Kamis, 27 Oktober 2016

Perché non possiamo non dirci clintoniani - Il Sole 24 Ore

Emerge la diffidenza

L'indefinibilità permise a Bill di vincere nel 1992. Con il 43 per cento dei voti avrebbe potuto farcela a stento, nel contesto di una corsa a tre, ma vincere significa vincere. La sua vittoria ruppe quello che, fin dal 1968, sembrava essere un lucchetto, quasi permanentemente chiuso, messo dai Repubblicani sulle elezioni nazionali. La vittoria sembrava suggerire che lui e Hillary avessero perfezionato già ai tempi dell'Arkansas la formula per contenere la marea ideologica che aveva spinto l'America a destra. Ma in realtà loro non avevano scoperto alcuna formula: si erano limitati a muoversi in modo strategico. Se ne accorsero anche i Repubblicani e questo li portò a percepire qualcosa di falso nelle campagne di Bill. Agli occhi dei Repubblicani, Bill aveva ottenuto le sue vittorie perché si era subdolamente presentato come un po' conservatore – per poi rivelare, una volta arrivato alla Casa Bianca, di essere un liberal. D'altra parte, un numero consistent e di liberal iniziò a vedere in Bill – e abbastanza presto anche in Hillary – una subdola falsità. I liberal a tutto tondo ritenevano che Bill alle elezioni del 1992 si fosse presentato come un liberal per poi comportarsi, una volta in carica, come un conservatore – un campione del Nafta, un nemico del vecchio sistema di welfare.

Così, i liberal e i conservatori si unirono, nei fatti, e lanciarono le loro accuse contro i Clinton in armonia stereofonica da sinistra e da destra e descrissero i Clinton come persone false, del tutto diverse da Mondale&Dukakis, esponenti tutti d'un pezzo del Partito Democratico, e del tutto diversi dai reaganiani, esponenti tutti di un pezzo del Partito Repubblicano. Molto presto e con effetti disastrosi, gli attacchi stereofonici si diressero prevalentemente contro Hillary. Questo perché, ancora ai tempi dell'Arkansas, Bill aveva fatto affidamento su Hillary per condurre le campagne per delicate riforme politiche (ad esempio riforme dell'assistenza sanitaria e dell'istruzione) e si era rivolto a lei per fare lo stesso alla Casa Bianca: Hillary guidò la task force che doveva sviluppare la principale riforma sociale di Bill, che aveva l'obiettivo di sfociare in un sistema sanitario nazionale.

Questo era un progetto di grande peso sotto tutti i punti di vista (storico, economico, sociale), un progetto che assestava un duro colpo alle disuguaglianze presenti nel modello di vita americano. Hillary procedette proprio come ci si aspettava che procedesse, considerata la loro esperienza in Arkansas. Lei e il suo team incorporarono nel loro progetto l'impegno fondamentale di perseguire risultati progressisti in un modo non ideologico. Il progetto prevedeva molti meccanismi di mercato e un ruolo per le aziende private che Harry Truman non avrebbe mai tollerato e che i Paesi occidentali europei e il Canada non avevano mai neppure preso in considerazione. Ma i Clinton volevano rabbonire i reaganiani e, allo stesso tempo, avanzare verso i loro obiettivi egualitari. E non era neppure soltanto una questione di bilanciamenti ideologici. Il loro progetto sanitario era in procinto di spingere verso una riorganizzazione circa il 15 per cento dell'economia nazionale e volevan o quindi minimizzare lo shock sul sistema.

Quando proposero la riforma, il disorientamento destra-sinistra riguardo alle ambiguità ideologiche dei Clinton eruppe, trasformandosi in rabbia. La destra pensò che Hillary stesse imponendo una burocratizzazione sovietica all'America, benché affermasse di non voler fare niente di simile. La sinistra pensò che Hillary fosse una complice delle compagnie assicurative, benché pretendesse di essere progressista. I medici, perfino quelli di animo liberal, ebbero l'impressione che Hillary li avesse ignorati nell'ideazione del progetto, e che questa fosse una prova della sua natura autoritaria. Nel Paese quasi nessuno organizzò una lotta a favore del progetto di riforma sanitaria, e questo fu penoso, se si considera quanto largamente questo programma avrebbe democratizzato il modello di vita americano. Il progetto naufragò, e questo
fece precipitare ulteriori torrenti di accuse prive di senso sulla testa di Hillary.

