Le modifiche all'Italicum sì, ma nelle due settimane successive al referendum sulla Costituzione. E' questa la mossa di Matteo Renzi davanti alla minoranza dem in direzione Pd[1]: apertura massima davanti alle critiche, ma rinviata il giorno dopo il risultato della consultazione che di fatto cambierà tutto. Una trappola secondo i critici che ora più che mai sono con le spalle al muro davanti ad un annuncio che, dicono, "non dà abbastanza garanzie": "Sia fatto prima del voto, oppure voto No e mi dimetto", ha replicato l'ex presidente Gianni Cuperlo. "La proposta non è sufficiente", ha detto il deputato Roberto Speranza.
Per Renzi questa è la sola strada che offre per "togliere l'alibi della legge elettorale" in un dibattito che per il segretario resta "surreale": "Quello che deve essere chiaro è che la nostra responsabilità di tenere unito il Pd non può arrivare al punto di tenere fermo il Paese". Il Partito democratico si trova al bivio ancora prima del referendum sulla Costituzione e prova a superare i dissidi interni con un tentativo di mediazione lanciato in extremis dal palco della direzione dallo stesso segretario dem. La proposta di Renzi prevede quattro punti: la creazione di una delegazione con la minoranza per affrontare le modifiche "a patto che parli con tutti, compresi i 5 stelle"; un dibattito su collegi, premio e ballottaggi; la proposta Chiti-Fornero come testo base per l'elezione dei futuri senatori; i tempi certi della modifica dell'Italicum entro 15 giorni dal referendum. � �Matteo ci dà un compito difficile", ha commentato il capogruppo a Montecitorio Rosato, "e mette in discussione i tre pilastri dell'Italicum. Un'apertura più grande non poteva esserci".
In mattinata davanti all'assemblea generale di Assolombarda Confindustria Renzi aveva detto: "Non si può dire sempre 'no'. L'Italia smetta di essere la patria delle divisioni". Ai giornalisti che chiedevano se fosse una giorno difficile aveva risposto: "Per chi? Forse per lei". Intanto il Movimento 5 stelle continua la campagna per il No: "Agli indecisi dico di votare con la pancia", ha scritto Beppe Grillo in un appello pubblicato sul blog. "Io non mi fido e voto No".
La replica di Renzi – "E' difficile fare una conclusione", ha detto il presidente del Consiglio al termine delle due ore e mezzo di discussione. "Da un lato la consapevolezza che siamo gli unici ad avere questi momenti di confronto. Non siamo noi strani, sono gli altri. Dappertutto nelle comunità democratiche c'è un luogo dove si discute. E il fatto che talvolta non venga riconosciuto è un momento di debolezza. Sarebbe affascinante entrare nel merito. Non sono d'accordo ad esempio che il ballottaggio non serva in caso di tripolarismo, ma è un'opinione mia. Sarebbe interessante entrare nel merito, ma fuori di qui c'è l'Italia". Quindi il dibattito sulla legge elettorale: "Di fronte alle sfide di questo Paese ci sono due domande: la prima è quella di Cuperlo, ma come ci hai costretto in questo dibattito sulle riforme costituzionali. Queste riforme sono un puntiglio o sono un elemento fondamentale d elle credibilità del Paese? La domande è perché ci stiamo giocando tutto lì? E il secondo elemento: io faccio mie le parole di Fassino. Ho detto che c'è una commissione e per me c'è. C'è il massimo impegno da parte nostra sulla modifica dell'Italicum ma senza trasformarlo in tormentone, come dice Franceschini. E poi è evidente che bisognerà trovare un punto di caduta, comunque vada il referendum. Lavoriamo e nelle settimane successive al referendum andiamo a vedere lo stato dell'arte. La riforma da oggi non tocca più la legge elettorale, perché abbiamo deciso di discuterla".
