Jumat, 28 Oktober 2016

La Lazzarini contro la Busetto: "Abbiamo ucciso insieme la signora Pamio" - VeneziaToday

"Ho delle responsabilità nei riguardi della morte della signora Lida Taffi Pamio". Queste le prime parole di Susanna "Milly" Lazzarini venerdì mattina, nell'area bunker di Mestre, durante la seconda udienza del processo d'appello nei confronti di Monica Busetto, Processo per il delitto Pamio, udienza del 14 ottobre 2016
scarcerata dopo 2 anni di reclusione e ora sottoposta a obbligo di firma e di dimora a Venezia. Se in un primo momento la Lazzarini
aveva confessato il delitto, dichiarando di aver fatto tutto da sola, durante gli ultimi due interrogatori ha ritrattato, spiegando che la Busetto c'era nell'appartamento della sua dirimpettaia. C'era e avrebbe partecipato all'omicidio."

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LA RICOSTRUZIONE DI QUEL 20 DICEMBRE 2012 - "Sono uscita di casa molto presto, verso l'una e mezza. Volevo andare dalla signora Pamio e rubare qualcosa, sapevo che era una persona benestante - queste le prime parole della Lazzarini - L'avevo vista un paio di volte, ma mia mamma e mia zia andavano ogni domenica  a casa sua a giocare a tombola. Mi sono avvicinata al palazzo di via Vespucci, ho appoggiato la bici all'ingresso e ho suonato". La Lazzarini ha spiegato di essere entrata in casa, accolta dalla signora Pamio preparata e ben acconciata, temeva che quella visita inaspettata portasse con sé delle notizie negative. "Mi voleva offrire qualcosa da bere, ho chiesto un caffè e poi di poter andare in bagno, ma sono andata subito in camera da letto. Ho rovistato nell'armadio, tra i vestiti e nei cassetti per trovare soldi, ma non c'era nulla. La fretta era tanta. Vicino al letto c'era un portagioie".

Dopo aver arraffato alcuni monili, si è diretta verso il salotto, aveva gli ori in mano. "Mi ha subito chiesto il perché - ha continuato la Lazzarini - Mi ha detto che ero una ladra, che era una vergogna. Ho cercato di scusarmi in mille maniere. Però lei ha detto che mi avrebbe denuncia to e avrebbe parlato subito con mia madre. Ho avuto tante emozioni lì: paura, terrore e rabbia. Ho cercato di farla soprassedere, ma lei era decisa". La discussione sarebbe partita con un tono normale, per poi alterarsi sempre di più. Milly ha specificato di essere stata presa dal panico, di aver pensato alla famiglia, alla denuncia: "Non so cosa sia successo: ho visto uno schiaccianoci in ferro che era appoggiato sul cucinino e ho colpito la signora Pamio in testa. È caduta a terra ma non ha perso i sensi. Era stordita. Si dimenava, farfugliava. Parole che non capivo. Avevo tanti pensieri in testa".

Poi è scattata una molla. Milly ha visto un ceppo sul cucinino, ha preso un coltello e ha cominciato a minacciare la signora Pamio. Poi ha sentito la porta di casa chiudersi improvvisamente: "Ho visto la signora Busetto in casa. Mi sono chiesta come avessa fatto ad entrare". La Lazzarini sapeva chi fosse, l'aveva capito sulla b ase di quanto le aveva raccontato in passato la madre. "Si è avvicinata verso il soggiorno chiedendo cosa stesse succedendo". Tra le due ci sarebbero stati pochi scambi di parole, e subito l'intesa di "sbarazzarsi" della donna. Poi il piano della Busetto: "Meglio strangolarla che accoltellarla". E così fecero. "Ho avvolto il cavo di un decoder attorno al collo della signora Pamio e ho stretto con forza, fino a che si è spezzato. La signora Pamio si dimenava, così ho ordinato alla signora Busetto di prendere della carta e di mettergliela in bocca. Così ha fatto".

Poi sono seguite le pugnalate. "Ho cominciato con il primo coltello - ha raccontato la Lazzarini abbassando lo sguardo - l'ho pugnalata al petto. Pensavo di ucciderla subito, ma non è stato così". La signora Pamio continuava infatti a dimenarsi con gli occhi sbarrati. "Ero arrabbiata, provavo dei sentimenti allucinanti. Mi sembrava di essere in un film. Ho preso vari coltelli e con uno di questi ho dato varie pugnalate sopra la linea delll'ombelico, tanto che per due volte si sono rotte le lame del coltello. Non moriva. Mi sembrava di essere un automa. Ho detto alla Busetto di alzarle la maglia, non volevo vedere i suoi occhi. C'erano altri due coltelli, ne ho preso uno e ho dato altre pugnalate". Poi la Busetto si sarebbe incaricata di darle il colpo di grazia. "Ma lascia stare che non sei neanche capace di uccidere una persona", avrebbe detto prima di prendere l'ultima lama e accoltellarla alla gola. "Ha iniziato a uscire molto sangue. Mi sono impressionata. Ero inginocchiata e mi sono alzata per la paura".

