A Bazwaya l'entusiasmo dei soldati della Golden Division è evidente: "Domani a Mosul, domani a Mosul", ripete Mohamed, ventenne di Diyala. Le bandiere con il ritratto di Ali, cugino del Profeta, e di suo figlio Hussein, martire nella battaglia di Karbala, testimoniano il senso di rivalsa degli sciiti è un carburante potente per l'offensiva. Due anni fa la resistenza dei soldati governativi, in ampia superiorità numerica e di armamenti, si era liquefatta davanti all'avanzata di un gruppo non irresistibile di miliziani ben motivati. Adesso la situazione si è capovolta, gli uomini dello Stato Islamico sembrano intimiditi, circolano foto di jihadisti arrestati mentre cercano di fuggire all'accerchiamento vestiti da donna o nascosti nel doppio fondo di un furgoncino.
LE FORZE IN CAMPO CONTRO L'ISIS
Le stime degli analisti parlano di cinquemila combattenti rimasti in città. Ma sarebbe un errore compararli direttamente con i 40mila militari iracheni governativi e curdi, affiancati poi dalle milizie paramilitari sciite. I jihadisti rimasti dentro Mosul sono combattenti esperti, addestrati e già votati al martirio. In più, sono totalmente privi di scrupoli nell'usare i civili come scudi o organizzare tutte le possibili trappole. E nella guerra urbana chi difende è sempre in vantaggio, tanto più se gli attaccanti non possono usare la superiorità degli armamenti e non possono bombardare la città.
References
- ^ sua capitale irachena (www.repubblica.it)
- ^ LE FORZE IN CAMPO CONTRO L'ISIS (www.repubblica.it)
- ^ Mosul (www.repubblica.it)
- ^ Iraq (www.repubblica.it)
- ^ Stato Islamico-Isis (www.repubblica.it)
- ^ Karama (www.repubblica.it)
- ^ peshmerga (www.repubblica.it)
- ^ Wissam Araji (www.repubblica.it)
- ^ Haidar al Abadi (www.repubblica.it)
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