che abbiamo operante, perché il Parlamento è frutto di quella elezione. Il Porcellum vive e lotta insieme a noi. E ora è stato sostituito dall'Italicum che ha caratteristiche simili. È fatto apposta per arrivare a un risultato in cui la sera del voto si sa chi ha vinto e costui per cinque anni governerà. A me questa non sembra una democrazia ma una riproposizione della vecchia e gloriosa affermazione di Rousseau che diceva: 'Gli inglesi credono di essere liberi ma lo sono una volta solo quando mettono la scheda nell'urna e per il resto sono servi di chi governerà'".

Renzi: "Svolta autoritaria è offensivo per l'Italia"
"Lei ha firmato l'appello 'Libertà e Giustizia'" che parla di svolta autoritaria: questo appello a mio giudizio è offensivo verso l'Italia. La svolta anti democratica c'è, ed è dove si incarcerano giornalisti, insegnanti, magistrati, non in un Paese in cui si tagliano il Cnel e qualche centinaia di poltrone" aggiunge Renzi che ricorda al costituzionalista anche la sua firma tra quelle dell'appello dei 56 costituzionalisti. Appello che "dice esattamente il contrario", osserva il premier. "Io però non mi sono preparato sulle sue contraddizioni", replica Zagrebelsky. "Ma vada pure tranquillo. Lei non sarà un mio elettore, ma io sono un suo lettore, ho studiato sui suoi libri", pungola Renzi. E il costituzionalista: "Siamo tutti troppo vecchi per essere coerenti: le cose che affermiamo sono collegate alle circosta nze, ma si può cambiare opinione".

Elezione del presidente della Repubblica
Il costituzionalista boccia la modifica sul meccanismo di elezione del presidente della Repubblica: "Oggi è richiesta maggioranza assoluta dei due terzi, calcolata sul numero dei componenti delle Camere. Quando si abolisce questo requisito vuol dire che un numero anche minimo di presenti con una maggioranza eventualmente assente – non per pigrizia ma perché non condivide l'orientamento degli altri – viene meno lo strumento di contrattazione della maggioranza assoluta dei componenti. In un parlamento nel quale ci sono deputati che passano da uno schieramento all'altro per valutazioni non sempre limpidissime, consentirebbe alla maggioranza di eleggersi da sé il proprio presidente della Repubblica". Il presidente del Consiglio difende invece il sistema introdotto dalla riforma: "Sono radicalmente in dissenso da lei. Con l'Italicum la maggioranza avrebbe il 55% dei seggi: con il sistema di voto previsto oggi, dal quarto scrutinio la maggioranza semplice può eleggersi il presidente della Repubblica. Il Parlamento invece ha previsto di alzare il quorum fino al settimo scrutinio quando i 3/5 dei votanti previsti, sono una norma di chiusura. Ma nessuno può pensare che c'è una minoranza così assurda da andar via per far eleggere il presidente".

Zagrebelsky: "Ciò che conta è il quadro d'insieme"
"Berlusconi voterà come lei. La riforma di Berlusconi dava al presidente del Consiglio il potere di sciogliere le Camere, io nemmeno ho il potere di sciogliere i lacci delle scarpe – dice il premier – Il presidente del Consiglio da noi non può neanche nominare i ministri, può proporli, non li può revocare. Non abbiamo cambiato i suoi poteri perché altrimenti sembrava che facevo una riforma per me, presidente del Consiglio. In settanta anni abbiamo avuto 63 governi, il mio è durato più di ogni governo guidato da De Gasperi, Aldo Moro, Andreotti, Fanfani", ricorda Renzi. "Leopoldo Elia sollecitava una riforma costituzionale sottolineando la necessità di una legge elettorale che indicasse la possibilità di un governo in qualche modo indicato dai cittadini".

"Elia – replica Zagrebelsky – sosteneva che legge elettorale e istituzioni sono così collegate che il passaggio dal proporzionale al maggioritario avrebbe dovuto cambiare la costituzione in senso più garantista. L'esatto opposto".  "Revocare i ministri non lo può fare di fatto? Non lo ha già fatto varie volte? Questo dimostra che la sostanza è molto più forte. I costituzionalisti, signor presidente, non sono legati soltanto alle formulette, ciò che conta è il quadro l'insieme. Leopoldo Elia quando è stata fatta la riforma Berlusconi aveva le lacrime agli occhi…" aggiunge il costituzionalista.

Il Nazareno
"Forza Italia ha rotto perché, a torto o a ragione, non si è più fidata di lei ma questo discorso mi porta a dire che le riforme costituzionali si fanno quando si basano sulla reciproca fiducia. La rottura del Nazareno fa sì che la riforma viene imposta da un parte e il nostro è un Paese diviso in due, il suo partito è diviso in due. Non ho mai trovato un clima di tensione così grande alle Feste dell'unità" afferma il professore. "Berlusconi non sta più con noi perché mi sono dimostrato persona libera e sono fiero di aver individuato una personalità come Mattarella" replica Renzi.

Pensioni: APE, RITA, No tax Area, precoci, 14esima, cosa prevede l'accordo tra Governo e sindacati in breve - International Business Times Italia

Dopo mesi di trattative Governo e sindacati hanno raggiunto un accordo. La mini riforma delle pensioni varata dall'Esecutivo Renzi sarà realizzata in due fasi.

