Jumat, 04 November 2016

Amnesty International denuncia violenze e abusi della Polizia italiana sui migranti - International Business Times Italia

Ieri, 3 novembre 2016, la ong Amnesty International ha pubblicato un rapporto di 65 pagine, Hotspot Italy[1], nel quale denuncia abusi, torture, violenze, rimpatri illegali ed altri reati contro i migranti commessi dalla Polizia italiana nell'ultimo anno.

Bisogna anzitutto scrivere chiaramente una cosa: la maggior parte dei migranti racconta di essere stato trattato in maniera umana e civile dalle autorità italiane al loro arrivo. Ma quanto ha raccontato, e dimostrato, qualcuno va denunciato e perseguito: violenze, umiliazioni sessuali, abusi e persino elettroshock.

Quello che emerge dal rapporto è un comportamento assolutamente censurabile, e persino perseguibile penalmente, da parte di diversi poliziotti addetti all'identificazione e alla registrazione dei migranti che arrivano sulle coste italiane dopo il salvataggio in mare. Il tutto all'interno di luoghi nei quali queste persone vengono letteralmente prese in consegna da parte dello Stato italiano, i centri di identificazione, istituiti dall'Agenda europea sull'immigrazione nel maggio del 2015.

Hotspot Italy si basa su 176 testimonianze raccolte da Amnesty, che le ha verificate e riportate in un documento che rappresenta la certificazione di una vergogna per lo stato di diritto: violazioni dei diritti umani sono state perpetrate all'unico scopo di prendere le impronte digitali ai migranti, o di rimpatriarli in maniera completamente illegale. "Nel cercare di raggiungere 'un tasso d'identificazione del cento per cento', l'approccio hotspot ha spinto le autorità italiane ai limiti, e oltre, di ciò che è ammissibile secondo il diritto internazionale dei diritti umani" scrive la ong: trattamenti inumani e degradanti, botte e umiliazioni, persino torture, lo scenario descritto è più simile a quello delle carceri libiche[2] o degli hangar dove i trafficanti detengono i migranti[3] prima di imbarcarli, piuttosto che ad una realtà dove la priorità è la tutela dell'essere umano e del diritto.

Una delle storie contenute nel rapporto i lettori di IBTimes Italia la conoscono bene: riguarda il rimpatrio, avvenuto in agosto, di oltre 40 cittadini sudanesi[4] rispediti via aerea a Khartoum senza che venisse data loro la possibilità di chiedere asilo politico. Questo è stato possibile grazie a un accordo di cooperazione anti-immigrazione siglato poche settimane prima dal capo della Polizia Franco Gabrielli e dal direttore generale della polizia sudanese Hashim Osman: all'interno di questo accordo è prevista la censurabile pratica delle deportazioni forzate e i 40 sudanesi di cui sopra, dopo essere s tati detenuti a Torino legati in un garage, identificati dalle autorità sudanesi in territorio italiano e costretti al rimpatrio, una volta a Khartoum sono stati pestati fino al punto di non potersi più nemmeno sdraiare (la testimonianza l'ha resa uno di loro al magazine americano Quartz[5]). In assenza dell'Europa, insomma, l'Italia ha fatto da sola: "Agire da soli di fronte all'evidente mancanza di solidarietà dell'Unione europea (pensiamo al fallimento della "ricollocazione" promessa dalla Commissione europea a Italia e Grecia) pone a un bivio: adottare politiche rispettose dei diritti umani o politiche che quei diritti finiranno per vi olarli. Stringere accordi con paesi le cui autorità commettono gravi violazioni dei diritti umani è del tutto illegale. E le conseguenze le abbiamo viste ad agosto con il rimpatrio di almeno 40 sudanesi, darfuriani inclusi" ha dichiarato, in esclusiva per IBTimes Italia, Riccardo Noury di Amnesty International Italia.

Negli ultimi anni l'Italia è già stata ritenuta responsabile per aver rimpatriato forzatamente persone potenzialmente bisognose di protezione internazionale e averle così esposte al rischio di essere sottoposte a maltrattamenti in un altro paese.

