Tra Bce e Berlino è scontro aperto sulla politica monetaria. «È fondamentale che le preoccupazioni per la stabilità finanziaria o per la sostenibilità delle finanze pubbliche non portino a posporre l'uscita dalla politica monetaria ultra-espansiva» della Bce. A dirlo è stato il presidente della Bundesbank e consigliere Bce, Jens Weidmann, secondo cui l'inversione di tendenza, dopo anni di espansione monetaria senza precedenti, «deve decidersi esclusivamente sulla base degli sviluppi dell'inflazione».
Una nuova bordata che arriva dopo le polemiche suscitate in Germania sulla linea espansiva scelta dalla Bce, impegnata da tempo a contrastare i rischi deflazionistici che gravano sull'area euro. Nel bollettino economico della Bce non vi sono segnali di ipotesi di riduzioni parziali degli stimoli, invocate sempre soprattutto da osservatori tedeschi. Un fronte a cui oggi si è aggiunto oltre Weidmann anche il potente ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, secondo cui la Bce «è arrivata al limite delle sue possibilità».
Ieri era stata la volta del Consiglio dei «cinque saggi» del Governo e di Deutsche Bank[2]. Il consiglio degli esperti economici che fa da consulente al Governo di Berlino ha affermato che il grado di stimolo monetario nell'area euro «non è più appropriato» data la ripresa dell'economia della regione. Il capo economista di Deutsche Bank, David Folkerts-Landau, da tempo uno dei critici più virulenti della Bce, ha parlato addirittura di «lati oscuri» del Qe, il programma di acquisto di titoli da parte dell'istituto di Francoforte.
Altri osservatori tedeschi fanno osservare che il bilancio dell'Eurotower è salito di altri 12,5 miliardi di euro a un record di 3507,4 miliardi di euro in occasione del quinto anniversario della presidenza di Mario Draghi. Nel Bollettino si afferma, invece, che il Consiglio direttivo della Bce ha ribadito l'intenzione di portare avanti fino in fondo l'attuale piano di acquisti di titoli da 80 miliardi di euro al mese, fino alla scadenza prevista a marzo 2017 «o anche oltre se necessario, e in ogni caso finché non riscontrerà un aggiustamento durevole dell'evoluzione dei prezzi, coerente con il proprio obiettivo di inflazione».
«In prospettiva - aggiunge la Bce - il Consiglio mantiene l'impegno a preservare il grado molto elevato di accomodamento monetario che è necessario per assicurare una convergenza durevole del profilo di inflazione verso tassi inferiori ma prossimi al 2% nel medio termine».
Nel bollettino si è poi passati a parlare degli investimenti privati. Nell'area euro «gli investimenti delle imprese sono diminuiti nel 2008 e poi ancora a partire dal 2011», puntualizza la Bce. «La ripresa ha avuto inizio nel 2013, ma a un tasso medio inferiore a quello osservato prima della crisi. Nel Regno Unito e negli Stati Uniti gli investimenti avevano toccato un punto di minimo nel 2009». «Si osserva inoltre eterogeneità tra i paesi dell'area euro. L'incremento di quasi il 15 per cento registrato dagli investimenti delle imprese dopo il punto minimo è stato determinato in misura considerevole da Germania, Spagna e Francia, a fronte - si legge - di un contributo limitato dell'Italia».
Lo spread. Nel complesso, «i differenziali di rendimento dei titoli sovrani rispetto al tasso del Bund tedesco decennale sono rimasti sostanzialmente stabili nella maggior parte dei Paesi, ad eccezione di Grecia e Italia, dove sono saliti rispettivamente di 12 e 21 punti base», rileva la Bce nel Bollettino economico, aggiungendo che i rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine dell'area dell'euro «sono aumentati dagli inizi di settembre. Nel periodo in rassegna, che va dall'8 settembre al 19 ottobre, i rendimenti dei titoli di Stato decennali hanno registrato aumenti compresi tra 6 e 30 punti base, con picchi appunto in Grecia e Italia». Lo spread torna dunque a far salire la febbre tra le 19 economie dell'area euro nonostante l'acquisto di 80 miliardi di euro al mese di titoli tra cui quelli sovrani da parte della Banca centrale europea
Brexit. L'Eurozona ha dimostrato nel complesso capacità di tenuta e ha subìto un impatto limitato dal referendum nel Regno Unito. La Bce sottolinea tuttavia che «non è possibile escludere conseguenze negative sull'area dell'euro nel medio termine».
Ora, si precisa, «nel Regno Unito la crescita economica si mantiene robusta. Tuttavia, l'incertezza che circonda i negoziati per l'uscita dall'Unione europea dovrebbe frenare la domanda interna, specie sul fronte degli investimenti». Per la Bce «l'impatto aggregato dipenderà essenzialmente dalla futura evoluzione dell'interscambio tra area dell'euro e Regno Unito». Al tempo stesso «l'attività economica dell'area dell'euro potrebbe forse beneficiare, ad esempio, del potenziale trasferimento dei servizi finanziari o dei maggiori flussi di investimenti diretti esteri reindirizzati dal Regno Unito verso l'area euro».
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References
- ^ Doppio attacco tedesco al Qe di Draghi: «È destabilizzante» (www.ilsole24ore.com)
- ^ era stata la volta del Consiglio dei «cinque saggi» del Governo e di Deutsche Bank (www.ilsole24ore.com)
- ^ Frena la crescita dell'Eurozona, sale l'attesa per le mosse di Draghi (www.ilsole24ore.com)
- ^ Draghi: «Il Qe non sposta ricchezza verso Paesi deboli Ue» (www.ilsole24ore.com)
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