Sabtu, 12 November 2016

Bari, soffocò la figlia di 3 mesi nel letto dell'ospedale: arrestato dopo 9 mesi di indagini - La Repubblica

A febbraio scorso ha ucciso la figlia di tre mesi soffocandola nel letto dell'ospedale pediatrico Giovanni XXVIII, a Bari, dove era ricoverata. Con questa accusa i carabinieri hanno arrestato Giuseppe di Fonzo, 29 anni, di Altamura (Bari). Secondo l'accusa, sostenuta dalla pm Simona Filoni, più volte la piccola Emanuela sarebbe stata vittima di maltrattamenti da parte del padre e per questo era finita in ospedale. Testimone oculare è un bimbo di tre anni ricoverato nello stesso reparto. 

L'uomo da febbraio scorso è in carcere con l'accusa di violenza sessuale nei confronti di una ragaz zina[1], figlia di un'amica di famiglia. Dopo aver soffocato la piccola, ha chiesto aiuto al personale dell'ospedale dicendo che la bambina si era sentita male. Le indagini hanno accettato come nei tre mesi di vita la neonata più volte sia stata accompagnata in ospedale dal padre per malori che, secondo le accusa, erano stati causati dai maltrattamenti subiti. Giuseppe di Fonzo è affetto dalla sindrome di Munchausen.

LA SCHEDA Cos'è la sindrome di Munchausen[2]

La particolare patologia psichiatrica consis te nel tentativo, di chi ne è affetto, di attirare su di sé l'attenzione. L'uomo, come documentato dalle indagini, è stato ricoverato negli anni precedenti questa vicenda per 28 volte, in una occasione dopo aver simulato un tentativo di suicidio. Secondo i consulenti della Procura avrebbe trasferito sulla figlia il proprio disturbo. La madre sarebbe stata all'oscuro di tutto. Fra il 19 novembre 2015 e il 13 febbraio, giorno del decesso, la bambina era stata ricoverata per complessivi 76 giorni. L'ultimo ricovero, fino al giorno della morte, era stato al Giovanni XXIII.

Un bambino di tre anni e mezzo che era ricoverato nella stanza d'ospedale della piccola avrebbe assistito a un tentativo di soffocamento della stessa bimba di tre mesi da parte del padre, la mattina precedente al giorno in cui Emanuela venne uccisa. Il bambino è stato sottoposto nei mesi scorsi ad ascolto protetto e ha confermato l'episodio mimando i gesti visti f are all'uomo.

Verso mezzogiorno del 12 febbraio scorso, secondo quanto accertato dagli investigatori, nella stanza c'erano soltanto il padre di Emanuela, la piccola e il bambino ricoverato nel letto accanto. Ad un certo punto Giuseppe Difonzo l'avrebbe distratto facendolo giocare con il suo telefonino e si sarebbe poi avvicinato al letto della figlia toccandola e premendole su fronte, bocca, collo e pancia. Subito dopo la bambina avrebbe iniziato a stare male. L'intervento di medici e infermieri le salvò la vita, ma dodici ore più tardi il 29enne ci avrebbe riprovato, questa volta riuscendo a uccidere la figlia.

A insospettire il personale dell'ospedale, che ha poi contattato il tribunale per i minorenni, è stata la constatazione che la piccola, quando era ricoverata, stava bene: non aveva alcun sintomo di difficoltà respiratorie né patologie tali da giustificare i disturbi che costringevano ai ricoveri. "Gli esiti investigativi - spiegano dalla Procura - co nsentivano di accertare che la lattante deceduta era stata destinataria di diverse azioni aggressive e violente ordite ai suoi danni dal padre".

Ma la piccola Emanuela  forse si sarebbe potuta salvare. Dagli atti dell'inchiesta  emerge infatti che la situazione famigliare e di pericolo della bambina era stata segnalata da tempo al Tribunale per i minorenni di Bari. Già nel dicembre scorso, dopo il terzo ricovero della piccola, il primario di Neonatologia del Policlinico di Bari aveva segnalato al Tribunale per i minorenni un sospetto su possibili maltrattamenti subiti, ritenendo che i problemi respiratori della bambina non derivassero da una condizione clinica.

Il successivo 9 gennaio, però, la piccola venne dimessa e ricoverata nuovamente il giorno dopo per una crisi respiratoria. Solo il 15 gennaio la piccola fu affidata ai servizi sociali di Altamura per collocarla

in una comunità. Il provvedimento, però, sulla base della relazione degli assistenti s ociali, del curatore nominato dal tribunale e delle dichiarazioni dei genitori, venne sospeso il 25 gennaio e poi definitivamente revocato il 29 gennaio. Il tribunale riaffidò così la bimba a Giuseppe Difonzo e alla compagna, disponendo però visite domiciliari a partire dal 2 febbraio. Una settimana dopo Emanuela venne ricoverata di nuovo e il 13 febbraio morì.

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