La proposta di emendamento costituzionale ha ricevuto 131 voti su un totale di 199 quanti sono i seggi del Parlamento magiaro. In percentuale, ciò vuol dire il 65,8 per cento di sì. Molti, ma non abbastanza per raggiungere la maggioranza qualificata di due terzi che resta necessaria per ogni modifica alla Legge fondamentale. Invano Orban aveva chiesto un sì più ampio, ricordando che il 2 ottobre scorso gli elettori avevano espresso oltre il 98 per cento di sì alla linea dura anti-Ue al referendum sul no alle quote di ripartizione di migranti[2] "imposte da Bruxelles senza consultarci e senza tenere conto del la sovranità nazionale". Il numero dei partecipanti al voto è stato tuttavia inferiore al 50 percento degli aventi diritto, quindi la consultazione non era valida.
La sconfitta parlamentare di Orban sembra dovuta alla scelta di Jobbik (partito di estrema destra dichiaratamente razzista, antisemita, xenofobo e nostalgico, determinante in Parlamento e molto forte tra i giovani, nelle università e nelle campagne) di contestare a destra il premier. Sia per chiedere misure anti-migranti ancor più restrittive e dure, sia per mostrare la propria forza e tentare di imporre a Orbàn patti e compromessi politici.
Secondo l'analista Zoltàn Cegledi, il risultato del voto parlamentare "è una disfatta della politica di potere del premier, che mette Orban nella difficile posizione di dover spiegare perché da qualche tempo egli non riesce a conseguire nessun risultato concreto che sia in linea con le sue posizioni".
Tanto più cocente è lo schiaffo incassat o dal premier in Parlamento se si ricordano le sue ultime esternazioni: ripetuti, volgari e pesanti attacchi suoi personali e del suo ministro degli Esteri Péter Szijjàrtò[3] al presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi. Il quale, avendo detto che si potrebbe pensare di rivedere gli aiuti Ue ai Paesi riceventi[4] (come Ungheria e Polonia) i quali rifiutano agli altri membri del l'Unione la solidarietà nell'affrontare l'emergenza migranti, era stato attaccato come "persona in difficoltà da cui non vogliamo elemosine, egli non sa capirci né sa mettere a posto stabilità politica e conti pubblici italiani".
Poi il 23 ottobre, anniversario dell'eroica rivoluzione ungherese del 1956 per un socialismo dal volto umano (schiacciata nel sangue in novembre dello stesso anno dalla brutale, sanguinosa invasione sovietica) Orban era giunto persino nel discorso alla cerimonia pubblica a insultare la memoria dei martiri del '56. Aveva infatti detto in sostanza "allora l'Ungheria si batté contro la sovietizzazione forzata imposta da Mosca, oggi ci battiamo contro la sovietizzazione che la Ue vorrebbe imporci[5]". In altre parole, un paragone assurdo tra un'Armata rossa sterminatrice e colpevole di stupri di massa, che invase il Paese con mezzo milione di soldati e 5000 carri armati e la Ue che inonda l'Ungheria di aiuti (fondi di coesione) e di investimenti italiani, tedeschi, di altri paesi donatori, investimenti vitali per il suo sviluppo.
[1]References
- ^ Viktor Orban (www.repubblica.it)
- ^ referendum sul no alle quote di ripartizione di migranti (www.repubblica.it)
- ^ Péter Szijjàrtò (www.repubblica.it)
- ^ si potrebbe pensare di rivedere gli aiuti Ue ai Paesi riceventi (www.repubblica.it)
- ^ la sovietizzazione che la Ue vorrebbe imporci (www.repubblica.it)
- ^ Ungheria (www.repubblica.it)
- ^ migranti (www.repubblica.it)
- ^ Ungheria migranti (www.repubblica.it)
- ^ Jobbik (www.repubblica.it)
- ^ Viktor Orban (www.repubblica.it)
- ^ Zoltàn Cegledi (www.repubblica.it)
- ^ Peter Szijjarto (www.repubblica.it)
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