«Sono l'ultima cosa tra voi e l'Apocalisse»: così Hillary Clinton si rivolge agli americani in un articolo pubblicato sul sito del New York Times. In un lungo racconto di Mark Leibovich, che l'ha incontrata durante la campagna elettorale, traspare tutto il peso di essere candidata in competizione con un personaggio come Donald Trump: «Ho avuto l'opportunità di incontrare tanti presidenti nel corso degli anni», ha detto Clinton. «Ho avuto i miei motivi di disaccordo con loro. Ma non ho mai dubitato per un nanosecondo che ogni mattina si svegliassero cercando di capire quale fosse la strada migliore da seguire per il Paese. Almeno erano persone serie». Il suo disprezzo per Trump, scrive Leibovich che l'ha incontrata poco prima di un dibattito a toledo (Ohio), è stato chiaro fin dall'inizio, molto più intenso di quello che traspare nei dibattiti e nei discorsi. Va ben oltre, sottolin ea Leibovich, del fervore competitivo con cui in genere un candidato elettorale tende a parlare del proprio rivale. «Ci si sente molto diversi- ammette Clinton, che è apparsa ancora un po' abbattuta dai postumi della polmonite- Se avessi avuto di fronte un altro repubblicano, avremmo i nostri disaccordi, non fraintendetemi, e starei comunque cercando di fare del mio meglio. Ma non andrei a letto la sera con un nodo alla bocca dello stomaco».
Trump: «Ora che mi sono state tolte le manette faccio a modo mio»
Hillary Clinton, secondo la media dei sondaggi effettuata da Real Clear Politics, è in testa in tutti i principali swing state, gli stati in bilico, fatta eccezione per Iowa e Georgia, dove Trump è avanti. Ma la candidata democratica guida in particolare nell'importantissima Florida (+2,4%) e pare irraggiungibile in Pennsylvania (+8,6%) e in Virginia (+7,5%). Il tycoon coglie l'occasione del caos dentro il suo partito e decide di fare ancor più di testa sua: «È bello che mi siano state tolte le manette. Ora posso combattere per l'America nel modo che piace a me». Poi aggiunge caustico: «A eccezione del tradimento a Bernie (Sanders ndr.), lasciato fuori dalla nomination, i democratici hanno sempre dimostrato di essere molto più leali fra loro dei repubblicani».
L'amore-odio per i media
Per Trump potere è successo, spiega il New York Times, e almeno fino a poco tempo fa quest'equazione era valida. La sua capacità, durante le primarie repubblicane, di parlare, twittare, o insultare ovunque e su qualsiasi argomento hanno rafforzato inizialmente l'idea che lui fosse più potente rispetto agli altri politici. Era talmente importante per lui essere sempre su tutti gli schermi che non gli interessava se poi pensassero il peggio di lui. Ciò che contava era non annoiare: una delle sue accuse più frequenti a Clinton, infatti, è stata che fosse noiosa durante i suoi dibattiti con Sanders. Per Trump, essere noiosi è la cosa peggiore di tutte, è disgustosa. Tant'è vero che il suo slogan è : «Rendere l'America di nuovo grande», mentre quello di Clinton è diventato «Più forti insieme». Era molto orgogliosa del suo slogan- racconta Leibovich- venuto fuori da una lu nga discussione con il suo staff. E quando le è stato fatto notare che assomigliava più ad uno slogan di crossift (una disciplina fisica che punta ad un allenamento intenso) che ad un grido di battaglia, ha replicato: «Funziona, perché ci credo davvero». Clinton è molto diversa anche nel suo approccio col pubblico: cauta sulla sceneggiatura, convinta che le preoccupazioni degli elettori e le proposte tangibili siano più importanti dello spettacolo, la candidata alla Casa Bianca ha sottolineato: «Alla fine della giornata, la gente sta andando a votare l'8 novembre. E, piaccia o no, i problemi saranno effettivamente parte del governo». Mentre Trump vede i mezzi di comunicazione come un veicolo per identificarsi, Clinton è diffidente rispetto alla sovraesposizione, ed è molto più concentrata su se stessa: lascia quel campo a lui, anche a costo di sembrare, appunto, noiosa. «Hillary si avvicina a questa campagna elettorale attraverso il portale di voler risolver e i problemi- scherza Robby Mook, il manager della sua campagna- La politica per lei, prima di tutto, non è un esercizio di comunicazione alle masse. Si tratta di trovare la giusta soluzione e andare avanti».
Clinton? È l'anti-Trump
Clinton, in altre parole, è l'anti-Trump, conclude il New York Times. Non è particolarmente divertente o mediatica, ma ha sfidato gli elettori a studiare le sue posizioni, ad ascoltare le sue risposte e a non guardarla solo per l'impatto emotivo del suo modo di stare di fronte al pubblico. Il che, nel 2016, può essere rischioso. Antiquata? «Io e mio marito ridiamo a volte mentre guardiamo l'Antiques Roadshow- riferendosi allo spettacolo di estimatori di antiquariato di tutti i tipi- A volte ci sentiamo come gli oggetti di antiquariato all'asta quando si tratta di politica».
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Trump-Clinton, il secondo dibattito: le foto della sfida tv per le presidenziali Usa[3]
11 ottobre 2016 (modifica il 11 ottobre 2016 | 18:49)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
References
- ^ Trump-Clinton, secondo dibattito elettorale: i video (www.corriere.it)
- ^ Trump sugli audio sessisti: «Mi vergogno, delle donne ho grande rispetto» (www.corriere.it)
- ^ Trump-Clinton, il secondo dibattito: le foto della sfida tv per le presidenziali Usa (www.corriere.it)
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