La prima scatterà dal 1° gennaio 2017 grazie alle misure che verranno incluse nella legge di Bilancio attualmente in fase di redazione. Al suo interno confluiranno i provvedimenti relativi ad APE, quattordicesima, no tax area, precoci, RITA e usuranti.

La seconda fase verrà invece perfezionata nel corso del prossimo anno ed entrerà in vigore a partire dal 2018. Cosa prevede? Una riconfigurazione del sistema contributivo e un taglio strutturale (almeno si spera) dell'ormai celeberrimo cuneo fiscale. A questo si aggiungerà una revisione del meccanismo di perequazione delle pensioni che, in base alle intenzioni, dovrebbe sostituire le attuali fasce d'importo con nuovi scaglioni. A decorrere dal 2019 il Governo dovrà inoltre trovare il modo di rivalutare in maniera differente i trattamenti previdenziali e di favorire il ricorso alla previdenza complementare. Della fase due fa inoltre parte l'impegno di istituire una maggiore flessibilità in uscita all'interno del sistema contributivo e di rivedere il requisito relativo al livello minimo d'importo pari a 2,8 volte il minimo che consente di accedere alla pensione anticipata.

In totale il verbale firmato dalle parti prevede di mettere sul piatto 6 miliardi di euro in tre anni.

Ma vediamo nel dettaglio in cosa consistono le misure approvate ieri, quali saranno i cambiamenti più rilevanti e su quali categorie incideranno.

APE: ECCO COME SARÀ

L'APE sarà una e trina. L'anticipo pensionistico che consentirà ai soggetti interessati di andare in pensione tre anni prima rispetto ai requisiti previsti dalla pensione di vecchiaia accedendo ad un prestito bancario assicurato potrà essere richiesto all'Inps a decorre dal 1°gennaio 2017 e avrà una durata sperimentale di due anni. L'erogazione sarà mensile, mentre il rimborso avverrà a rate nell'arco di 20 anni. Se il pensionato muore prima di aver restituito l'intera somma, essa verrà rimborsata dalle assicurazioni senza fare ricorso all'eventuale assegno di reversibilità.

Ci saranno tre versioni dello stesso provvedimento: APE social, APE Volontaria e APE per le crisi aziendali:

  • APE Social: è un anticipo pensionistico a costo zero, accessibile solo a determinate categorie di lavoratori. La platea non è ancora stata individuata. Da stabilire c'è infatti il limite massimo che consentirà di presentare apposita richiesta. Per il governo il tetto dovrebbe essere fissato tra 1.300  e i 1.500 euro, mentre secondo i sindacati esso dovrebbe essere innalzato fino a 1.650 euro. Il tutto si tradurrebbe in un bonus fiscale tramite il quale annullare la spesa dell'ammortamento del prestito contratto allo scopo di uscire anticipatamente dal modo del lavoro. Riassumendo: grazie a questo bonus si eviterà che il pensionato, una volta raggiunta la pensione ordinaria, riceva un assegno eccessivamente basso. In base alle previsioni, dovrebbero poter usufruire dell'APE social coloro che sono disoccupati da tempo, i soggetti inabili e invalidi, i lavoratori con una persona disabile all'interno del proprio nucleo familiare. Inoltre, potrebbero essere inseriti nella platea anche i soggetti che svolgono lavori faticosi ad elevato rischio di infortuni, parte degli operai del settore edile, macchinisti e marittimi. Profonda incertezza sull'inclusione degli insegnanti della scuola primaria e degli infermieri.

  • APE volontaria: attraverso questo meccanismo i lavoratori e le lavoratrici potranno accedere alla pensione fino a 3 anni e 7 mesi prima rispetto ai requisiti della pensione di vecchiaia accedendo ad un prestito bancario assicurato che dovranno rimborsare una volta raggiunta la pensione ordinaria. Potranno usufruire di questo sistema sia gli autonomi che i dipendenti pubblici e privati. In questo caso però l'assegno può ridursi di circa il 6% ogni anno fino a un massimo del 20% per coloro che decidono di uscire a 63 anni (quindi 3 anni e 7 mesi prima). Essendo una misura sperimentale, al momento sono stati fissati i criteri relativi ai prossimi due anni. Potranno usufruire dell'APE volontaria nel 2017 i lavoratori nati tra il 1951 e il 1953, mentre nel 2018 avranno accesso al meccanismo i nati tra il '52 e il '55.

  • APE aziendale: Consentirà di accedere a anticipatamente alla pensione ai lavoratori coinvolti in processi di ristrutturazione aziendale. In base alle previsioni, in questi casi, previo accordo tra le parti, si potrà porre a carico dell'impresa una quota dell'importo dell'APE. Le società potrebbero avere la possibilità di utilizzare il contributo dello 0,30% oggi relativo alla mobilità, mentre un ulteriore 0,10% potrebbe essere lasciato alle stesse imprese a titolo di riduzione del cuneo fiscale contributivo.

PENSIONI: ARRIVA ANCHE RITA

RITA è la Rendita Integrativa Temporanea Anticipata[1] consentirà di attenuare il taglio sulla pensione ordinaria conseguente alla restituzione del prestito pensionistico per i lavoratori che decidono di accedere al trattamento previdenziale dal prossimo gennaio.