Renzi ha quindi detto che serve andare a vedere la maggioranza in Parlamento per vedere se ci sono i voti: "Noi abbiamo fatto miracoli in questa legislatura perché le elezioni si vincono prendendo i voti ed è lì il peccato originale di questa legislatura, il fatto di aver preso il 25 per cento. L'alleanza con altri è effetto dello stato di necessità che deriva dalla mancanza dei numeri in Parlamento". "Se si supera il bicameralismo paritario, avremo indubbiamente un Senato che non fa le stesse cose della Camera. Ce ne rendiamo conto che questo è un passaggio storico molto più importante di come tornerete in Parlamento la prossima volta? Perché se da 70 anni non siamo riusciti a farlo questo tema mette le vertigini".
Il discorso di Renzi: dalle stime sulla crescita alle modifiche all'Italicum – Il presidente del Consiglio davanti alla platea della direzione Pd ha iniziato ricordando che si tratta della 31esima riunione del partito: "Noi parliamo qui. Abbiamo scelto la democrazia interna e non i caminetti dei big o presunti tale. Lo avevamo promesso nelle primarie e l'impegno congressuale vale più dei mal di pancia dei leader". Il segretario ha iniziato parlando della situazione economica in Italia: "Lottavamo con la Grecia per non recedere, oggi lottiamo per la Champions. I numeri dell'economia sono ancora troppo bassi per le nostre ambizioni. Ci sono dei segnali positivi, ma anche elementi da prendere in considerazione. Oggi registriamo un dato della produzione del più 4 per cento annuo, discutiamo di un aumento dei posti di lavoro con il Jobs act, ma abbiamo ancora sulle nostre spalle anni di difficoltà : i numeri dei ragazzi che se ne vanno sono un problema perché non hanno una ragione per ritornare. Sembra ridicolo chi fa la polemica tra le stime del governo (1%) e quelle dell'Fmi (0,9%).[2] Si possono fare valutazioni ma che si aprano discussioni sui quotidiani per due giorni fa scattare un sorriso anche perché le stesse voci preoccupate non si levarono quando nel 2012-2013 la crescita era del meno due per cento. Dal meno due siamo passati al più 1, non è ancora sufficiente ma la direzione è tornata giusta". Secondo Renzi è un dato di fatto che oggi in Italia "ci sono diritti in più e tasse in meno". E ha poi citato l'intervento sulla scuola con la tanto contestata riforma Renzi: "Abbiamo fatto un investimento di 3 milioni di euro".
Secondo il segretario Pd l'Italia è un Paese che rispetto a due anni fa, quando è diventato presidente del Consiglio, si è "mosso dalla palude". "Le polemiche si sentono solo se voli a bassa quota e l'Italia del 2017 non può volare a bassa quota", ha detto. "Sarà un anno cruciale per l'investimento in politica internazionale. Surreale che la discussione politica che stiamo facendo si concentri sul premio di coalizione alla lista o sul modello elettorale che abbiamo voluto in modo coerente con la storia degli ultimi anni". Secondo Renzi "lo scontro dialogico" è una dimensione importante e costante del partito: "Da quando sono stato segretario non c'è mai stato un momento senza polemica interna, siamo in una situazione di scontro permanente".
Poi ha parlato della necessità di trovare una mediazione sul tema Italicum: "Ognuno quando fa un compromesso deve cedere su qualcosa. Altrimenti si cade nel contrario che è il fanatismo. Io ad esempio ho deciso di rinunciare al Senato di sindaci. Se ci sono persone che hanno votato dalle tre alle sei volte a favore di questa riforma e poi scrivono No nell'urna sono libere di farlo, ma faranno i conti con la loro coerenza". Renzi ha continuato a difendere il sistema di voto voluto dal governo come il migliore, ma ha detto di essere pronto alle modifiche: "Noi pensiamo che la legge elettorale funzioni". Per dire di No a questa riforma gli altri usano "le banche, l'immigrazione, le bollette" perché "quando entrano nella discussione del merito la ritengono una buona legge. Resta un solo alibi e io lo voglio togliere". E ha quindi fatto la sua proposta: "Provo a offrire una soluzione, nel rispetto di tutti. Io ho il compito politico di affrontare il tema del cosiddetto combinato disposto tra riforma costituzionale e legge elettorale. Essendo così importante la riforma mio compito è cercare ulteriormente le ragioni di un punto di accordo". Il segretario ha poi detto quali sono i punti su cui è possibile