Kamis, 06 Oktober 2016

Esselunga, aperto ieri il testamento di Bernardo Caprotti: adesso è tutto nelle mani di Marina e Giuliana - News Italiane

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Poteva esserci la sorpresa. Ma non c'è stata. Qualcuno scommetteva davvero che nel testamento Bernardo Caprotti avesse lasciato l'ultimo tocco di un genio, ma ben noto anche per qualche stravaganza. Invece il documento letto ieri dal notaio Carlo Marchetti sembra avere tutti gli ingredienti di chi ci tiene che Esselunga rimanga così com'è, al riparo anche da guerre familiari. Sulla carta è così, ma non si possono escludere impugnative e carte bollate in una famiglia che da anni è ai ferri corti.

Stando agli atti, il controllo del colosso dei supermercati rimane saldamente nelle mani della moglie Giuliana e della figlia Marina. Ma per consegnare le chiavi del gruppo alla seconda famiglia Caprotti ha fatto una donazione già in vita: alla moglie Giuliana e a Marina è andato il 70% del capitale di Supermarkets italiani, oltre al 55% circa di Villata Partecipazioni», spiega un comunicato. Un affare non da poco visto che Villata Partecipazioni custodisce il controllo di Villata Immobiliare di Investimento e Sviluppo con i suoi circa 80 immobili commerciali concessi in locazione prevalentemente a Esselunga, oltre ad altri terreni agricoli e non.

Il resto è andato, come da «lasciato testamentario» ai figli di primo letto, Giuseppe e Violetta, con i quali la rottura è maturata negli anni. E allora i due fratelli si divideranno il 30% di Super- markets Italiani, ma anche il 45% complessivo di Villata Partecipazioni. Per finire Caprotti non ha dimenticato nel testamento la fidata segretaria, Germana Chiodi, alla quale negli anni passati aveva già fatto una donazione milionaria. Pare che i dossier importanti passassero d'obbligo dalla scrivania di Germana. E del resto l'ex segretaria di direzione collaborava nel gruppo dal 1968 e da anni supportava anche la moglie Giuliana e Marina. Di qui la scelta evidentemente di lasciarle la metà dei suoi risparmi. L'altra metà andrà ai nipoti, i tre figli di Giuseppe e ad Andrea e Fabrizio, figli di Claudio, fratello del fondatore di Esselunga, suo socio agli inizi dell'avventura imprenditoriale nei supermercati. Ci sarebbe poi una galleria importante di tele dona te al Museo del Louvre.

Basterà questo passaggio a consegnare il gruppo Esselunga ad un futuro di stabilità? È tutto da vedere per la verità, visto che Giuseppe e Violetta potrebbero avere qualcosa da dire sulla distribuzione dei pani di un impero da 7,3 miliardi di euro di fatturato e 290 milioni di utile con un valore nell'ordine dei 6 miliardi per il quale erano arrivate proposte d'acquisto da diversi fondi internazionali, tra cui Blackstone e Cvc, al vaglio dell'advisor Citi- group.

«Faremo di tutto per salvaguardare il grupp», si è limitato a dire Giuseppe dopo l'apertura del testamento e dopo un pensiero di vicinanza ai dipendenti del gruppo. Poco prima del primogenito aveva lasciato lo studio Marchetti anche l'avvocato Vincenzo Mariconda, attuale presidente di Esselunga, che ha dribblato ogni domanda. La sua presenza? «Solo una coincidenza». Ma è dato per scontato che Mariconda, da sempre una figura di garanzia, continuerà a guidare il gruppo a fianco di Carlo Salza, fedelissimo del fondatore da 16 anni. Tra le cose certe c'è anche che almeno per il momento è congelato il processo avviato da Citi per volontà di Caprotti di sondare delle offerte di vendita. Lo ha deciso il cda della holding.
Tutto è da rivedere adesso. Anche se è difficile immaginare che chi ha ora in portafoglio il 70% del gruppo possa contravvenire alle volontà del fondatore. Ammesso che la volontà reale di Caprotti prima della scomparsa fosse davvero quell a di cedere ad altri il controllo di un gruppo, che considerava davvero come il suo unico vero figlio.