Parlando in parole povere, attraverso questo sistema, i lavoratori senza contratto che abbiano compiuto 63 anni e abbiano versato almeno 20 anni di contributi potranno  percepire la rendita maturata attraverso fondi integrativi, usufruendo di una tassazione sostitutiva e agevolata. In base alle ipotesi sul tavolo,  lo sgravio potrebbe essere dello 0,3% per ogni anno di iscrizione al fondo integrativo superiore a 15 anni. La tassazione sostitutiva scenderebbe così al 9% a fronte dell'attuale 23% previsto oggi sugli anticipi richiesti.

L'ESTENSIONE DELLA QUATTORDICESIMA

Parlando della quattordicesima, sono diverse le opzioni al vaglio dell'Esecutivo. Lo scopo è quello di rafforzare gli assegni dei pensionati meno abbienti estendendo parallelamente la platea dei beneficiari.

I soggetti che hanno compiuto 64 anni, che per il 2016 dichiarano un reddito annuale di riferimento pari a 9.786,86 euro lordi (vale a dire assegni pari a 1,5 volte il minimo) ricevono una quattordicesima compresa tra i 336 e i 504 euro, in base agli anni di contributi versati.

Secondo le previsioni, la prossima legge di Bilancio dovrebbe estendere la platea dei beneficiari a ulteriori 1,2 milioni di pensionati tramite l'innalzamento a da 750 a 1.000 euro (due volte il minimo) del tetto previsto per poter ricevere la mensilità aggiuntiva. Parallelamente dovrebbe essere innalzato anche l'ammontare del bonus (30% in più) per i 2,1 milioni di pensionati che percepiscono già la mensilità aggiuntiva.

PENSIONI: SALE LA NO TAX AREA

Nella prossima manovra dovrebbe rientrare anche l'innalzamento della cosiddetta no tax area, oggi prevista per i pensionati sotto i 75 anni con un reddito inferiore a 7.750 euro e per quelli over75 con un reddito non superiore a 8mila euro l'anno.

Secondo le intenzioni la soglia di reddito che consente ai pensionati di rientrare nella no tax area dovrebbe essere equiparata a quella prevista per i lavoratori dipendenti, vale a dire 8.125 euro lordi l'anno. Da sottolineare che la misura potrebbe non riguardare solo i trattamenti più bassi dato che la detrazione prevista per la porzione di reddito sopra indicata di applicherà a tutti coloro che dichiarano fino a 55mila euro lordi l'anno.

PENSIONI: LE NOVITÀ PER I PRECOCI

Per quanto riguarda i precoci, vale a dire i lavoratori che hanno versato almeno 12 mesi di contributi anche non consecutivi prima di aver compiuto 19 anni di età, viene prevista la possibilità di uscire dal mercato del lavoro avendo maturato 41 anni di contributi (oggi servono 42 anni e 10 mesi di contribuzione). Nelle intenzioni del Governo sembra esserci la possibilità di riconoscere  un bonus contributivo di 3 o 4 mesi per ogni anno di lavoro svolto da minorenni.

C'è però una condizione: i suddetti lavoratori devono far parte di una delle categorie considerate svantaggiate: disoccupati di lungo corso che non hanno più diritto agli ammortizzatori sociali, disabili e lavoratori che hanno svolto "attività gravose".

Inoltre, nell caso in cui i precoci decideranno di andare in pensione prima di aver compiuto 62 anni di età, potranno farlo senza alcun taglio sull'assegno a fronte dell'1% annuo di riduzione attualmente previsto.

PENSIONI: NUOVE REGOLE PER GLI USURANTI

I soggetti che nel corso della loro carriera lavorativa hanno svolto lavori usuranti potranno andare in pensione con il sistema delle "quote". Cosa significa? Si potrà accedere al sistema previdenziale sommando l'età  e i contributi versati. Per quest'anno la suddetta quota è pari a 97,6 con una soglia minima di 61 anni e 7 mesi e 35 anni di contributi versati. In base a quanto previsto dal verbale firmato ieri da governo e sindacati, l'obiettivo è quello di consentire l'uscita tra i 12 e i 18 mesi prima rispetto a quanto previsto oggi.

Occorre però rispettare un requisito: aver svolto attività usuranti per almeno 7 degli ultimi 10 anni di vita professionale. Per questa categoria infine, a decorrere dal 2019, la pensione sarà sganciata dalla speranza di vita.

PENSIONI: LE RICONGIUNZIONI NELLA FASE 2

In base alla normativa attualmente in vigore, coloro che hanno versato i contributi previdenziali in diversi enti di gestione possono ricongiungerli in uno solo, accedendo alla pensione con le regole e il trattamento economico valide per la gestione in cui i contributi vengono fatti confluire. Il tutto si traduce in un maggior onere a carico del lavoratore che può arrivare fino a 30 o 40mila euro.

Nella fase 2 di cui abbiamo parlato in precedenza, il Governo dovrebbe consentire di ricongiungere in maniera totalmente gratuita i contributi versati sia per il trattamento di vecchiaia che per quello anticipato. Le nuove regole saranno valide per dipendenti, autonomi, iscritti alla gestione separata e precari. C'è però uno svantaggio: il lavoratore non potrà più scegliere il metodo di calcolo più conveniente, ma l'assegno verrà calcolato pro-rata, vale a dire in base alle regole stabilite da ogni ente per la quota di contribuzione da esso gestita.