Da parte delle autorità italiane, per ora, il silenzio è assordante. L'unica reazione l'ha ottenuta IBTimes Italia il 6 settembre scorso[6], quando il portavoce europeo per la Cooperazione UE in Sudan ci ha inviato una dichiarazione in seguito alla nostra denuncia circa il finanziamento delle ex-milizie Janjaweed, oggi Rapid Support Forces (RSF), i temutissimi "diavoli a cavallo" che terrorizzavano le popolazioni in Darfur per ordine dell'attuale presidente Omar al-Bashir, sul cui capo pende un mandato di cattura internazionale: "Nessun supporto è mai stato fornito alle Rapid Support Forces" e la cooperazione co n il Sudan mira ad affrontare le cause di fondo dell'immigrazione. Con amara ironia, al netto di tutte queste notizie, verrebbe da pensare che la causa di fondo è che i migranti sono persone ancora in vita: 25 europarlamentari hanno chiesto conto[7] ai ministri Alfano (interni) e Gentiloni (esteri), oltre che al capo della Polizia Gabrielli, della deportazione forzata dei 40 sudanesi. Nessuno, né del governo italiano né degli interessati a titolo personale, si è ancora degnato di rispondere.

Ma il rapporto di Amnesty International pubblicato il 3 novembre non tratta unicamente quanto già tristemente noto ai nostri lettori: la testimonianza di un altro ragazzo sudanese è agghiacciante, quando racconta di essere stato sottoposto all'elettroshock. "Ero troppo debole, non riuscivo a resistere" ha raccontato ai ricercatori della ong.

Secondo quanto stabilisce il regolamento di Dublino[8] i migranti hanno diritto dichiedere asilo nel paese d'ingresso dell'Unione Europea. Nel maggio del 2015 tale legislazione comunitaria è stata integrata dall'Agenda Europea sull'immigrazione[9], che prevede il riallocamento dei migranti in un sis tema di quote tra i diversi paesi UE ma in virtù di questo l'Unione ha imposto a Italia e Grecia, le porte d'ingresso della maggior parte dei migranti in Europa, l'identificazione di tutti i richiedenti asilo e l'istituzione degli hotspots per l'identificazione. Di fronte alla reticenza irresponsabile dei paesi UE, che di fatto ancora oggi violano l'Agenda Europea e il sistema di riallocamento (in poco più di un anno dovevano essere riallocate 40.000 persone ma questo è successo solo a 1.200 di loro) l'Italia ha risposto con lamentele ufficiali e con una frustrazione che il rapporto di Amnesty International ha evidenziato oltre ogni ragionevole dubbio: gli abusi e le torture compiuti dalle autorità italiane sono la drammatica conseguenza di un sistema fallimentare, e fallito, al quale nessuno per ragioni politiche intende mettere mano.

Né qui né a Bruxelles: "Di fronte alla crisi globale dei rifugiati lo "stato di diritto" cede il posto alle soluzioni emergenziali. Il regime-hotspot ne è l'esempio evidente: procedure frettolose e sommarie, immediatamente dopo lo sbarco da viaggi da incubo, obbligo di prendere le impronte digitali con le buone o con le cattive. Il tutto in un clima politico e culturale in cui pare che ai migranti sia possibile fare ogni cosa. Se, in una manifestazione di 200.000 italiani, 24 di loro avessero denunciato di aver subito torture, l'indagine sarebbe scattata immediatamente" conclude Noury.

References

  1. ^ Hotspot Italy (www.amnesty.org)
  2. ^ carceri libiche (it.ibtimes.com)
  3. ^ i trafficanti detengono i migranti (it.ibtimes.com)
  4. ^ il rimpatrio, avvenuto in agosto, di oltre 40 cittadini sudanesi (it.ibtimes.com)
  5. ^ Quartz (qz.com)
  6. ^ il 6 settembre scorso (it.ibtimes.com)
  7. < sup>^ 25 europarlamentari hanno chiesto conto (it.ibtimes.com)
  8. ^ regolamento di Dublino (www.internazionale.it)
  9. ^ Agenda Europea sull'immigrazione (www.internazionale.it)

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