Chi invece preferisce aspettare prima di prodursi in inappellabili verdetti negativi è Francois Hollande. Il presidente francese ha avuto in giornata un colloquio telefonico con Trump, come aveva fatto ieri Angela Merkel. Con la differenza che mentre la cancelliera tedesca si è genericamente richiamata ai valori condivisi dando appuntamento al nuovo presidente americano al G20 del 2017, nei loro sette o otto minuti di "buona conversazione", come li definisce l'Eliseo, Hollande e Trump si sono trovati d'accordo sulla necessità di "chiarirsi" su temi chiave come "guerra al terrorismo, crisi Ucraina, accordo sul nucleare iraniano e rispetto dell'accordo di Parigi sul cambiamento climatico".
In sostanza, Hollande vuole capire quanto della campagna elettorale di Trump resterà effettivamente nell'agen da del successore di Obama. Ovvero, se effettivamente Trump intenda privilegiare il suo rapporto con la Russia[2] discostandosi radicalmente con il ruolo di contrasto rispetto alle mire espansionistiche di Vladimir Putin giocato da Obama in Ucraina come sullo scacchiere siriano. E se Trump diceva il vero quando, nel corso dei suoi comizi, annunciava di voler disconoscere l'accordo sul nucleare [3]tanto faticosamente raggiunto con Teheran e di voler ridare fiato al carbone e agli oleodotti, accantonando l'impegno assunto a Parigi [4]dal suo predecessore.
Ma torniamo a Juncker. "Penso che rischiamo di perdere due anni aspettando che Donald Trump termini di fare il giro del mondo che non conosce". Questo il durissimo giudizio del presidente della Commissione europea sul presidente eletto degli Stati Uniti, che giunge pochi giorni dopo i toni ruvidi usati anche contro le contorsioni sulla legge di bilancio dell'Italia di Renzi[5] e le rimostranze della Turchia [6]di Erdogan sulla mancata liberalizzazione dei visti. Rispondendo alla domande del pubblico di studenti della conferenza "I costruttori dell'Europa", che si è tenuta a Lussemburgo, Juncker non ha nascosto i suoi timori sottolineando, senza alcuna diplomatica cautela, l'inesperienza del miliardario americano: "Bisognerà che gli spieghiamo in cosa consiste l'Europa e come funziona".
Juncker, evidentemente indispettito perché il nuovo inquilino della Casa Bianca finora non ha risposto all'invito dell'Unione Europea di un incontro ai massimi livelli preferendo annunciare un bilaterale con la premier britannica Theresa May in vista di un accordo di libero scambio con il Regno Unito, si è anche spinto oltre: Trump rischia di "far deragliare" i rapporti con la Ue. "Purtroppo spesso ciò che si dice in campagna elettorale è vero", e con Trump alla testa degli Stati Uniti "rischiamo contraccolpi negli equilibri intercontinentali, nei suoi fondamenti e nella loro struttura. Detto questo, ho una lunga vita politica alle spalle e ho lavorato con quattro presidenti Usa".
Sul tema, in giornata è arrivata da Londra la replica del ministro degli Esteri e stratega della Brexit, Boris Johnson: "I leader europei smettano di guardare con pessimismo alla vittoria di Donald Trump e guardino alle nuove opportunità economiche". L'opportunità è sicuramente ghiotta per una Gran Bretagna virtualmente fuori del mercato comune europeo, ha ammesso Johnson, "per incrementare quel rapporto con l'America che è di fondamentale importanza economica per noi. Ma - ha rilevato l'ex sindaco conservatore di Londra - anche di grande importanza per la stabilità e la prosperità nel mondo".
Nel frattempo Juncker proseguiva con un nuovo, sprezzante affondo: "Gli americani, in generale, non hanno alcun interesse per l'Europa. Questo è vero per la classe dirigente e per l'America profonda. Non conoscono l'Europa. Trump ha detto durante la campagna elettorale che il Belgio è un villaggio da qualche parte in Europa. Quindi, bisognerà che insegniamo al presidente eletto che cos'è l'Europa e quali sono i suoi principi di funzionamento".
A proposito dei migranti, il capo dell'esecutivo Ue ha poi affrontato i temi europei: tutti gli Stati membri, ha ribadito ancora una volta, devono fare di più per gestire la crisi dei richiedenti asilo, perché "non si può lasciare alle sole Italia e Grecia il compito di farsi carico dei migranti in arrivo". Juncker ha ricordato la strategia della Commissione per gestire la crisi, fondata sull'idea di redistribuzione dei richiedenti asilo tra gli Stati membri, insistendo sulla necessità di solidarietà tra i Ventotto.
[1]References
- ^ vincere la corsa alla presidenza Usa (www.repubblica.it)
- ^ Trump intenda privilegiare il suo rapporto con la Russia (www.repubblica.it)
- ^ disconoscere l'accordo sul nucleare (www.repubblica.it)
- ^ accantonando l'impegno assunto a Parigi (www.repubblica.it)
- ^ legge di bilanci o dell'Italia di Renzi (www.repubblica.it)
- ^ rimostranze della Turchia (www.repubblica.it)
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