Esselunga non si vende. Almeno perii momento. Così ha deciso il consiglio d'amministrazione bloccando l'attività di Citigroup che cercava un compratore. Contemporaneamente è stato chiamato alla presidenza l'eterno Piergaetano Marchetti. La decisione finale sul destino del gruppo, comunque, spetterà a Giuliana Albera, seconda moglie di Bernardo Caprotti e alla loro figlia Marina Sylvia. Sono loro, infatti, ad aver ereditato la quota di maggioranza. Hanno ricevuto la quota disponibile del 25% che sommata alla successione legale (25% alla moglie e 16% a ciascuno dei tre figli) consente alle due signore di controllare complessivamente il 66% del capitale. Violetta e Giuseppe, figli del primo matrimonio, avranno poco di più del 16% ciascuno che corrisponde al semplice diritto di legittima. È stato molto più generoso con figli di Giuseppe. Insieme agli altri nipoti (figli del fratello di Bernardo con cui sessant'anni fa aveva iniziato l'avventura nella grande di stribuzione) riceveranno il 50% dei risparmi personali di Mr. Esselunga il cui ammontare si misura, ovviamente, in diversi milioni. L'altra metà a Giovanna Chiodi, la storica segretaria. Alcune opere d'arte della collezione privata andranno al Louvre.

Letta in trasparenza la volontà di Caprotti è chiara: i suoi eredi sono moglie e figlia. Agli altri due ha assegnato solo la successione legale cui non poteva sottrarsi, anche se, forse, avrebbe voluto, visti gli anni di guerra giudiziaria. Non un'azione in più però. In questa maniera li ha tagliati fuori dalla gestione. La fetta di capitale che possiedono singolarmente è troppo esigua per avere un ruolo. Non darà diritto alla nomina dei membri del consiglio d'amministrazione e nemmeno costituisce una minoranza di blocco. Coalizzandosi Giuseppe e Violetta potranno avere un rilievo unicamente nelle assemblee in cui è richiesta una maggioranza qualificata. Nelle società non quotate, però, sono eventi abbastanza rari. Avranno solo diritto ai dividendi (se e quando verranno distribuiti). Alla luce del testamento si spiega anche l'ultimo messaggio che Caprotti aveva indirizzato ai 22mila dipendenti del gruppo che lui amava definire collaboratori: «Il futuro è tracciato; che io ci sia oppure no, cambia ben poco».

La successione, infatti, avviene nel segno della continuità. A garantire la stabilizzazione è la presidenza assegnata a Piergaetano Marchetti. La sua autorevolezza assicura la linea rità della successione. Non a caso è il professionista incaricato di gestire situazioni difficili e stemperare le rivalità fra soci. Un ruolo che un tempo era svolto da Ariberto Mignoli e da Bruno Visentini. Proprio per questo Marchetti è stato presidente di Rcs e del patto di sindacato di Mediobanca. Quanto potrà durare questa geometria? La risposta non è facile anche se fonti vicine alla proprietà ci tengono a far sapere che l'obiettivo è quello di dare «continuità e stabilità alla gestione». Tuttavia il fatto che il fondatore si fosse, finalmente, deciso a vendere indica che probabilmente anche lui puntava ad una successione più solida. Voleva mettere la sua creatura nelle mani di un azionista forte e favorire una successione più fluida: spartirsi la liquidità e propriet� � immobiliari, per quanto cospicue, è molto più semplice che dividersi la proprietà di un grande gruppo. Paradossalmente molto del futuro è nelle mani di Giuseppe e di Violetta. Accetteranno la volontà del padre oppure avvieranno operazioni di guerriglia giudiziaria che, inevitabilmente avranno riflessi sulla vita del gruppo e dei ventiduemila dipendenti. Beautiful o Dinasty? Il quesito è tutto qui. Ieri sera Giuseppe Caprotti (l'unico del eredi presenti all'apertura del testamento) uscendo dallo studio del notaio ha dichiarato: «Faremo di tutto per salvaguardare Esselunga». Ha aggiunto di «sentirsi vicino ai dipendenti». Il sipario della giornata cala su questa mozione degli affetti. Difficile, però, che finisca qui.