discutere: "Noi pensiamo che il Pd possa discutere sui tre punti fondamentali che sono: ballottaggio sì o no, premio alla lista o coalizione, modo in cui si scelgono i deputati ovvero, collegi, liste bloccate o preferenze. Propongo che vi siano tempi certi: non possiamo farlo in campagna referendaria ma l'impegno è iscriverlo in discussione nelle commissioni competenti nelle due settimane immediatamente successive". E poi la formazione di un gruppo rappresentativo che possa procedere con le trattative: "Propongo una delegazione formata dal vicesegretario del Pd come coordinatore, i capigruppo, il presidente, più un esponente della minoranza . Siamo totalmente disponibili a lavorare, chiedo solo di sentire tutti gli altri partiti, anche i 5 stelle, siamo per utilizzare queste settimane e mesi per togliere tutti gli alibi". Infine Renzi ha anche proposto di prendere in considerazione il testo Chiti-Fornaro per l'elezione dei senatori come testo base da cui far partire la discussione a Palazzo Madama: "Al Senato ad oggi non è presentabile alcun testo di riforma della legge elettorale, perché fino al referendum la presidenza non è d'accordo all'avvio di una discussione in tal senso. C'è però una proposta Chiti-Fornaro. E io dico che sono disponibile a prendere come testo base questo testo".
Cuperlo: "Toni della campagna referendaria difficili da comprendere" – La minoranza dem per tutta la giornata ha atteso la mossa del segretario Pd per decidere come esporsi: nessuna riunione preliminare e temporeggiamenti. Tra i primi a intervenire in direzione c'è stato l'ex presidente del Partito democratico Gianni Cuperlo: "L'idea di bloccare per altri 2 mesi il Paese su un referendum che non avrà impatto diretto su alcuno dei problemi che ci aggrediscono, resta una scelta incomprensibile". E poi l'attacco sui toni: "Difficile comprendere i toni di una campagna che alimenta una frattura che non è nell'interesse di nessuno. Trovo sbagliato che si vogliano stressare gli animi di una società già provata". Quindi di nuovo il riferimento all'arroganza più volte imputata al presidente del Consiglio in passato: "C'è un'arroganza che si fa come marchio di stagione. Io non ne faccio una ques tione di carattere, ma ne faccio una questione di ruoli. Lo dico a Orfini: all'ex sindaco Marino, assolto, il presidente del Pd doveva esprimere vicinanza e solidarietà sul piano umano. Invece twitti che lo hai cacciato perché incapace. Non va bene: allora quanti incapaci avremmo dovuto cacciare?".
Il deputato ha chiesto poi "di andare a vedere la sostanza di quello che Renzi ha proposto": "Oggi il Pd deve avere una sua proposta. E non deve essere solo una proposta di metodo. Non è un alibi quello che tu hai descritto da questa tribuna, ma una convinzione di un incrocio che non può funzionare. Tra questo sistema elettorale e la riforma del Senato". Poi una domanda: "E' stato fatto un passo nel sentiero, ma chiedo se c'è la volontà politica di fare quelle modifiche. Una proposta non può essere rinviata al dopo, io dico di andare a vedere la sostanza di queste parole nei prossimi giorni, poi ognuno assumerà le proprie decisioni". E poi l'annuncio che se non ci saranno le modifiche annunciate, Cuperlo il giorno dopo il referendum si dimetterà da deputato: "Se un accordo vero sulla legge elettorale non ci dovesse essere, il 4 dicembre non posso votare la riforma che ho votato 3 volte in Parlamento ma Matteo ti dico 'stai sereno' perché che se sarà così, un minuto dopo, comunicherò le dimissioni alla presidente della Camera".
Speranza: "Un alibi? Allora non ci siamo" – Per la minoranza Pd ha parlato anche il leader ed ex capogruppo alla Camera Roberto Speranza: "Se mi viene detto che la legge elettorale è un alibi. Allora non ci siamo. Se il punto è dobbiamo accontentare la minoranza che se no non vota, allora siamo fuori strada. Noi stiamo ponendo una questione di merito, ma non si può dire che è un alibi". L'ex capogruppo si dimise proprio dopo la decisione del governo di mettere la fiducia sull'Italicum: "Fu la spaccatura più grande nella storia di questo partito". Il deputato in merito alla proposta di Renzi ha detto: "Io ritengo che non sia sufficiente". E ha concluso: "Verrà un giorno dopo il referendum e vorrei che il giorno dopo restasse unito e le cose che ho detto non le ho dette a cuor leggero".
