Chi ricorda la Chelsea anni Novanta, i nomignoli impietosi e l'aria da secchiona, ora si rassegni: la ragazzina è cresciuta, è una donna matura, ha dato alla candidata presidente due nipoti (l'ultimo, Aidan, è nato a giugno in piena campagna) e la carta vin cente dell'essere "nonna", un punto in più perché - stando a chi le campagne elettorali le studia - è proprio l'empatia il tallone d'Achille della ex segretaria di Stato.
Ora la figlia di Bill e Hillary è sempre di più la stella di punta per la corsa della mamma alla Casa Bianca, accanto a un plotone di vip pro-dem[2] con Cher in prima fila. Negli ultimi giorni di corsa ai voti, Hillary arretra, anche se non nei sondaggi[3]: delega, lascia il campo, distilla le energie e cede gli sforzi della raccolta fondi alla figlia. E lei, Chelsea, si butta: il suo profilo Twitter è tutto un "my mom" ("la mia mamma"), mentre i selfie di lei sorridente la immortalano con le coetanee durante i comizi.
Tocca il potere, Chelsea: non solo quello laccato di bianco della White House ma anche quello economico delle corporation e della finanza. Come quando a soli 23 anni lavora per McKinsey, società di consulenza dei big di Wall Street, o come quando sposa Marc Mezvinsky, che oltre a essere anche lui figlio di un politico è stato anche uomo di Goldman Sachs, ha lavorato per banche importanti e per un fondo di investimento. Lo stesso mondo di Wall Street con il quale la madre di Chelsea è accusata di intrattenere legami troppo stretti.
Il vero asso nella manica della candidata democratica, assieme alla figlia, sono i nipoti: Charlotte nasce nel 2014, il piccolo Aidan a giugno 2016, in piena presidential race. "Essere nonna farà di me un presidente migliore", dichiara più volte Hillary, in cerca di una sfumatura di calore per sfatare l'impressione di un carattere glaciale e ferreo, in cerca di una corda empatica da dare alla sua campagna elettorale "al femminile". La dinastia col passeggino sfonda anche alla Convention democratica.
In una Philadelpia travolta dallo scandalo dell'hackeraggio[5] delle mail dei democratici, Chelsea conquista la platea: certo, non è Michelle Obama[6] e la stampa Usa la giudica - quanto a carisma - più simile alla mamma, ma Clinton jr riesce a toccare le corde giuste.
Riscatto, riscossa? Forse. Ma con almeno un pizzico di amarezza: quello di rimanere per ora la coprotagonista della dinastia, e qualche mail un po' fastidiosa. Non è tanto quella mail dello staff [7]rivelata da Wikileaks, in cui viene definita "ragazzina viziata" fuori controllo, che pesa. Ma quella della sua stessa mamma. O meglio, di chi nel suo staff sotto l'oggetto "Arkansas" un anno fa scriveva via mail (spifferata, ancora una volta, da Assange&co): "Lei (Hillary, ndr) dice di non chiedere a Chelsea (verosimilmente, ci si riferisce a un evento in Arkansas, ndr) ma di preparare un piano B. Magari, Katy Perry". Chelsea è cresciuta ed è diventata vip, ma non abbastanza.
[1]References
- ^ mail rivelate da Wikileaks (www.repubblica.it)
- ^ vip pro-dem (www.repubblica.it)
- ^ sondaggi (www.repubblica.it)
- ^ rete televisiva NBC (www.repubblica.it)
- ^ scandalo dell'hackeraggio (www.repubblica.it)
- ^ non è Michelle Obama (www.repubblica.it)
- ^ quella mail dello staff (www.repubblica.it)
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