PENSIONI: LE MODIFICHE ALLE PEREQUAZIONI

Il verbale firmato da Governo e sindacati impegna l'Esecutivo ad introdurre un sistema di perequazioni basato su scaglioni di importo e non più su fasce di importo come attualmente previsto.

A decorrere dal 2019 inoltre l'Esecutivo potrebbe utilizzare un indice di rivalutazione più rappresentativo dei consumi dei pensionati, prevedendo la possibilità di recuperare almeno una parte della mancata indicizzazione.

References

  1. ^ Rendita Integrativa Temporanea Anticipata (it.ibtimes.com)

Raggi, i nuovi assessori: al Bilancio va Mazzillo, esperto di finanza locale ed ex Pd. Partecipate a Colomban - Il Fatto Quotidiano

L'annuncio ufficiale del Campidoglio è arrivato poco dopo le indiscrezioni diffuse dalle agenzie. La giunta Raggi ha scelto i suoi due nuovi assessori: sono Andrea Mazzillo, già capo dello staff di Virginia Raggi e organizzatore della raccolta fondi per la sua campagna elettorale, nominato al Bilancio e l'imprenditore veneto Massimo Colomban, che va alle Partecipate. E Beppe Grillo sul suo blog augura a entrambi buon lavoro, ricordando che la sindaca "ha la fiducia di tutto il Movimento 5 Stelle". Due assessori che arrivano entrambi dalla militanza politica, anche se di segno opposto: Mazzillo, ex dem, si candidò nel 2006 per la lista civica di Veltroni e alle primarie del Pd per la segreteria regionale a sostegno di Nicola Zingaretti, mentre Colomban nel 2010 si era candidato alle regionali in Veneto per "Alleanza di Centro-Democrazia cristiana", che sosteneva Luca Zaia presidente.

L'annuncio del Campidoglio arriva dopo settimane tormentate per la giunta, passata dalle dimissioni di Marcello Minenna, dallo "scarto" di Raffaele De Dominicis[1] (poche ore dopo la nomina) e dal rifiuto di Salvatore Tutino[2]. Sembra rientrata, invece, la decisione del ragioniere generale del Comune Stefano Fermante di rimettere il mandato nelle mani della sindaca[3]. A dirlo è la stessa Raggi, che posta una foto che li ritrae insieme e su Twitter scrive: "Con il ragioniere Stefano Fermante al lavoro oggi in Campidoglio. Il resto sono chiacchiere".

Raggi su Mazzillo: "Ha dato un contributo importante e steso programma per Roma M5s" – La sindaca di Roma Virginia Raggi ha scelto Andrea Mazzillo come nuovo assessore al Bilancio – si legge nella nota del Comune di Roma -. Abbiamo davanti delle sfide importanti e il contributo di Mazzillo sarà prezioso vista la sua esperienza in finanza locale". Raggi, poi, ricorda come il neo assessore abbia dato "un contributo importante anche perché ha coordinato la stesura del programma per Roma del M5s elaborato con attivisti e cittadini. Mazzillo – continua – è alla guida di una squadra di tecnici e professionisti che abbiamo costruito nel corso di queste settimane. Ho chiesto a Mazzillo di ricoprire l'incarico in giunta non solo per le sue competenze ed esperien ze tecniche ma anche per affermare che il Movimento mette in campo i suoi più qualificanti militanti".

A fronte della nomina, Mazzillo si è detto "a disposizione dell'amministrazione. Quanto prima – ha proseguito – presenterò un programma per il prossimo trimestre, condiviso con consiglieri comunali, Municipi e commissione capitolina competente". Il neo assessore ha inoltre precisato che "sono settimane che lavoriamo insieme anche con gli uffici della Ragioneria" e ha anticipato che "si sta già provvedendo all'assestamento tecnico di bilancio, rintracciando tutte le necessarie economie. Parallelamente comincerà subito il lavoro che porterà alla redazione del prossimo bilancio di previsione".

Raggi su Colomban: "Metterà ordine nella giungla delle partecipate" – In una nota sulla nomina di Massimo Colomban, Raggi ha scritto che la sua esperienza "ci sarà utile per realizzare il nostro programma sul tema delle società partecipate: l'obiettivo è razionalizzare le municipalizzate, ottimizzare i servizi per i cittadini ed eliminare gli sprechi". L'imprenditore risponde accettando "l'incarico con la determinazione necessaria, sapendo che si tratta di una sfida complessa ma alla nostra portata. So di entrare a far parte di un gruppo formato da grandi professionisti ed esperti nelle proprie materie". E conclude: "Metterò a disposizione le mie competenze acquisite grazie agli anni di lavoro sul territorio e con i lavoratori". E anche su Facebook ha annunciato l'ingresso dei due assessori nella giunta: definisce Mazzillo "uno di noi" e Colomban "un imp renditore con una incredibile esperienza, umana e professionale" che "ha risanato decine di aziende e risollevato imprese e lavoratori da situazioni complesse. A Roma – aggiunge – verrà a mettere ordine nella giungla delle società partecipate".

