Sabtu, 19 November 2016

Camorra: Cosentino condannato a nove anni per concorso esterno - News Italiane

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Si è concluso dopo 141 udienze ed oltre cinque anni di durata, il processo a Nicola Cosentino, che stando a quanto è emerso sembra sia stato tra i più lunghi della storia giudiziaria italiana. Nella giornata di ieri, dunque, si è concluso il processo con una condanna a 9 anni di reclusione e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici, per concorso esterno in associazione camorristica, nei confronti dell'ex sottosegretario all'Economia ed ex coordinatore campano del Pdl. Cosentino, dunque, pare sia stato riconosciuto colpevole di concorso esterno in associazione camorristica, ed ha costruito un sistema di potere e di consenso elettorale fondato sull'appoggio della camorra di Casal di Principe. Secondo l'accusa, è stato sin dal 1980 e fino al 2014 il referente politico-istituzionale dei clan Casalesi, dai quali avrebbe ricevuto sostegno elettorale e capacità di intimidazione, e ai quali avrebbe offerto la possibilità di partecipare ai proventi degli appalti d el ciclo dei rifiuti e delle assunzioni.

Nel corso della sentenza di ieri è arrivata l'assoluzione soltanto per un capo d'imputazione residuale, ovvero quello relativo allo scambio di assegni e titoli di credito tra esponenti del clan e impresa di famiglia, la Aversana Petroli. "E' il processo più grave che c'è oggi in Italia. Nicola Cosentino era legato ai Casalesi da un saldo accordo politico-mafioso che, come si evince dal racconto dei collaboratori di giustizia, risaliva al padre e che permane ancora. È facile fare carriera così, fare i soldi così, ma si finisce in carcere. Spero che la sentenza ponga la parola fine alla storia di Cosentino, e che nessuno a lui collegato lo emuli", ha dichiarato il pm Alessandro Milita, che nell'udienza dello scorso mese di ottobre, aveva chiesto per Cosentino 16 anni di carcere. Come già anticipato, la sentenza sembra essere arrivata nella giornata di ieri dopo un lunghissimo periodo di tempo; il processo nello specifico pare fosse iniziato il 10 marzo 2011 e con quella di ieri sono state portate avanti 141 udienze.

Nel corso di tutti questi anni, il pm Milita e gli avvocati Agostino De Caro e Stefano Montone hanno formato una lunga lista testi di 300 persone e ne hanno sentite ancora 110, di cui 16 sarebbero collaboratori di giustizia che hanno partecipato alle sentenze in videoconferenza dai luoghi protetti. Sentiti, nel corso di questi anni, alcuni testimoni tra i quali i big del clan dei Casalesi, ad oggi pentiti di camorra, ed ancora l'ex reggente del clan Bidognetti Luigi Guida, Gatano Vassallo, Anna Carrino, Franco Di Bona ed alcuni tra i leader della politica campana, come l'ex governatore della Campania Antonio Bassolino, l'ex parlamentare Lorenzo Diana, l'ex Ministro ell'Ambiente Altero Matteoli. Cosentino era presente in aula insieme ai suoi figli, e con accanto i suoi legali; l'ex sottosegretario, parlamentare e coordinatore regionale del partito di Berlusconi, prima Fi poi Pdl ha ascoltato con attenzione quanto detto in aula, a volte scuotendo la testa, altre volte facendo cenni di assenso. Presenti in aula, anche alcuni conoscenti e amici di Cosentino, oltre che, come già anticipato, i suoi figli Silvio e Mario che hanno assistito senza proferire alcuna parola.

L'ultimo problema con la giustizia, l'ex sottosegretario ed ex plenipotenziario di Forza Italia in Campania Nicola Cosentino, l'ha avuto un anno fa: accusato di corruzione perché pagava le guardie carcerarie per farsi arrivare in cella frutta e verdura di stagione e il suo dolce preferito, il Roccobabà inventato a Casal di Principe, sua città natale. La sentenza di ieri chiude la sua carriera pubblica e politica per un'accusa ben più pesante: concorso esterno in associazione mafiosa.

Ieri, il tribunale di Santa Maria Capua Vetere si è pronunciato sull'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, respingendo solo l'ipotesi di riciclaggio legata al presunto cambio di assegni consegnati dagli emissari del clan.

Nick O'mericano, come lo chiamano a Casal di Principe, ha cominciato la sua carriera come consigliere comunale a soli 19 anni. Già due anni dopo, nel 1980, era consigliere provinciale a Caserta. E' da quel momento in poi che avrebbe contratto un «debito di gratitudine» con il clan camorristico dei Casalesi, come ha scritto nel 2009 il gip di Napoli Raffaele Piccirillo chiedendo alla Camera di autorizzarne l'arresto. La sola vicenda della mancata autorizzazione da parte del parlamento dice molto del personaggio: per tre anni la richiesta è stata respinta e solo in campagna elettorale, quando Berlusconi gli nega la ricandidatura, Cosentino decide di consegnarsi in carcere. Non prima, dice una voce di corridoio sempre smentita dal Pdl, di aver sequestrato per ore le firme per le candidature del partito in Campania, restituite al partito quando già rischiava di finire escluso. Altro episodio simbolico quello di cui si parla nel processo P3, ancora in corso: avrebbe costruito un dossier ai danni del suo avversario Stefano Caldoro per convincerlo a non candidarsi.

Stando agli atti, Cosentino deve ai Casalesi «le sue fortune» perché è stato «sostenuto» dalla cosca «in una pluralità di competizioni elettorali» ricevendo «un contributo di lungo termine e rilievo strategico» e contribuendo così «al permanere dei rapporti tra imprenditoria mafiosa e amministrazioni pubbliche e comunali». Il pm Milita ha parlato in dibattimento di una «disponibilità omnibus» di Cosentino, ovvero duratura e aperta ad ogni tipo di favore. L'accusa discussa in quello che potrebbe passare alla storia come il più lungo dibattimento con un unico imputato -141 udienze e 5 anni di durata – era relativa al rapporto fra Cosentino e l'attività imprenditoriale nel settore dei rifiuti dei fratelli Sergio e Michele Orsi (quest'ultimo assassinato dall'ala stragista del clan nel giugno 2008, poco dopo aver iniziato a rendere dichiarazioni ai magistrati). Imprese, quelle degli Orsi, come la società mista Eco4, ritenute dal gip «geneticamente connesse e funzionali alla camorra casalese» e nellequali, secondo il pentito Gaetano Vassallo che per primo l'ha accusato, Cosentino avrebbe esercitato un controllo assoluto di «assunzioni, nomine e incarichi». Al punto da sostenere: «L'Eco4 song' io» proprio con Vassallo. Per Michele Orsi il 70 per cento delle assunzioni nella società furono «effettuate in concomitanza con le scadenze elettorali». Stando alle indagini, nel corso degli anni Cosentino avrebbe cercato di costruire un ciclo dei rifiuti alternativo e concorrenziale a quello ufficiale gestito da Fibe-Fisia-Impregilo attraverso un contratto stipulato direttamente con il commissariato per l'emergenza rifiuti.

L'avvocato di Cosentino, Agostino De Caro, ha affermato polemicamente che «questo è tra i processi in cui si è giudicato un fenomeno; i fatti penalmente rilevanti non sono emersi».

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