Sabtu, 22 Oktober 2016

Paita dopo l'assoluzione: «Tanti messaggi affettuosi, ma non dimentico chi mi attaccò» - Il Secolo XIX

La capogruppo del Partito Democratico in Regione sul banco degli imputati per la morte dell'ex infermiere in pensione Antonio Campanella

Genova - «Sono finiti due anni da incubo, nei quali ho sempre ribadito le basi della mia difesa: il 9 ottobre 2014 feci il possibile e non può essere compito di un assessore politico diramare l'allerta. Questa storia ha inciso profondamente sul mio percorso e oggi ho ricevuto tanti messaggi affettuosi, ma non dimentico le reazioni degli avversari che mi hanno messo in croce e trasformato in un bersaglio. Il Pd? Ho sentito un po' di solitudine, diciamo, nei giorni successivi al disastro. Ma dall'avviso di garanzia in poi il partito mi è stato vicino», sono le parole di Raffaella Paita dopo l'assoluzione [1]nel processo per la mancata allerta per l'alluvione di Genova del 9 ottobre 2014.

| Alluvione 2014, Paita assolta [2] |
| E Renzi le scrive un sms: «Goditi il giorno dell'onore ritrovato»[3] |

| Video: il nipote della vittima dell'alluvione 2014: vergogna [4] |

Paita, partiamo dal processo: i parenti della vittima dicono che si è giocato allo scaricabarile.

«Io non ho mai scaricato la responsabilità su nessuno. Ho solo ribadito che quel giorno rimasi sempre in contatto con i meteorologi, molto più specializzati di me; inizialmente fui rassicurata e poi, quando capii che la situazione stava peggiorando, mi precipitai nella sede della Protezione civile e arrivai per prima».

La Procura non la pensava allo stesso modo.

«Non mi è mai stato molto chiaro quale fosse il capo d'imputazione. Quando i miei avvocati (Andrea Corradino e Fabio Sommovigo, ndr) lo lessero, mi dissero di stare tranquilla. Però...».

Però?

«Ho ricevuto l'avviso di garanzia dopo le primarie e a un mese e mezzo dal voto per le Regionali».

Tempi sospetti?

«Una singolare coincidenza, anche se le dietrologie non servono. Ho avuto fiducia nella giustizia e ho vinto. È invece storta la politica che usa le inchieste».

Ad esempio?

«Oggi mi ha chiamato il governatore Giovanni Toti e lo ringrazio. Io però, senza rancore, non dimentico le vere reazioni dell'epoca, quando dopo la mia iscrizione sul registro degli indagati fui letteralmente assalita. Matteo Salvini, al Teatro della gioventù di Genova, fece vedere le immagini dell'alluvione per strumentalizzarle contro di me, e tutto il centrodestra insisteva sulle responsabilità politiche. Per non parlare del Movimento cinque stelle. Certa aggressività ha poi generato sui social le foto del mio volto con la scritta "assassina". Non è stato facile conviverci».

Aveva pensato di ritirarsi dalla corsa alle Regionali?

«L'avevo proprio chiesto ai vertici del Pd. Ma erano già state raccolte le firme per me e non c'erano alternative. Mi convinsero a continuare».

Cofferati (suo avversario alle primarie 2015, ndr) l'ha chiamata?

«No, ma non mi aspettavo niente da lui. Mi aveva dato la colpa ancora prima che mi indagassero...».

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