Chi sono i due nuovi assessori – Mazzillo è dottore commercialista, dipendente in aspettativa di Equitalia e attualmente capo staff del sindaco di Roma. Collabora con l'Università di Tor Vergata dove è Dottore di Ricerca in Economia e Gestione delle Aziende e delle Amministrazioni Pubbliche. Nello stesso Ateneo è docente al Master Mimap di II livello, collaboratore scientifico area Government and Civil Society del dipartimento Management e Diritto della facoltà di Economia ed è stato coordinatore operativo del laboratorio sulla Finanza locale istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Oltre ad aver svolto consulenze e docenze per amministrazioni locali e territoriali è stato chiamato come esperto di valutazioni economiche all'interno della commissione capitolina Spending Review presieduta da Daniele Frongia nella scorsa consiliatura – la cui attività, sottolinea il Campidoglio, "ha prodotto risultati importanti come l'individuazione di sprechi e mancate entrate per oltre 1,2 miliardi di euro annui". Infine è stato coordinatore del tavolo cittadino sul Bilancio attivato dal gruppo consiliare M5s nel corso sempre della scorsa consiliatura e presieduto da Marcello De Vito.

Mazzillo, prima di approdare tra i fedelissimi della Raggi, ha avuto un trascorso politico nel centrosinistra. In particolare era legato ad Alessandro Onorato, ora nella Lista Marchini. Si candidò nel 2006 nella "Lista civica per Veltroni" nell'allora XIII Municipio (oggi diventato il X), ovvero Ostia, ma non fu eletto (Onorato invece fu eletto). Mazzillo però divenne coordinatore della Lista Roma per Veltroni nel XIII municipio. Poi si candidò anche alle primarie per la segreteria regionale del Pd a sostegno di Nicola Zingaretti. In una puntata di Piazzapulita di febbraio 2014 si presentava come "attivista 5 Stelle".

Massimo Colomban è invece l'imprenditore veneto fondatore del gruppo Permasteelisa.com, di cui è stato presidente dal 1973 al 2002. Si tratta del gruppo leader mondiale negli involucri delle più alte torri ed architetture monumentali edificate nel mondo dalla Sydney Opera House al Guggenheim Museo Bilbao. E' stato presidente di Sviluppo Italia Veneto – Invitalia.it, di Vega Park Venezia (il più grande parco scientifico e tecnologico italiano con 200 imprese), professore al Politecnico Leonardo di Milano, nel board di Harvard, GDS, MA e nel board di GehryTechnologies.com, LA (Usa). Ha acquistato, restaurato e rilanciato CastelBrando.it ed una serie di altre società nazionali ed internazionali. Attualmente fa l'Angel Investor per i giovani talenti, Start Up ed in imprese innovative. Molto vicino a Gianroberto Casaleggio, ha avuto un ruolo particolarmente attivo nella Confapri, un'associazione di piccole e medie imprese del Nord-Est che dalle politiche del 2013 ha spesso incontrato esponenti e parlamentari 5 Stelle.

E anche lui, come Mazzillo, ha un passato politico, ma di segno opposto. Nel 2010, in occasioni delle regionali in Veneto, si era candidato nel movimento fondato da Francesco Pionati "Alleanza di Centro-Democrazia cristiana", che sosteneva Luca Zaia presidente insieme a Forza Italia e Lega. Non venne eletto.

Ferrara (capogruppo M5s) smentisce le tensioni per la nomina di Mazzillo – Secondo i rumors riportati dalle agenzie, la scelta del nuovo assessore al Bilancio spacca ulteriormente il Movimento 5 Stelle. Adnkronos scrive che la nomina avrebbe fatto infuriare il capogruppo M5s in Aula Giulio Cesare, Paolo Ferrara, che davanti ad altri consiglieri non ha risparmiato critiche durissime contro di lui, prima di allontanarsi dal Campidoglio senza rilasciare commenti ai cronisti. Ma la ricostruzione viene smentita da Ferrara stesso in un post pubblicato su Facebook: "Niente di più falso", scrive.

Ma i contraccolpi, prosegue Adnkronos, arrivano fino in Parlamento. "Se Raggi lo aveva nominato nel suo staff – sbotta una deputata – vuol dire che aveva il suo curriculum sotto gli occhi da mesi. E' una porcata incredibile". A suscitare forti malumori è il passato di Mazzillo nel centrosinistra. Ma anche l'accusa, mossa da molti parlamentari romani compresi i membri dell'ormai ex mini-direttorio, di esser stato, assieme a Salvatore Romeo, l''assessore al Bilancio ombra' di Marcello Minenna, "spinto a rassegnare le dimissioni da una situazione insostenibile", lamenta un altro parlamentare di spicco. Mazzillo, d'altronde, era finito nel mirino degli 'anti-Raggi' già per lo stipendio percepito per il suo ruolo nello staff della sindaca.

Zaia a Colomban: "Passa da 'giudicante' a 'giudicato'" – "Faccio i miei più sinceri auguri a Massimo Colomban, che è anche un mio amico – dice il governatore veneto Luca Zaia all'Ansa -. Spero che il suo lavoro porti ottimi frutti, anche perché ogni euro risparmiato sugli sprechi di Roma si può tradurre in qualche euro di tasse in meno pagate dai veneti". Colomban, ha proseguito, "cambia radicalmente vita; passa da imprenditore che giudica chi amministra ad amministratore che sarà giudicato dagli altri, come dire che passa dalla tribuna da dove è spesso facile criticare chi gioca in campo, al campo in prima persona. Una scelta che hanno fatto molti altri imprenditori rendendosi conto, spero, che quasi sempre una cosa è dare la ricetta agli altri e un'altra curare davvero". "E' un po' quello ch e è successo ai grillini – aggiunge – fino a che erano solo dalla parte dei giudicanti hanno fatto la morale a tutti, adesso che governano la capitale, la morale se la sentono fare dagli altri. Governare è difficile per tutti e non lo si fa certo con dichiarazioni e banalità, ma con un duro lavoro quotidiano".

