Paura e delirio a Las Vegas? Il dibattito presidenziale di stanotte - l'ultimo tra Hillary Clinton e Donald Trump - si preannuncia (come già i due precedenti) pieno di sorprese. Si inizia alle 3 del mattino italiane, all'Università del Nevada a Las Vegas. I temi sono: immigrazione, economia, fisco, Corte suprema, politica estera e l'«idoneità» dei candidati per la presidenza. Le domande saranno scelte dal presentatore di Fox News Chris Wallace. Se nel primo dibattito del 26 settembre Hillary Clinton ha assistito all'autodistruzione dell'avversario e nel secondo è stata spinta sulle difensive anche se premiata dai sondaggi, stavolta riuscirà a presentare agli elettori un messaggio positivo che dia loro una ragione per votare per lei e non solo contro Trump? È lei quella vicina alla vittoria secondo tutti i sondaggi, ma è lui quello che continua a rubarle i riflettori. E il candidato repubblicano sta volta si è esercitato più del solito, presso il suo campo da golf in New Jersey, facendo interpretare Hillary Clinton al governatore Chris Christie (forse un giorno, se quest'ultimo si candiderà di nuovo, emergeranno le registrazioni). Ecco cosa aspettarsi dal dibattito di stasera.
Strette di mano: la fine di un rituale di cortesia?
Erano una tradizione, un momento di cortesia (più o meno sincera). Ma nella campagna elettorale più cattiva della storia c'è sempre meno posto per rituali come questo. Hillary Clinton e Donald Trump non si sono nemmeno stretti la mano prima dell'inizio del secondo dibattito, il 9 ottobre a St. Louis. E al first guy Bill Clinton, che ha offerto la sua a Melania, era stata tesa una trappola: la campagna del miliardario voleva far sedere tre donne che accusavano l'ex presidente di stupro e violenze sessuali insieme alla famiglia in modo che si trovasse faccia a faccia con loro. All'ultimo minuto, la Commissione dei dibattiti presidenziali è intervenuta per impedirlo. Stavolta, per non correre rischi, secondo il New York Times la campagna di Clinton abbia chiesto che le famiglie dei candidati entrino in prossimità dei posti dove and ranno a sedersi.
Escalation
Ci si aspetta che Trump attacchi la «stamina» (la resistenza fisica) di Hilary Clinton e affermi che la sua salute è cagionevole. Si tornerà di certo a parlare del server privato su cui Hillary Clinton ha tenuto le mail quand'era segretario di Stato, ma anche delle «altre email» - quelle dello staff della candidata - che sono state «hackerate» e nei giorni scorsi pubblicate da Wikileaks. E Trump probabilmente punterà all'idea che l'intera elezione sia truccata, come ha fatto con insistenza nei comizi[1]< /small> e su Twitter nella scorsa settimana. I legami della rivale con gli interessi dell'establishment sono anche il tema del suo più recente spot televisivo di 30 secondi, intitolato «Change»: ma se è vero che Donald potrà contare con un certo successo sul sospetto per Hillary in quanto espressione dell'establishment, resta da vedere quanti si convinceranno che lui davvero porterebbe il cambiamento?
Il fratello di Obama e la madre di Bengasi
Continua la battaglia degli invitati. Trump schiera in prima fila il suo sostenitore Malik Obama, fratellastro 58enne del presidente che ha creato la fondazione «Barack H. Obama» dandole il nome del padre, e accusando invece l'inquilino della Casa Bianca di non averlo mai aiutato a migliorare la situazione del villaggio natio in Kenya e di essersi comportato freddamente. Il miliardario ha anche invitato Pat Smith, la madre di un americano ucciso a Bengasi, in Libia, durante l'attacco al consolato Usa l'11 settembre 2012. La donna era presente anche alla convention repubblicana di Cleveland dove ha lanciato accuse durissime alla candidata democratica. Quanto al resto del pubblico: l'università ha limitato l'accesso al dibattito agli studenti con i voti migliori. Serve una B per chi è iscritto ai master, e almeno una C per chi frequenta corsi di laurea. Chissà se emergeranno altri personaggi inquietanti come Ken Bone, che al secondo dibattito sembrava un simpaticone e venne paragonato a un cartone animato ma poi si scoprì che era un erotomane feticista che definiva le donne incinte «magnifici sottomarini».
Il moderatore Chris Wallace
Sceglierà lui le domande per i candidati, che avranno due minuti per rispondere e poi la possibilità di replicare al rivale. Wallace è noto per gli interrogatori aggressivi di candidati democratici ma anche repubblicani. Nel 2016 ha intervistato Obama su Fox News, il primo colloquio concesso dal presidente al canale tv di destra negli ultimi due anni. A differenza dei precedenti dibattiti, in cui Trump ha suggerito che i moderatori fossero di parte («Bene, uno contro tre» ha detto a Anderson Cooper e Martha Raddatz il 9 ottobre) oppure ha lamentato che il suo microfono non funzionasse, stavolta è improbabile che se la prenda con Wallace.
L'ombra di Wikileaks
Molti si aspettano che non solo Trump, ma lo stesso moderatore parlino delle mail hackerate di John Podesta, il manager della campagna elettorale di Clinton. Sono state diffuse da Wikileaks negli ultimi giorni. Ci sono email che mostrano gli scambi di cortesie e complimenti tra i giornalisti e i manager di Hillary e che rivelano quello che il sito Politico ha definito «il rapporto oleoso tra stampa e potere»: i reporter devono ingraziarsi le fonti per diventare «insider». C'e chi li difende sottolineando che quel che conta sono gli articoli che producono alla fine, ma Trump userà queste rivelazioni come munizioni, dato che sin dall'inizio ha additato i media come alleati di Clinton. Nei materiali diffusi da Wikileaks ci sono altri episodi imbarazzanti: una consulente di Hillary che scherza sui cattolici e gli evangelici conservatori e la «bastardizzazione della fede»; un� ��altra che definisce la difficoltà della candidata di scusarsi come «una patologia»; email che suggeriscono che il governo del Qatar - che Clinton aveva accusato di appoggiare il terrorismo - stava donando un milione di dollari alla fondazione di famiglia per il compleanno di Bill; i discorsi fatti dalla candidata presso Goldman Sachs dei quali avrebbe cercato di evitare la diffusione durante le primarie. Probabilmente Hillary proverà a spostare l'attenzione dai contenuti delle email al modo in cui sono state rese pubbliche e al ruolo della Russia nei cyberattacchi contro la campagna elettorale Usa. Comunque sia, ce n'è abbastanza per far passare la voglia di comunicare qualunque informazione intima via email.
Quel che conta sono gli stati in bilico
Va ricordato che i sondaggi e i giudizi finali su chi ha vinto e su chi ha perso contano fino a un certo punto. Mancano tre settimane al voto dell'8 novembre e tutti gli occhi sono puntati su come voteranno Florida, North Carolina, Ohio e Pennsylvania. Trump deve vincere in tutti e quattro questi stati «in bilico» per poter conquistare la Casa Bianca. Ma Hillary Clinton è in vantaggio, secondo i sondaggi monitorati da RealClearPolitics. Non solo: sta tentando di strappare al rivale anche stati tradizionalmente repubblicani come l'Arizona.
19 ottobre 2016 (modifica il 19 ottobre 2016 | 15:50)
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References
- ^ che l'intera elezione sia truccata, come ha fatto con insistenza nei comizi (www.corriere.it)
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