Il movimento, giovane e snobbato dagli intellettuali, trovò nel premio Nobel il proprio vate, una sorta di grande vecchio capace di investirli di una legittimità anche culturale e non solo politica. Non a caso sia Gianroberto Casaleggio che lo stesso Grillo finirono per "adottarlo", cosicchè a capo del M5S ormai si era instaurata una sorta di trinità. I due fondatori gestivano la parte pratica della vita interna, Fo fiancheggiava con la piena libertà di parola e di provocazione concessa ad un artista. Insieme hanno scritto anche un libro: Il grillo canta sempre al tramonto (Chiarelettere), saggio che provava a spiegare la genesi dei Cinque Stelle. Nei casi più spinosi Fo veniva regolarmente consultato, spesso anche solo come gesto di rispetto nei suoi confronti. Lui ricambiava salendo sul palco, quando necessario , durante le campagne elettorali; oppure, poche settimane fa, dipingendo un quadro (la pittura, altra grande passione) e regalandolo al movimento[2].
Su un punto Fo insisteva molto. Lui continuava a reputarsi di sinistra. Era lo stesso di sempre, diceva di sé: cioè quello che si esibiva insieme a Franca Rame nelle università occupate con il suo collettivo teatrale La Comune; che fondò il Soccorso Rosso, nato per fornire assistenza legale e monitoraggio delle condizioni dei militanti della sinistra extraparlamentare nelle carceri italiane; che si esibiva per i ragazzi dei centri sociali come il Leoncavallo. Adesso però, parlando dei suoi vecchi compagni, era impietos o: "Alcuni di loro mi fanno un po' tristezza. Non hanno capito che il mondo sta cambiando, i ragazzi non li capiscono. Sembrano un'altra razza". Si rendeva conto insomma che la vena protestataria e antisistema stava ormai andando da un'altra parte. Contestava al Pd di aver perso i valori che animavano il Pci. "A chiunque appare evidente che c'è in corso una campagna contro il M5S - disse nel gennaio scorso[3] - Ma come può fare il Pd a ergersi a moralizzatore con tutti gli scandali in cui è coinvolto e dappertutto? Ma stiamo scherzando? Qui non è la pagliuzza e la trave, qui c'è l'ira di dio nell'occhio...".
Di sicuro incardinarlo su un binario non è mai stato semplice. Nel 2005 si candidò anche alle primarie del centrosinistra a Milano, perse contro il prefetto Bruno Ferrante, lo sostenevano Milly Moratti, Rifondazione comunista e un gruppo chiamato "Gli amici di Beppe Grillo", un M5S in provetta. Nella scorsa primavera fu determinante nel bocciare la candidatura a sindaco sempre di Milano di Patrizia Bedori (M5S) né disse mai se alla fine avrebbe votato i pentastellati oppure Basilio Rizzo, candidato della sinistra radicale e suo antico sodale. Al ballottaggio tra Beppe Sala e Stefano Parisi la butto lì: "Quasi quasi...". Sì, votare il centrodestra. Per punire la sinistra che non fa più la sinistra, si infervorava. Come sempre: spiazzante.
Nel salotto di casa sua, un normalissimo appartamento su Porta Romana, sono appese decine di maschere di teatro. Ne andava fiero e per lui erano un po' il senso della vita: a volte serve indossare un'altr a faccia, ma dietro bisogna conservare sempre se stessi. E infatti le motivazioni del premio Nobel, pure quelle, le teneva in bella mostra in quella stessa stanza: "Perché, seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi".
[1]References
- ^ spiegò a MicroMega (temi.repubblica.it)
- ^ regalandolo al movimento (www.repubblica.it)
- ^ nel gennaio scorso (www.repubblica.it)
- ^ Dario Fo (www.repubblica.it)
- ^ Sinistra (www.repubblica.it)
- ^ M5S (www.repubblica.it)
- ^ Democrazia Proletaria (www.repubblica.it)
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