Giunta Raggi: per il Bilancio in pole Mazzillo, Colomban alle Partecipate - Corriere della Sera

La nomina del nuovo assessore al Bilancio - la casella più difficile da riempire per la giunta a Cinquestelle - è arrivata intorno alle 15 di venerdì 30 settembre. Ad annunciarlo, quando il nome del papabile aveva già iniziato a circolare, è stata la sindaca Virginia Raggi. «Abbiamo davanti delle sfide importanti e il contributo di Andrea Mazzillo sarà prezioso vista la sua esperienza in finanza locale - le parole della prima cittadina -. Ho chiesto a Mazzillo, uno di noi, di ricoprire l'incarico in giunta non solo per le sue competenze ma anche per affermare che il Movimento mette in campo i suoi più qualificati militanti». Poco dopo è stato ufficializzato anche l'incarico di Massimo Colomban, alla guida delle Partecipate. «La sua esperienza ci sarà utile per realizzare il nostro programma - ha commentato la prima cittadina - . L'obiettivo è mettere ordine nella giungla delle municipalizzate, ottimi zzare i servizi ai cittadini ed eliminare gli sprechi».

La giunta Raggi tra annunci e ripensamentiChi entra e chi esce dal Campidoglio[1]
Berruti, stop prima della nomina[2]
Il neo assessore: «Presto il programma»

Consapevole della sfida, «complessa ma alla nostra portata», Colomban si è detto pronto a ricoprire il ruolo che gli è stato assegnato «con la determinazione necessaria». «Sono a disposizione dell'amministrazione - sono state invece le prime parole di Mazzillo, che era già capo staff della sindaca - . Quanto prima presenterò un programma per il prossimo trimestre, condiviso con consiglieri comunali, Municipi e commissione capitolina competente. Sono settimane che lavoriamo insieme anche con gli uffici della Ragioneria. Posso anticipare che si sta già provvedendo all'assestamento tecnico di bilancio, rintracciando tutte le necessarie economie. Parallelamente comincerà subito il lavoro che porterà alla redazione del prossimo bilancio di previsione».

Polverini: «La scelta della disperazione»

Tra le prime reazioni alla notizia della nomina di Mazzillo, il tweet postato sul suo profilo dall'ex presidente della Regione Lazio, Renata Polverini: «Dopo nomi roboanti per il Bilancio Virginia Raggi sceglie Mazzillo: la mossa della disperazione».

Attacchi dal Pd

Stoccate anche dai dem: «Pd ed Equitalia: le bestie nere di Grillo e dei 5 Stelle, ma evidentemente è quello che serve per diventare assessore della Raggi», ha dichiarato in una nota il deputato del Pd, Marco Miccoli. Caustico anche il senatore Stefano Esposito, ex assessore ai Trasporti nella giunta Marino: «Dopo una telenovela durata un mese e gli sviluppi preoccupanti della vicenda Muraro, la Raggi è stata costretta a pescare nel suo staff un ex Pd, ex Udc, ex amico di Alessandro Onorato della Lista Marchini».

I malumori nella base Cinquestelle

Scorrendo i commenti al post sul blog di Beppe Grillo - il garante dei Cinquestelle si è congratulato con i neo assessori e ha ribadito il suo appoggio alla sindaca - qualche malumore si è registrato anche nella base del Movimento. Con messaggi del tipo: «Andare a pescare un "ex Pd, candidato nella lista civica per Veltroni" la dice tutta! Auguri!!!!». E ancora: «La via dell'uniformità con i vecchi partiti e i loro uomini è ormai tracciata. Ma è mai possibile che nemmeno noi 5stelle riusciamo a mantenere le regole scelte per i nostri rappresentanti? Propongo consigliere a Roma anche D'Alema che conosce a fondo questo mestiere. Io mi vergogno, voi?». Tra gli attivisti, però, anche molti sostenitori. Schierati con il leader e pronti a rinnovare la propria fiducia alla prima cittadina.

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Il mistero di Raggi con il capo segreteria sul tetto del Campidoglio [3]
Il balletto delle nomine tra revoche e dimissioni

