Jumat, 18 November 2016

Firme false, 8 indagati M5S a Palermo Blog di Grillo: «Autosospendersi subito» - Corriere della Sera

Mezzogiorno, 18 novembre 2016 - 14:54

La deputata regionale  siciliana Claudia La  Rocca
La deputata regionale siciliana Claudia La Rocca

PALERMO - Beppe Grillo rompe il silenzio sulla vicenda firme false a Palermo. Sul suo blog compare infatti un post scriptum ad un intervento sulla legge di bilancio, in cui si chiede «a tutti gli indagati nell'inchiesta di Palermo di sospendersi immediatamente dal MoVimento 5 Stelle non appena verranno a conoscenza dell'indagine nei loro confronti a tutela dell'immagine del Movimento e di tutti i suoi iscritti. L'avvenuta sospensione deve essere comunicata attraverso una mail all'indirizzo listeciviche@movimento5stelle.it».

La deputata regionale La Rocca: «Mi autosospendo dal M5S»

Il diktat di Grillo viene subito seguito da Claudia La Rocca che si è sospesa dal Movimento 5stelle. «Ho seguito le indicazioni del post sul blog », dice all'Ansa. La deputata regionale nei giorni scorsi ha ammesso le proprie responsabilità in merito alla faccenda firme false.

E Renzi ironizza: da onestà a omertà

L'inchiesta della Procura di Palermo sulle firme false a sostegno della presentazione della lista del Movimento 5 Stelle alle Comunali di Palermo del 2012 sarebbe a un punto di svolta. Nei giorni scorsi sono stati iscritti come indagati alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle, alcuni dei quali avrebbero ricopiato materialmente le firme per ovviare a un errore che avrebbe rischiato di invalidare la lista. «Un dramma dell'ignoranza», commentò a caldo il leader del Movimento Beppe Grillo[1], dopo la denuncia dell'attivista Pintagro a Le Iene. Tra gli indagati vi sarebbero anche alcuni parlamentari nazionali. A partire da lunedì prossimo saranno interrogati alla presenza dei loro difensori. E sulla vicenda, dopo i numerosi attacchi social dei politici di area dem, interviene ironicamente anche il premier Matteo Renzi: «Gridavano onestà, ma oggi hanno cambiato solo una consonante: da onestà a omertà»[2].

Il reato

Il reato ipotizzato dai pubblici ministeri è quello previsto dall'articolo 90, secondo comma, del Testo unico 570 del 1960. La norma punisce con la reclusione da due a cinque anni, tra l'altro, «chiunque forma falsamente, in tutto o in parte, liste di elettori o di candidati od altri atti dal presente Testo unico destinati alle operazioni elettorali, o altera uno di tali atti veri oppure sostituisce, sopprime o distrugge in tutto o in parte uno degli atti medesimi».«Chiunque fa uso di uno dei detti atti falsificato, alterato o sostituito, - recita la legge - è punito con la stessa pena, ancorché non abbia concorso nella consumazione del fatto».

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Italia 5 Stelle, la convention a Palermo[3]
Almeno otto indagati

Secondo indiscrezioni, non confermate dalla Procura, sarebbero almeno otto gli indagati. A dare ulteriore impulso alle indagini, avviate dopo una serie di servizi della trasmissione televisiva Le Iene sulla base delle rivelazioni di Vincenzo Pintagro, sono state le dichiarazioni della deputata regionale Claudia La Rocca, che si è anche autoaccusata, e di altri due ex attivisti. La Rocca prima di andare in Procura avrebbe avvisato, oltre ai colleghi del gruppo all'Ars, anche il leader del M5s Beppe Grillo, circostanza smentita dai vertici del M5s[4]. La parlamentare regionale, che ha raccontato nei dettagli quanto sarebbe avvenuto, dopo essere stata ascoltata dai Pm non ha voluto rilasciare dichiarazioni limitandosi a dire che sta pensando di «autosospendersi» dal movimento.

Testimonianze

I magistrati che stanno conducendo l'inchiesta nei giorni scorsi hanno acquisito le testimonianze di decine di persone che hanno disconosciuto le firme a sostegno della lista apposte negli elenchi presentati alla cancelleria del tribunale e depositate negli uffici comunali.

Giallo Grillo

Claudia La Rocca
Claudia La Rocca
E ancora, Grillo sarebbe stato informato direttamente sul caso delle presunte firme false prima che due attivisti e la deputata La Rocca decidessero di collaborare con la Procura. Claudia La Rocca avrebbe spiegato al leader dei Pentastellati il motivo della sua decisione, presa dopo l'appello lanciato dallo stesso Grillo sull'inchiesta: «Chi sa parli». La circostanza viene smentita da altre fonti interne al Movimento a Roma, che anzi fanno sapere che non c'è mai stato alc un contatto con Claudia La Rocca e che, come già detto più volte in precedenza, la regola generale è di rivolgersi sempre alla magistratura per fare chiarezza. Il deputato regionale Giancarlo Cancelleri, convocato dai pm, assieme ad altri tre parlamentari 5stelle, come persona informata dei fatti ha detto: «Non abbiamo riferito ai vertici nazionali il racconto di La Rocca sulla vicenda delle firme false. Ci siamo limitati ad ascoltarla e ad accogliere con felicità la sua intenzione di parlare con i magistrati».

La vicenda

La Rocca aveva parlato con i colleghi del gruppo parlamentare, riferendo il suo travaglio e spiegando che aveva intenzione di presentarsi ai magistrati per spiegare che anche lei era presente quando furono ricopiate le firme apposte dai sostenitori della lista perché qualcuno si accorse che il luogo di nascita di uno dei candidati era stato trascritto in modo errato: Palermo anziché Corleone. Il timore tra gli attivisti presenti quella sera fu che a causa di quell'errore la lista potesse essere esclusa dalle elezioni. Quindi qualcuno avrebbe preso la decisione di ricopiare le firme, depositando poi gli elenchi.

Di Maio: «Visto? Non facciamo sconti a nessuno»

«Abbiamo dimostrato - ha detto il vicepresidente alla Camera Luigi Di Maio, a Pomigliano d'Arco - che non facciamo sconti a nessuno. Con un comunicato abbiamo chiesto l'autosospensione a tutte le persone che dovessero avere nei prossimi giorni o mesi la notizia di essere indagati. Io credo che abbiamo dimostrato che non facciamo sconti a nessuno. Adesso le domande continueranno a farle i magistrati. Non conosco i nomi degli indagati, per quello aspettiamo il registro degli indagati».

18 novembre 2016 | 14:54

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