All'età di 91 anni, Bernardo Caprotti, fondatore e proprietario del gruppo di supermercati Esselunga si è arreso a un male incurabile. Ma soltanto fino a pochi mesi fa si era presentato in ufficio, come sempre negli ultimi 50 anni. Perché di andare in "pensione" non ne aveva mai voluto sentire parlare e tanto meno di vendita a qualche gruppo straniero, nonostante avesse ricevuto più di una offerta. Tanto è vero che il progetto di vendita di Esselunga nasce solo negli ultimi mesi, con l'aggraversi della malattia.

Con Caprotti se ne va il pioniere della grande distribuzione in Italia. Nato a Milano nel 1925 (avrebbe compiuto gli anni il prossimo 7 ottobre), è figlio di un imprenditore del settore tessile. Terminati gli studi in legge, nel 1951 il padre lo manda negli Stati Uniti per fare esperienza nell'industria del cotone e della meccanica tessile. Ma al ritorno, dopo un periodo passato alla guida dell'azienda familiare per la morte del genitore, nel 1957 ha l'occasione che gli cambierà la vita: investe nella prima società fondata in Italia con l'obiettivo di realizzare supermercati, che vede come socio principale il miliardario americano Nelson Rockfeller. Fino al 1965, rimane alla guida della sua azienda tessile, ma con l'uscita di scena dell'impreditore statunitense rileva l'intero pacchetto azionario e si dedica a tempo pieno alla nuova attività.

Da allora, lo sviluppo di Esselunga non si è mai fermato. Se Milano rimane il suo quartier generale, la società si aspande fino agli attuali 150 punti vendita, presenti soprattutto nel nord e centro Italia, e 22mila dipendenti. Con una quota di mercato attorno al 9,7 per cento, a fine 2015 il fatturato complessivo ha superato i 7 miliardi di euro. Oltre a una grande capacità di lavoro, Caprotti ha sempre messo una cura maniacale nell'organizzazione dei suoi supermercati fino a controllare personalmente la disposizione dei prodotti sugli scaffali. Con tanto di ispezioni a sorpresa, regolarmente il sabato mattina, il momento in cui si concentra il maggior numero di clienti.

Dotato di una forte personalità, Caprotti passerà alla storia non solo per i suoi successi imprenditoriali, ma anche per i suoi scontri sia all'interno della sua famiglia sia con i rivali storici della Coop. In entrambi i casi, la vicenda è finita nella aule di giustizia. I figli del primo matrimonio, Giuseppe e Violetta, hanno fatto causa per riavere le quote di Esselunga che il padre aveva prima loro assegnato e poi revocato. Il figli hanno perso in Cassazione, ma hanno presentato un nuovo ricorso.

Contro la Coop, Caprotti scrisse un libro "Falce e Carrello", in cui accusava il colosso delle cooperative "rosse" di aver ostacolato il suo sviluppo commerciale in alcune regioni italiane. Querelato, fu condannato a sei mesi per diffamazione, ma almeno in un caso l'Antitrust gli ha dato ragione.

Solo negli ultimi mesi, è stato avviato un progetto di cessione di Esselunga:due settimane fa la banca americana Citigroup è stata incaricata di svolgere un ruolo di consulenza per scegliere il compratore. I funerali si terranno lunedì, in forma strettamente privata.

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