L'annuncio è arrivato al termine di un percorso a ostacoli, costellato di rinunce e marce indietro. Il primo a ricoprire l'incarico di assessore al Bilancio è stato il dirigente Consob Marcello Minenna, voluto con forza dal vice presidente della Camera, Luigi Di Maio. Ma, a 70 giorni dall'insediamento dell'esecutivo grillino, sono arrivate le sue dimissioni. In concomitanza con quelle del capo di gabinetto, il magistrato Carla Raineri.[4] Al suo posto è stato designato Raffaele De Domin icis, ex procuratore generale della Corte dei Conti del Lazio: rimosso a tempo di record, dopo appena quattro giorni, quando si è scoperto che era indagato per abuso d'ufficio. Scaricato dalla sindaca con un post su Facebook [5]se non fosse che la nomina, formalmente, è stata cassata solo pochi giorni fa. Da qui, l'ironia sull'assessore «fantasma». Mentre il Movimento 5 Stelle continuava a esaminare curricula in gran segreto, la saga sembrava essersi conclusa con il pressing su Salvatore Tutino, consigliere della Corte dei Conti. Figura non amata da alcuni parlamentar i del M5S, in primis Alessandro Di Battista, che lo avevano additato come esponente della «casta» (nel mirino il suo stipendio, stralciato dai tagli introdotti nella legge di stabilità approvata dal governo Letta nel 2013). Ed è forse proprio per le polemiche e le frizioni con la fronda massimalista dei Cinquestelle che, alla fine, è stato lui stesso a tirarsi indietro: «Mi hanno messo sulla graticola», il suo sfogo prima di rendere pubblica l'uscita di scena[6]. Tutto azzerato, dunque. Con la sindaca sempre più in difficoltà, mentre i Municipi mostravano il «conto» dello stallo: milioni di euro ch e, senza l'approvazione dell'assestamento di bilancio, rischiano di paralizzare servizi sociali, cura del verde, manutenzione stradale. Il responsabile del Bilancio, non senza fatica, alla fine è arrivato. A cento giorni dall'avvio della consiliatura a guida pentastellata.

Campidoglio, la difficile caccia all'assessore al Bilancio[7]
Dal Pd ai 5 Stelle [8]
Il commercialista ex dem

Mazzillo è un commercialista esperto di finanza locale, dipendente in aspettativa di Equitalia e docente nell'università di Tor Vergata. Durante la campagna elettorale è stato il «mandatario» di Raggi, ovvero si è occupato della raccolta fondi tramite bonifico, carta di credito o pay-pal. Nella scorsa consiliatura è stato chiamato come esperto di valutazioni economiche all'interno della commissione capitolina Spending review, presieduta da Daniele Frongia, ed è stato coordinatore del tavolo cittadino sul Bilancio attivato dal gruppo consiliare M5s. Prima di militare nel Movimento 5 Stelle, è stato candidato alle primarie per la segreteria regionale del Pd per la lista «Con Veltroni, ambiente, innovazione, lavoro per Zingaretti» nell'allora XIII Municipio (Ostia). Fino al 2007 è stato vicino ad Alessandro Onorato, poi diventato coordinatore del movimento di Alfio March ini.

L'imprenditore che si è fatto da sé

Massimo Colomban è un imprenditore trevigiano che opera nel settore elle architetture monumentali e che era vicino a Gianroberto Casaleggio anche per il ruolo ricoperto nella Confapri, che ha da sempre offerto una tribuna ai leader e agli eletti del Movimento 5 Stelle organizzando convegni e dibatti. E appunto sul sito dell'associazione si trova una biografia di Colomban, che ha fondato nel 1973, a 23 anni, il gruppo Permasteelisa, partendo da sei collaboratori e trasformandolo, in meno di 20 anni, nel primo gruppo al mondo negli involucri delle architetture monumentali. Già nel 2002 infatti il gruppo aveva un fatturato annuo di un miliardo di euro, 5 mila dipendenti, 40 società in 25 Stati di quattro continenti e «mai un licenziamento o un giorno di sciopero».

Tutte le poltrone di Colomban

Dopo averlo quotato sia a Singapore che a Milano, Colomban ha lasciato il timone del gruppo a 83 manager ai quali ha donato in stock option e azioni il 40% della holding. «Ritornato in Italia con i propri capitali prodotti al 98% all'estero come imprenditore emigrante - si legge sul sito Confapri - Colomban acquista e restaura CastelBrando. Sviluppa una serie di iniziative immobiliari di pregio e sostiene i giovani imprenditori nella creazione di start up. Oggi è azionista e nel consiglio di amministrazione di diverse società innovative italiane». Colomban è inoltre console onorario in Veneto dell'Australia; è nel comitato mondiale dell'Usaf in Scott-IL, è stato comandante onorario di Aviano Usaf, nel board della Harvard University e docente al Politecnico Leonardo di Milano, oltre a tenere lezioni al Mit, ad Harvard e in molte altre università italiane e internazionali.

30 settembre 2016 | 12:51

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Mattarella: contro il bullismo, patto scuola-famiglia|Guarda le foto - Corriere della Sera

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  • Una platea tricolore ha salutato l'arrivo a Sondrio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla cerimonia d'inaugurazione dell'anno scolastico. Da tutta Italia sono arrivati da 1500 studenti, e tutti indossano un cappellino con uno dei colori della bandiera, verde, bianco o rosso con la scritta "Tutti a scuola". Per ognuno dei presenti, anche un fazzoletto con il tricolore da tenere al collo o da sventolare. Nella foto l'arrivo di Mattarella, accolto dal ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (da Twitter)

  • «Vorrei che dedicassimo l'inizio dell'anno scolastico ai valori dell'unità nazionale che la scuola ha trasmesso nel nostro paese e al valore dell'amicizia». Lo ha detto la ministra dell'Istruzione, Stefania Giannini, nel corso della cerimonia di inaugurazione dell'anno scolastico a Sondrio. «In questi anni abbiamo cercato di aprire la scuola», ha aggiunto sottolineando l'importanza dello sport, «tanto sport che la scuola deve integrare con le tanti passioni. La scuola fa la scuola quando tira fuori da ciascuno di noi quello che abbiamo dentro» (da Twitter)

