Sabtu, 22 Oktober 2016

Opere pubbliche e assunzioni, gli impegni di Renzi per la Sicilia - La Repubblica

"Una terra dal potenziale pazzesco con un gigantesco problema di autostima". E' questa la Sicilia, secondo Matteo Renzi, che la stessa definizione, qualche secondo dopo, usa per il Paese intero. Esortazione e invito a non rassegnarsi viaggiano insieme, nelle parole che il premier rivolge alla platea con qualche sedia vuota del teatro Massimo, ai docenti seduti sul palco con la toga addosso, in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico a Palermo. "Ci sono cose che non funzionano, che, è verò, sono molte di più di quelle che pensiamo, ma possediamo soprattutto asset e opportunità impressionanti. Basta con chi si lamenta solt anto, e alimenta la cultura della rassegnazione. Il mondo chiede bellezza, cultura. Questo è il ruolo dell'Italia, del Mezzogiorno e della Sicilia: in un mondo che pensa solo ai numeri - afferma Renzi - occorre dire che i veri valori che sono in ballo sono quelli della cultura, dell'idealità della conoscenza. Non bisogna cedere alla cultura della rassegnazione". Il presidente del Consiglio, in un'occasione istituzionale, non parla del referendum, come invece ha fatto ieri al teatro Santa Cecilia[2]. Conferma, però, l'attenzione per una terra dalla quale - anche nella consultazione del 4 dicembre - si attende molto, ovvero una spinta verso la vittoria del Sì. Torna sul G7 a Taormina: "Sarà una gigantesca operazione sul brand, Taormina, certo, ma sul brand Sicilia. Tutte le operazioni di successo degli ultimi dieci anni, si sono accompagnate a una brillante operazione di comunicazione. Senza una buona storia da raccontare, anche il prodotto migliore non sar à venduto. Senza una buona storia da raccontare la Sicilia continuerà ad avere un quinto dei turisti delle Canarie o delle Baleari". Renzi dice che nella legge di stabilità ci saranno "sgravi per le assunzioni in una terra piegata dalla mancanza di posti di lavoro" e annuncia che il 16 novembre sarà di nuovo in Sicilia con il ministro Delrio "per fare un giro delle infrastrutture aperte". La critica ai "baroni". Renzi afferma che "mai nessun governo, in passato, aveva investito tanto in questo settore. Le riduzioni di spesa indiscriminate, purtroppo, hanno provocano ferite non risanabili. Con l'obiettivo di rivedere la spesa e stare attenti ai conti pubblici, nel tempo, nell'Università si è tagliato in modo dissennato". Ma il premier non ha risparmiato critiche agli accademici. "Baronie, eccessi burocratici e connivenze tra politica e casi di cattiva gestione - ha osservato - hanno creato un clima negativo che ha giustificato nell'opinione pubblica i tagli fatti. La politica si prende le proprie responsabilità, ma d'ora in poi lo faccia anche la classe dirigente e quella accademica in particolare".

Messina Denaro "mi toglie il sonno". "Se c'è un Matteo che riesce a levarmi il sonno - dice Renzi - non è Salvini, può fare quello che vuole, ma non riesce a toglierci nulla. Ma Matteo Messina Denaro sì, e lo dic o nelle terre dove è cresciuto". Renzi a Trapani si sofferma sulla lotta alla mafia ma anche su temi locali. "Su Ryanair a Trapani vi assicuro un impegno personale", dice il premier parlando al cinema Ariston, dove è giunto dopo aver partecipato alla cerimonia di Palermo. Nei mesi scorsi si era parlato della possibilità di chiusura della base Ryanair a Trapani Birgi e oggi al premier è stata recapitata una lettera di alcuni cittadini trapanesi che gli sollecitano di mantenere sul caso l'attenzione alta.

La riforma e l'Ue. "La riforma costituzionale non è il nostro traguardo, il nostro obiettivo, ma il punto di partenza per dire in Europa e nel mondo che l'Italia è più semplice. Mi servirà a dire che in Europa servono le riforme strutturali". Matteo Renzi guarda al referendum e invoca il Sì per chiedere all'Ue di cambiare. Lo fa nel corso del suo frenetico tour in Sicilia, durante la tappa di Trapani. Il premier torna ad attaccare quelli che, c ome aveva detto ieri sera a Palermo, si oppongono alla riforma perché "non vogliono andare ai giardinetti". "L'obiettivo della variegata alleanza di quelli che dicono No, ovvero D'Alema, Berlusconi, Monti, Dini, Fini, Cirino Pomicino, di coloro che hanno repentinamente cambiato idea, non è quello di non cambiare la Costituzione - afferma Renzi ma di mettere in discussione il governo e di riprendersi quel ruolo che abbiamo tolto loro perchè non sono stati in grado di cambiare le cose. Hanno fatto inciuci e commissioni e tutto è rimasto uguale. Ma noi vogliamo il futuro, non il passato. La riforma non è un traguardo, è il punto di partenza per un nuovo Paese. Vogliamo che si rimetta in moto e non che continui con le stesse facce degli ultimi 30 anni". Non manca una stoccata per Bersani: "Calderoli con la camicia verde ha fatto la legge elettorale e poi ha detto che era una porcata... un altro statista. Tra l'altro Calderoli l'ha votata la riforma e poi h a cambiato idea. Come Renato Schifani, che ha parlato in Aula e in tv ha detto che avrebbe votato sì e poi ha cambiato idea. Come altri "...ani". La mia battuta è per quelli di sinistra perché c'è qualcuno a sinistra il cui nome che fa rima con Schifani che ha fatto la stessa cosa... Libertà".

La polemica con i M5S. Renzi parla di Luigi Di Maio. E dice ridendo: "Afferma

che non dice per chi tifa nelle elezioni Usa per non influenzare gli americani... Forse strizza l'occhio a quelli come Trump". Poi si fa serio. "Di Maio sostiene che in Italia c'è una dittatura come quella di Pinochet. Non si ricorda cosa è accaduto dall'11 settembre in poi in Cile, quante persone sono state torturate. Sostenere che in Italia c'è una dittatura è ingiusto non per ma per l'Italia".[1]

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