Sabtu, 05 November 2016

A Firenze vietato manifestare per il NO, manifestanti bloccati sia dentro che fuori dalla Leopolda - News Italiane

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Sarebbe stato vietato manifestare per il No ne sul palco ne fuori dalla Leopolda la kermesse renziana per eccellenza che si svolge ogni anno nella vecchia sta zione fiorentina, è questo quanto dichiarato dalla Questura.Sarebbe stata revocata l'autorizzazione per la manifestazione prevista per la giornata di oggi nella città toscana, autorizzazione negata ufficialmente per la presenza del premier e dei ministri. Una bruttissima notizia per il comitato Firenze no che aveva programmato già lo scorso mese di manifestare per portare avanti la loro battaglia.Ma ancora è tutto da vedere, visto che nella giornata di ieri gli organizzazioni hanno ricevuto comunicazione dalla polizia che potranno manifestare ma restando fermi in Piazza Santissima Annunziata e distanti almeno due chilometri dalla convention.

Il Premier, dunque, pare fatto un passo indietro, dando la possibilità di manifestare il proprio pensiero. In realtà il movimento pare avesse snobbato l'ordinanza sin dal primo momento, e prima ancora che arrivasse il cambio d'ordine, un esponente del comitato, Luca Toscano, aveva confermato l'appuntamento alle ore 15 in piazza San Marco. "Confermiamo l'appuntamento alle 15 in piazza San Marco, non si può impedire che questa manifestazione esista e che arrivi alla Leopolda", ha detto Toscano esponente del movimento."Questo divieto è stato fatto a due giorni dalla manifestazione e senza un motivo valido, non deriva solo da una scelta della questura ma da una questione politica". "C'è un clima turco. Un divieto a manifestare a Firenze non si era mai visto. Renzi può manifestare. Invece il no al referendum non ne ha diritto".

Intervenuti sulla questione anche Giovanni Donzelli e Francesco Torselli, il capogruppo Fratelli d'Italia in Reione e Comune, i quali hanno dichiarato: "Il Partito democratico nella campagna referendaria vuole che piazza della Signoria a Firenze possa essere utilizzata solo per la propaganda del Sì". "Oggi, durante la riunione per definire le regole che si è svolta a Palazzo Vecchio con tutti i partiti, i rappresentanti del Pd hanno proposto che quel luogo possa essere utilizzato solo dietro l'autorizzazione della giunta comunale, il che significa di fatto escluderlo dalla possibilità di utilizzarlo per la propaganda del No. Si tratta dell'ennesimo gesto di arroganza dell'amministrazione Nardella", hanno aggiunto Donzelli e Torselli.Renzi, nella giornata di ieri, come anticipato ha aperto la Leopolda ovvero la convention ideata nela storica stazione ferroviaria di Firenze da Matteo Renzi sette anni fa; l o slogan della manifestazione è stato il seguente "E adesso il futuro", ed andrà avanti fino alla giornata di domenica, quando è prevista la chiusura della kermesse, intorno alle ore 13.La manifestazione si è aperta con un grande applauso nei confronti delle popolazioni delle regioni del centro italia colpite dal terremoto."Domani Brunello Cucinelli presenterà il suo progetto per Norcia e avremo una testimonianza da Lampedusa del medico di Fuocoammare. Perché uniamo i due temi? S. Benedetto è dedicato al santo patrono dell'Ue, c'è da costruire una chiesa ma anche un' Ue che si gira dall'altra parte quando si parla di immigrazione", questo quanto dichiarato da Renzi presentando il programma della Leopolda.

Il titolo recita «E adesso il futuro». Ma la prima sera della Leopolda è sembrata l'esatto opposto. Il taglio del nastro della settima edizione è stato lasciato a Matteo Richetti, il ragazzone emiliano che aveva iniziato con Matteo Renzi la scalata alla conquista del Pd e dell'Italia. Richetti è in sé un ritorno al passato, perché la Leopolda l'aveva fondata da protagonista, e a Renzi aveva fatto da spalla nella corsa a scalare il partito. Poi uno dei due Mattei è diventato segretario del Pd, presidente del Consiglio. E l'altro è rimasto in un cantuccio, forse l'unico dei renziani della prima ora a non avere avuto incarichi di rilievo, né politici né istituzionali. Il ritorno del Richetti di ieri sera e l'intervento dal palco con la magica lavagnetta renziana a fianco sono stati proprio il contrario di quel titolo.