  • «La scuola italiana deve mantenere la sua fondamentale funzione di garantire a tutti pari condizioni di partenza. Non devono essere il benessere familiare o l'elevato grado di istruzione dei genitori i fattori più importanti per assicurare ai giovani conoscenza e cultura», ha detto ancora il presidente della Repubblica

  • A voi studenti vorrei dire che la scuola di oggi disegna, costruisce il vostro domani. Non soltanto sul terreno delle conoscenze e delle competenze, fondamentali per trovare lavoro, ma anche su quello della crescita personale, civile e democratica», dice il Capo dello Stato agli studenti, chiedendo loro di «mettere a frutto questa occasione» e di «usare al meglio il tempo che vi si offre: siate attivi, partecipativi, propositivi» è l'esortazione di Mattarella. E «se qualcosa non funziona, cercate di colmare le carenze con il vostro entusiasmo e la vostra iniziativa: questo vi conferirà maggior titolo per indicare le carenze e chiedere gli interventi necessari» (da Twitter)

  • «L'anno scorso abbiamo celebrato l'inizio dell'anno scolastico a Ponticelli, un quartiere significativo di Napoli. Si tratta di scuole di due zone diverse, con condizioni e potenzialità specifiche. Costituiscono entrambe parte integrante della scuola italiana. Questa staffetta ideale tra il Meridione e il Nord del nostro Paese sancisce, ancora una volta, il profilo della questione scolastica come grande questione nazionale». Queste le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante il discorso inaugurale di apertura dell'anno scolastico dal palco del campus di Sondrio, sede scelta per il tradizionale appuntamento inaugurato nel 2000 dall'ex Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, ricordato anche per il grande amore che aveva verso la scuola (da Twitter)

  • «Il nostro sistema scolastico resta, grazie all'impegno e alla dedizione dei suoi docenti, un organismo solido, che svolge un'azione lodevole, spesso davvero efficace, di educazione e di istruzione, affrontando, al contempo, problemi impegnativi quali quelli dell'integrazione di ragazzi stranieri e della specifica attenzione ai portatori di disabilità» (Ansa)

  • Il presidente ha affrontato anche il tema del bullismo: «Un problema sociale di vaste proporzioni - ha detto -. La soluzione non può essere posta esclusivamente sulle spalle della scuola. La lotta contro il bullismo diventa davvero efficace, quando i testimonial di essa siete voi stessi
    cari ragazzi» (Ansa)

  • Parole accolte come un «segnale positivo» dal Telefono Azzurro, che contrasta ogni giorno il bullismo e il cyberbullismo da quasi 30 anni. «Per combattere il bullismo la migliore strategia è coinvolgere gli studenti - bulli inclusi - il gruppo classe, gli insegnanti, i genitori, la comunità intera, affinché tutti possano accorgersi di quanto accade e rispondere in maniera adeguata e tempestiva», scrive l'associazione, sottolineando che «per combattere questo pericoloso silenzio è fondamentale anche il coinvolgimento delle Istituzioni» (Ansa)

  • Spettatori d'eccezione del capo dello Stato , gli alunni provenienti dagli istituti di tutto il territorio nazionale che sono stati selezionati dagli Uffici Scolastici Regionali: le loro scuole hanno realizzato percorsi e progetti didattici di eccellenza, nel corso dell'anno scolastico 2015-2016, sui temi dell'inclusività, del rispetto e del valore della diversità, dell'intercultura e dell'integrazione, dell'educazione alla legalità, della lotta ai fenomeni del bullismo e della partecipazione alla vita scolastica. Sul palco attese le esibizioni degli alunni dell'Istituto professionale "Da Vinci-Nitti" di Cosenza, del Liceo "Michelangiolo" di Firenze e degli Istituti Comprensivi "Santa Lucia" di Siracusa, "S. Giovanni Bosco" di Isernia, "Serafini-Di Stefano" di Sulmona, della Comunità Montana "Mont Rose-Pont-St. Martin" (Ao). Nel corso della cerimonia esibizione anche dell'Orchestra dei Conservatori d'Italia, diretta dal maestro Leonardo De Amicis, che ha eseguito l'Inno nazionale con l'accompagnamento degli allievi delle Accademie Militari "Nunziatella" di Napoli e "Pietro Teulié" di Milano, della Scuola Navale Militare "Francesco Morosini" di Venezia e della Scuola Militare dell'Aeronautica "Giulio Douhet" di Firenze. L'Inno è stato inoltre eseguito da una delegazione di studenti dell'Istituto comprensivo "Luigi Pirandello" di Lampedusa e Linosa e degli Istituti comprensivi "Giovan Battista Valente" e "Goffredo Petrassi" di Roma. Alla cerimonia presenti personalità del mondo della cultura, dello spettacolo, dello sport e della società civile. Nel corso dell'evento è stato anche realizzato un collegamento in diretta dalle scuole di alcune delle zone del Centro Italia colpite dal sisma lo scorso 24 agosto (da Twitter)

  • Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella visita alcune aule dell'Ipsia Besta-Fossati, in occasione dell'inaugurazione dell'anno scolastico 2016-2017 (Ansa)

  • Visita all'istituto Piazzi-Perpenti (Ansa)

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