Giachetti: "Diteci quando finirà questa storia di cambi". Rosato: "Da Renzi non poteva esserci più apertura" – L'ex candidato sindaco dem a Roma ha replicato direttamente all'accusa di Cuperlo che se l'è presa con la scarsa sensibilità di Orfini su Marino: "Mi sarebbe piaciuta la stessa umanità e solidarietà da parte tua quando io facevo campagna elettorale a mani nude cercando di fermare il vento e la cosa più gentile che mi diceva Marino era che ero lo schiavo di Rutelli. Invece neanche una parola o una telefonata". Roberto Giachetti si è poi rivolto alla minoranza: "Diteci quando finirà questa storia di cambi e potremo avere una posizione del Pd. Spiegatemi dove diavolo è il punto di chiusura".
Il capogruppo alla Camera Ettore Rosato ha infine sottolineato l'apertura del presidente del Consiglio: "C'erano tre pilastri dell'Italicum e Matteo dice che non sono più tre paletti. Un'apertura più grande non poteva esserci e oggi ci sono le condizioni per tornare indietro se c'è una volontà politica ed invece mi spiace sentire parole di chiusura. Ci sono aspetti paradossali in questa discussione: noi dobbiamo ricordarci che nel fare le riforme non abbiamo usato neanche un po' di fantasia, abbiamo preso un dibattito di 30 anni e trasformato in un articolato di legge: fine del bicameralismo, diverso rapporto con regioni".
Renzi: "Non si può dire sempre No senza proporre un'alternativa" – Il presidente del Consiglio ha ostentato tranquillità intervenendo davanti a Confindustria: "Sono convinto delle nostre potenzialità a condizione che l'Italia smetta di essere la patria delle divisioni e cominci ad essere la patria della visione. Sono presidente del Consiglio da due anni e mezzo. Il fatto che lo sia diventato, non lo dico come una battuta, significa che in Italia tutto è possibile. Non vengo da una famiglia importante e non ho quarti di nobiltà. E dopo questi due anni e mezzo vengo a dire che sono più convinto del giorno uno delle nostre potenzialità. Non si può continuare a dire sempre 'no' senza proporre una alternativa". In platea era presente la leader della Cgil Susanna Camusso che ha commentato: "Il premier ha detto cose utili e ne ha detta una sicuramente nuova, che non bisogna avere politich e divisive. Finora ha avuto solo politiche molto divisive. Vediamo se questo rappresenta un cambiamento all'orizzonte".
Grillo sul blog: "Indecisi votate di pancia" – Intanto il Movimento 5 stelle continua la campagna per il No al referendum. "Indecisi: lasciatevi guidare dalla pancia, dall'istinto e votate!", ha scritto Beppe Grillo sul blog. "Io non mi fido, dico No. Non c'è altra interpretazione possibile e la loro malafede è evidente. Voi vi fidate di questa gente che vi chiede di confermare la loro riforma? Vi fidate di quelli che stanno sfasciando l'Italia? Vi fidate di Renzi, di Verdini, della Boschi?" chiede il leader M5s secondo il quale "il cittadino indeciso rischia di fare la fine dell'asino di Buridano che non sapendo scegliere tra due balle di fieno identico quale mangiare decide di stare fermo e morire di fame". Per Grillo gli indecisi devono farsi "guidare dalla pancia, dall'istinto" e votare No. "Io non mi fido. Non c'è altra interpretazione possibile e la loro malafede è evidente".
References
- ^ E' questa la mossa di Matteo Renzi davanti alla minoranza dem in direzione Pd (www.ilfattoquotidiano.it)
- ^ Sembra ridicolo chi fa la polemica tra le stime del governo (1%) e quelle dell'Fmi (0,9%). (www.ilfattoquotidiano.it)
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