Se non un ritorno al passato, un tentativo di riacciuffare come è possibile le origini da cui è partita quella scalata all'Italia che ha lasciato parecchi feriti fra i compagni della prima ora. Renziani doc che non riconoscono più il loro leader, seppelliti al primo consiglio offerto di cuore che non fosse applauso entusiasta alle gesta del condottiero.
Non è detto che Renzi creda davvero alla necessità di questo bagno nelle radici, che sia pronto a un mea culpa per i legami spezzati, per le persone che hanno costruito il suo successo abbandonate. Tanto è che nemmeno una settimana fa uno di loro – un industriale fiorentino -, invitato nuovamente alla Leopolda, è stato chiamato dal premier che gli ha chiesto un parere sullo scarso entusiasmo provocato da alcuni passaggi della sua legge di bilancio 2017 (voluntary disclosure enorme su partite Iva) che invece Renzi era sicuro sarebbero stati accolti trionfalmente. «Matteo, sono scritte malissimo quelle norme, e del tutto inutili. Ecco perché non festeggiano», gli ha detto con franchezza l'amico ritrovato. Renzi ha messo bruscamente giù il telefono, il povero industriale fiorentino si è visto qualche giorno dopo revocare l'invito alla Leopolda con tante scuse per il pienone imprevisto che aveva creato l'o- verbooking.

Stizza a parte che permane come evidenzia questo piccolo episodio, l'operazione recupero delle radici è stata voluta freddamente perché potrebbero essere proprio quei compagni di strada un po' dimenticati a diventare decisivi nelle ultime settimane di campagna elettorale del referendum, ed è meglio avere disposizione tutte le munizioni possibili. Così ieri è stata la serata del gran ritorno, con l'appello esplicito di Richetti ai compagni di strada della prima ora. A «voltarsi indietro» ha invitato anche lo stesso Renzi spiegando la Leopolda 2016 intervistato da una radio privata: «Girandoci indietro, certo, pensare da come siamo partiti e vedere quello che nel bene e nel male stiamo cercando di realizzare per questo Paese, dimostra che per chi ha voglia di crederci tutto è possibile».

Non «adesso il futuro», ma «indietro lo sguardo» è stato per molti versi il vero slogan della prima serata leopoldina. Dopo Richetti fino a tarda sera si sono susseguiti sul palco i protagonisti delle prime ore del terremoto, con le loro testimonianze: volontari, protezione civile, vigili del fuoco. Ma anche qui non si è parlato di futuro (nessuno a dire il vero lo conosce), e visto che c'era Maria Elena Boschi ha voluto organizzare uno spot governativo sulla materia, chiamando più volte Riccardo Bonacina, il fondatore della rivista «Vita» delle associazioni di volontariato, per fare i complimenti all'esecutivo per la nuova legge-quadro sul settore. Nei quattro salti nel passato hanno avuto i loro riflettori anche protagoniste della prima ora assai meno in primo piano negli ultimi mesi, come Pina Picierno e Simona Bonafè. E tanti altri volti finiti in ombra. Ognuno ritorna un po' ai tempi che furono. A suo modo anche il tesoriere del Pd, Francesco Bonifazi , che racconta come sia riuscito a trovare la dieta perfetta che ogni settimana gli toglie qualche millimetro di pancetta: «stasera ho mangiato», confessa tutto goduto, «sei gamberetti non conditi».

È un campanello di allarme dell'era Renzi questa necessità – fosse anche solo per il periodo referendario – di recuperare quelle radici. Significa che il presente scricchiola più di quanto non si voglia fare apparire, e che queste settimane sono davvero decisive per lui. Si vedrà ancora meglio oggi, quando i curiosi e tifosi della prima ora si riuniranno ai tavoli con i ministri per chiedere loro davvero che hanno combinato in questo tempo. E sì, un po' di futuro c'entra pure: che hanno intenzione di fare domani, se ancora si troveranno al loro posto…

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