Danilo Calonego e Bruno Cacace, i due tecnici italiani rapiti in Libia, sono stati liberati. La notizia, riportata d alcuni media libici, è stata confermata dalla Farnesina. «Sollievo e gioia», ha espresso il presidente del Consiglio Matteo Renzi, che manda un «pensiero grato a tutti coloro che hanno lavorato per la loro liberazione, dagli apparati di sicurezza all' unità di crisi della Farnesina», ma anche «alle autorità e alle forze di sicurezza libiche». Con Calonego e Cacace liberato anche il cittadino canadese rapito insieme a loro, Frank Poccia. Il sequestro era avvenuto lo scorso 19 settembre a Ghat, vicino al confine con l'Algeria[1]. I due tecnici hanno fatto rientro in Italia nelle prime ore di sabato con un volo dedicato e sono già stati sentiti dal pm Sergio Colaiocco, titolare dell'inchiesta aperta per sequestro di persona con finalità di terrorismo. Libero anche il cittadino canadese Frank Poccia. sequestrato con i nostri connazionali. Il suo caso è stato seguito dal ministro degli Esteri di Ottawa Michael O'Shaughnessy in contatto con i diplomatici italiani a Roma e in Canada.
I primi racconti: «nessuna violenza, noi sempre insieme»
Danilo Calonego e Bruno Cacace non hanno subito violenze e sono in buone condizioni di salute. Dai loro primi racconti risulta che i due sono sempre stati nelle mani dello stesso gruppo e sempre insieme durante la prigionia. In base alla ricostruzione del sequestro, iniziato il 19 settembre scorso, i sequestratori erano un gruppo di criminali comuni senza alcuna matrice religiosa. I due italiani hanno riferito inoltre che le persone che li tenevano in ostaggio bevevano regolarmente alcol e non pregavano. Il blitz per liberarli, in base a quanto si apprende, sarebbe avvenuto a 300 chilometri da Ghat
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Liberati i tecnici rapiti in Libia: l?arrivo in Italia [2]
«Liberati dal Consiglio presidenziale della Libia»
I due italiani sarebbero stati liberati dalle forze di sicurezza del Consiglio presidenziale della Libia: lo riferisce una fonte della sicurezza libica di alto livello. La fonte ha riferito che la liberazione degli ostaggi occidentali è stata effettuata attraverso un blitz organizzato dal Consiglio Presidenziale[3]. Il primo ministro libico Fayez Al-Sarraj ha chiamato al telefono il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni per esprimere il compiacimento del governo di Tripoli per la liberazione di Cacace e Colonego. Gentiloni ha anche ricevuto una telefonata del suo omologo canadese Ste'phane Dion che ha ringraziato, anche a nome del premier Justin Trudeau, l'Italia per l'impegno nel riportare a casa anche il terzo ostaggio, Frank Poccia.
Il gruppo armato che li aveva sequestrati
Bruno Cacace, 56enne residente a Borgo San Dalmazzo (Cuneo), e Danilo Calonego, 66enne della provincia di Belluno, sono dipendenti di una società di Mondovì, in provincia di Cuneo, la Con.I.Cons, che si occupa della manutenzione dell'aeroporto. Anche Poccia è dipendente della stessa società. L'impresa, che ha commesse legate all'ingegneria civile, a strade e autostrade, è stata fondata da Celeste Bongiovanni e Giorgio Vinai. Nel 2011 è stata rilevata interamente da Vinai e, come si legge sullo stesso sito della società, ha concentrato le sua attività sulle opere civili e infrastrutturali in Libia. Fra i progetti portati a termine quelli di Tobruk, Derna, El Beida e Bengasi. Due le sedi centrali: quella di Mondovì, appunto, e quella di Tripoli. I tre erano stati sequestrati nei pressi del cantiere dove lavoravano da un gruppo armato che aveva bloccato la vettu ra sulla quale viaggiavano. Il Consiglio comunale di Ghat aveva escluso che i due italiani fossero stati rapiti da terroristi, ritenendo che fossero nelle mani di un gruppo fuorilegge già noto alle autorità. Ghat èo un'oasi desertica della provincia di Fezzan nel sud del Paese controllata dal governo d'Accordo nazionale riconosciuto dalle Nazioni Unite. [4][5]
L'attesa a casa
«Finalmente è un buon giorno. So che mio fratello è libero e sono felice. Non l'ho ancora sentito. Aspettiamo tutti il suo ritorno»: Daniela Calonego, sorella di Danilo Calonego uno dei due italiani rapiti in Libia e liberati nella notte, racconta di essere stata avvertita dalla Farnesina della conclusione positiva della vicenda. «Sono contenta, veramente contenta. È da quel 19 settembre che non avevamo più notizie di Danilo. Non so quando tornerà a casa ma l'aspettiamo». Anche Maria Margherita Forneris, la mamma di Bruno Cacace liberato in Libia, è felice: «Ho passato dei giorni infernali, ma ora è tutto passato». Intorno a lei, a villa Primula in Borgo San Dalmazzo, si è stretta tutta la famiglia: «Oggi è una giornata bella, non vedo l'ora di abbracciarlo perché quando tornava dalla Libia, abitava con me - ha detto - Ho avuto tanti momenti di sconforto, ma la comunità di B orgo ci è stata vicino. Faremo una festa di famiglia e una festa di ringraziamento». Da Roma Cacace ha chiamato le figlie che abitano in Francia. E i sindaci dei due centri, Gian Paolo Beretta di Borgo San Dalmazzo e Stefano Deon di Sedico, hanno già annunciato una festa per il loro rientro .
5 novembre 2016 (modifica il 5 novembre 2016 | 19:18)
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References
- ^ Il sequestro era avvenuto lo scorso 19 settembre a Ghat, vicino al confine con l'Algeria (www.corriere.it)
- ^ Liberati i tecnici rapiti in Libia: l?arrivo in Italia (www.corriere.it)
- ^ un blitz organizzato dal Consiglio Presidenziale (www.corriere.it)
- ^ Il Consiglio comunale di Ghat aveva escluso che i due italiani fossero stati rapiti da terroristi, ritenendo che fossero nelle mani di un gruppo fuorilegge già noto alle autorità (www.corriere.it)
- ^ < a href="http://www.corriere.it/esteri/16_settembre_19/italiani-rapiti-libia-l-analisi-forze-jihadiste-rotta-sostegno-roma-debole-governo-serraji-4fbd6da0-7e8d-11e6-b738-f3f4294a9e26.shtml" name="readabilityFootnoteLink-5">controllata dal governo d'Accordo nazionale riconosciuto dalle Nazioni Unite. (www.corriere.it)
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