Questa fu una catastrofe, politicamente parlando, e – se i miei lettori mi permetteranno di ricapitolare un altro po' della storia – fu seguita istantaneamente da una catastrofe ancora peggiore: la grande vittoria dei Repubblicani nelle elezioni di medio termine del 1994, che spazzò via la maggioranza democratica. Newt Gingrich divenne Speaker della Camera dei Rappresentanti. A quei tempi, questi sviluppi furono talvolta attribuiti a una sola questione, che fu un'altra delle azioni progressiste di Bill e del Partito Democratico: il divieto di vendita delle armi d'assalto.

Ma io credo, ripercorrendo quei giorni, che la rabbia per il divieto sulle armi d'assalto e la rabbia sul progetto di riforma sanitaria di Hillary si siano fatalmente sovrapposte e che la sovrapposizione sia stata una reazione all'intero spirito radicale della riforma culturale degli anni Sessanta. Finché i Repubblicani avevano dominato la Casa Bianca, la destra aveva potuto pensare che le riforme culturali il cui inizio risaliva agli anni Sessanta fossero rimaste esclusivamente confinate nelle riserve delle città universitarie e nelle zone hippy. Ma con i Clinton al potere, le paure della destra crebbero e si fecero più forti, e Hillary ne divenne il focus. Questo avvenne a causa del suo ruolo nel progetto di riforma sanitaria. Era chiaro che fosse più di una semplice moglie. Hillary divenne un simbolo del potere delle donne e del matrimonio egualitario – di meraviglie che non si erano mai, o quasi mai, viste prima su scala nazionale. Una parte consistente dell� ��opinione pubblica rifiutò il progetto di riforma sanitaria non soltanto perché si trattava di un complotto comunista, ma anche perché si trattava di un complotto femminista.

Così come nel caso dell'opposizione al divieto sulle armi d'assalto, di che cosa si stava parlando? Vale la pena di segnalare che cosa tendano a dire (ancora oggi e non soltanto negli anni Novanta), i paladini del diritto al possesso di armi: parlano del Secondo emendamento con lo spirito libertario di chi si preoccupi di difendere la Costituzione. Ma evocano anche un'ossessiva preoccupazione privata, la necessità per un marito di difendere la sua casa, sua moglie e i suoi bambini da un'invasione criminale – di difendere la propria casa con un'arma da guerra. Questa è una preoccupazione irragionevole, visto che non è in corso un'ondata di invasioni domestiche. Ma l'irragionevole preoccupazione propone una romantica immagine di mascolinità – un'antica immagine di potere patriarcale proveniente dai mitici tempi della frontiera, quando le gerarchie sociali erano ben definite, e gli uomini erano uomini, e le donne erano donne. Una nostalgia maschile pe r un'epoca passata, ora messa sovversivamente sotto attacco da parte dei radicali degli anni Sessanta, come era reso evidente dalla "non-moglie" Hillary Clinton – sì, questo era almeno uno dei sentimenti espressi dalla rabbia contro il gun control nel 1994.

Ma c'era anche qualcos'altro. Bill e Hillary, con il tentativo di controllare le armi ed espandere l'assistenza sanitaria – cioè affrontando puntualmente singole questioni, una alla volta – avevano avviato senza volerlo un'ampia crisi culturale dagli incerti confini, e questa crisi prese una forma particolare, che può essere difficile ricostruire. Nell'intero periodo che va dagli anni Cinquanta fin al cuore degli anni Novanta, i movimenti di riforma culturale – per l'uguaglianza dei neri, per l'uguaglianza delle donne, infine per i diritti degli omosessuali e così via – agli occhi della sinistra apparivano essere lineari e conformi a una valutazione modernizzata della moralità democratica. Ma agli occhi dei conservatori con un'ottica tradizionalista, i movimenti di riforma non erano mai quello che sostenevano di essere ed erano campagne per il collasso della morale. Questo fu certamente il modo in cui i conservatori tutti di un pezzo iniziarono a guardare Hillary e Bill e i loro diversi progetti. I conservatori tutti di un pezzo avevano sperato di aver scoperto nei Clinton una famiglia convenzionale dell'Arkansas, provvista di valori conservatori per quanto in una versione democratica. Ma lo spettacolo, invece, di un matrimonio moderno ed egualitario, palesemente animato da idee culturali radicali provenienti dagli anni Sessanta, condusse i conservatori a temere il collasso morale. E così risposero cercando quello che, in occasione di un collasso morale, tutti potrebbero aspettarsi: il crimine.

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