Il racconto della Lazzarini è poi continuato con gli attimi successivi alla morte di Lida Taffi Pamio. Le due donne hanno visto un telefono cellulare vecchio modello, per paura che potesse suonare l'hanno smontato, togliendo la batteria. "Poi abbiamo tolto l'oro dal corpo della signora Pamio. Aveva due anellli per mano. Uno di questi anelli l'aveva sfoggiato con aria di superiorità a mia madre e mia zia. Un anello che si sarebbe fatto fare a mano. Ho sfilato l'anello e ne ho sfilato un altro. Mi pare fosse la mano sinistra. La signora Busetto ha preso quelli della mano destra, poi abbiamo visto che aveva la collanina al collo. Io ero vestita come ero entrata. Giubbotto, guanti, cappello. I guanti non me li sono mai tolti".

"Insceniamo una rapina, apriamo cassetti e rovistiamo in giro". Questo il piano della Busetto, messo in pratica dalla coppia. Poi le si rompe la voce, beve un po' d'acqua e continua nel racconto: "Fuori dalla camera da letto mi ha sbattuto contro il muro, si è tolta i guanti e mi ha graffiato il viso. 'Qui ci sono persone che ti conoscono'. Mi ha intimato di prendere le chiavi di casa. A quel punto ho tirato fuori tutto l'oro che avevo in tasca, le ho detto di prendere tutto, non mi interessava più niente. Volevo solo andarmene" . Ma le cose sono andate diversamente: la Busetto ha preso solo la collanina, il resto della refurtiva in tasca alla Lazzarini. "Ho visto la Busetto entrare in casa e chiudere la  porta. Poi sono scappata. Ho preso la bici e mi sono allontanata. In quel momento non ragionavo, volevo solo tornare a casa".

L'incontro in prigione. "Non ho mai avuto contatti con lei finché non sono andata in carcere. Sapevo che era stata condannata, ma pensavo non fosse a Venezia. Ci siamo incontrate quando io ero in infermeria". Uno scambio di sguardi, ma Milly non avrebbe riconosciuto subito la sua complice, e solo le detenute da più tempo in carcere sono riuscite a dissiparle i dubbi. "L'ho incontrata nuovamente nei corridoi, ci siamo guardate, poi ognuna è andata per la sua strada". Poi la Lazzarini è stata trasferita in sezione in una cella con la signora Busetto. "Ho pensato subito di essere stata messa lì appositamente - ha sottolineato - Non so se fosse stata richiesto dalla Busetto. Quando l'ho vista ho avuto un forte scossone dentro di me, ma ho fatto finta di niente. In cella eravamo in cinque". Le due donne si sono comportate come se non si conoscessero, per non dare nell'occhio, considerata anche la presenza di altre detenute.

Poi la conferma dell'accordo con la Busetto. "Mi chiedevo per quanto tempo sarebbe andata avanti così, poi a gennaio poi ci siamo affrontate in chiesa. La signora Busetto mi stava dicendo "mi raccomando vai avanti a tenere il gioco". Poi, dal nulla, la proposta, davanti alle compagne di cella: 'Tu sei dentro per omicidio, no? Se ti accolli anche questo, io ti metto apposto la famiglia, cosa ne dici?'. Io non ho nemmeno risposto, le detenute l'hanno guardata sconvolte. Hanno detto che pensavano che fosse uno scherzo". In più di una circostanza la Busetto ha riproposto l'accordo alla Lazzarini, spiegando che con i soldi si può fare tutt o, che avrebbe venduto la casa a Venezia e avrebbe sistemato i suoi figli. "Ho accettato, perlomeno una cosa la potevo fare, ed era quella di mettere in sicurezza la mia  famiglia".

È quindi seguito un interrogatorio di molte ore, durante il quale Milly si è accollatta tutte le colpe dell'omicidio. "Il pm non credeva alla mia versione e ho insistito. È stato molto duro, perché ho dovuto memorizzare le falsità da tenere a mente. Dopo linterrogatorio sono stata avvisata dagli agenti che avrei dovuto preparare le mie cose: ho saputo solo dopo di essere stata trasferita a Trento".

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