Sabtu, 22 Oktober 2016

Renzi: "Dopo la riforma in Italia, interventi strutturali anche in Europa" - La Repubblica

"La riforma costituzionale non è il nostro traguardo, il nostro obiettivo, ma il punto di partenza per dire in Europa e nel mondo che l'Italia è più semplice. Mi servirà a dire che anche in Europa servono le riforme strutturali". Dopo la sosta a Palermo, il premier Matteo Renzi torna sul tema del referendum a una convention del Pd a Trapani. "Trent'anni di tentativi di riforme sono andati a vuoto. Il governo D'Alema, il patto della crostata D'Alema-Berlusconi, l' articolo V, poi l'esecutivo Berlusconi, la commissione dei saggi... Sono 30 anni che dicono che devono essere superate certe cose. E cosa è cambiato da 30 anni a ora? Che noi ce l'abbiamo fatta. Abbiamo convinto i senatori. E adesso arriva questo referendum. Si può sbagliare nella vita, si può non farcela come è successo alla sonda Schiaparelli. Si può non raggiungere fino in fondo l'obiettivo, ma quello che è fondamentale è non rimanere nella palude e mettersi a correre".

Sottolinea Renzi in questa due-giorni siciliana a sostegno del Sì[3]: "La variegata alleanza di chi dice no, D'Alema, Berlusconi, Monti, Fini, Cirino Pomicino... E' rispettabile, ma mi colpisce che sono le stesse persone che prima dicevano sì a questi argomenti: il loro obiettivo non è cambiare la costituzione, ma mettere in discussione il governo e riprendersi quel ruolo che gli abbiamo tolto perchè non sono stati in grado di cambiare il Paese". E aggiunge: "Noi vogliamo il futuro, non vogliamo il passato: non vogliamo le stesse persone che negli ultimi 30 anni non hanno cambiato nulla".

Con una nuova stoccata all'M5s Di Maio: "Un autorevole statista M5s che si chiama Luigi Di Maio ha detto che non prende posizione su Trump-Clinton... per non orientare il voto degli americani. Basta avere consapevolezza... Io sto con la Clinton perché altrimenti sarebbe un problema e penso che lui stia strizzando l'occhio ai voti di Trump. Volevano cambiare la storia e hanno cambiato la geografia, ma questa è un'altra storia", ironizza Renzi rispolverando la stessa battuta con cui aveva irriso Di Maio[4] per aver confuso il Cile di Pinochet col Venezuela. "Dire che l'Italia è una dittatura, è ingiusto per il nostro Paese, è un'accusa che non possiamo accettare. La deriva antidemocratica non è in Italia e dirlo è ingiusto, anche se lo sostiene uno statista grillino".

Fuori dal cine-teatro Ariston è scoppiata qualche contestazione da parte di studenti, disoccupati, precari della scuola e della formazione professionale, contenuta dalle forze di polizia. Renzi è entrato da una porta secondaria in un'area transennata e interdetta al pubblico. Proteste anche a Palermo[5] per l'arrivo del premier, con gli agenti che hanno fatto ricorso ai manganelli per arginare i manifestanti.

A metà pomeriggio il premier parlerà anche a Messina, facendo tappa prima a Taormina per presentare ufficialmente il logo del G7, in programma nella celebre località turistica il prossimo 25 maggio. Intanto a Trapani annuncia: "Abbiamo firmato il patto per la Regione Sicilia: ci sono 10 miliardi da investire, da spendere nei prossimi anni. E vanno spesi bene, con la massima attenzione alla legalità: non è pensabile che di fronte ai soldi pubblici c'è qualcuno che fa il furbo. Con determinazione pazzesca diciamo che il primo che prendiamo a rubare i soldi di tutti e prendersi gioco di noi, va condannato in tempi certi, perché la credibilità di Paese si misura sulla lotta senza quartiere alla corruzione".

Intanto il decreto fiscale che accompagna la manovra[6], completo della bollinatura della Ragioneria generale dello Stato, è arrivato al Quirinale. L'esame è già in corso ma al momento è impossibile fare una previsione sui tempi della firma.

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