Selasa, 18 Oktober 2016

La NATO ingaggia soldati italiani da impiegare al confine con la Russia - International Business Times Italia

Il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg, intervistato lo scorso 14 ottobre dal quotidiano La Stampa[1], ha annunciato l'ingaggio di un contingente di soldati italiani al confine europeo con la Russia, uomini che saranno impiegati a partire dal 2018: una presenza definita "simbolica", di circa 4.000 unità, annunciata ribadendo con chiarezza un concetto, "non siamo nella Guerra Fredda".

"Sinché la Nato si dimostra ferma e prevedibile nelle sue azioni sarà possibile impegnarsi in contatti concreti con la Russia, che è il nostro vicino più importante. Non possiamo in alcun modo isolarla, non dobbiamo nemmeno provarci. Ma dobbiamo ribadire con chiarezza che la nostra missione è proteggere tutti gli alleati. Che serve una forte Alleanza non per provocare una guerra, ma per prevenirla. La chiave è la deterrenza, un concetto che si è dimostrato valido per quasi settant'anni. […] Anche il linguaggio è importante e io non farò nulla per aumentare le tensioni. Anche perché non vedo minacce imminenti per gli alleati. Ce n'è una terroristica, ma non militare" ha detto Stoltenberg al quotidiano torinese. Le sue parole hanno provocato una fittissima e lunghissima coda di polemiche, reazioni anche spropositate estrapolate da un contesto molto delicato, quello dei rapporti tra i Paesi NATO e la Russia.

Il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha spiegato che i primi 140 uomini partiranno nella primavera del 2017, precisando che questo impegno del governo italiano è stato assunto al vertice di Varsavia del luglio scorso, ben prima che l'inasprimento della crisi siriana portasse i due blocchi ad arroccarsi su posizioni oltranziste, con i russi sempre più determinati a difendere gli interessi di Assad e le Nazioni Unite che puntano il dito sulle costanti e ripetute violazioni dei diritti umani e delle leggi militari in Siria. L'obiettivo della NATO, era emerso a Varsavia, era "rassicurare" quegli alleati che un tempo erano nell'orbita dell'Unione Sovietica e che ancora oggi il Cremlino, pure se non apertamente, considera ancora suo territorio legittimo di influenza: un dispiegamento con ragioni di "deterrenza" aveva spiegato Renzi al vertice polacco di luglio. Vertice al termine del quale i Paesi dell'Alleanza avevano deciso di rafforzare il confine lituano: più che la polemica politica ad orologeria – per cui chi parla di "schieramento a sorpresa" o non sa ciò di cui parla o fa finta di non sapere – stupisce quindi la scelta in quanto tale, certamente rafforzativa in ottica militare ma presentata con poca convinzione in ottica "distensiva".

Il 7 ottobre scorso[2] è stata la Russia a muovere il proprio arsenale, spostando alcuni missili Iskander-M con capacità nucleare nell'enclave di Kaliningrad, sul Mar Baltico al confine tra Polonia e Lituania: il portavoce del ministero della Difesa russo Igor Konashenkov ha definito le manovre russe "parte di un addestramento" chiarendo inoltre un aspetto importante, ovvero la deliberata esposizione dei missili ad un satellite spia statunitense. Gli Iskander hanno una gittata massima di 500 chilometri e, come specificato dal Ministro degli Esteri lituano Linas Linkevicius, "mettono nel mirino la capitale tedesca, Berlino". M a, di fatto, i russi volevano farsi vedere: sono mesi infatti che da un lato e dall'altro dell'ex-Cortina di Ferro si muovono, più o meno platealmente, uomini e mezzi per osservare la reazione della controparte. A fine settembre i russi avevano criticato la decisione della NATO di rafforzare la propria presenza in Polonia, scelta che l'Alleanza aveva definito "una risposta" alle manovre russe e così, andando a ritroso, si arriva fino alle settimane che hanno precorso la guerra civile in Ucraina, uno dei conflitti dimenticati, per giunta alle porte dell'Unione Europea.

Se dovessimo basarci sulle notizie pubblicate sui giornali e sulle opinioni dei politici nostrani, decisamente poco avvezzi alla politica estera, non resterebbe che cominciare a scavarsi il proprio personale bunker e fare scorte di cibo in scatola "che non si sa mai": il 6 settembre ad esempio il quotidiano Il Giornale ha pubblicato una notizia, riprendendo il Daily Mail, circa un investimento del Cremlino per la costruzione di rifugi antiatomici a Mosca e Yamantau (montagna degli Urali) "in vista di una guerra con l'Occidente", notizia rivelatasi completamente priva di fondamento. Di notizie del genere ce ne sono in continuazione e, come aveva scritto IBTimes Italia qualche tempo fa, rientrano più nell'ottica di una propaganda che – da una parte e dall'altra – cerca di ingraziarsi l'opinione pubblica.[3][4][5]

Va scritto chiaramente per evitare di fornire falsi elementi allarmanti: le manovre militari della NATO, così come quelle della Russia, non sono una preparazione a una nuova guerra fredda né a una guerra nucleare né a un conflitto tra le due parti. Se così fosse certamente i russi non esporrebbero i propri Iskander ai satelliti americani e, viceversa, la NATO non rivelerebbe i propri piani circa il dispiegamento di nuove unità da qui ai prossimi 36 mesi. Questo è un fatto incontrovertibile.

Altro tema è invece il clima gelido che si respira tra i due "blocchi": l'ultimo preoccupante elemento[6] riguarda la decisione di Vladimir Putin di sospendere il trattato con Washington sulla pulizia e la trasformazione del plutonio da uso militare a uso civile, una "risposta agli atti ostili" degli americani. La Russia ha inoltre fatto sapere che potrebbe tornare sulla sua decisione solo quando gli Stati Uniti sospenderanno le sanzioni e risarciranno i danni economici che queste hanno causato: una richiesta che, lo sanno perfettamente anche al Cremlino, la Casa Bianca non accetterà mai.

Più che le manovre militari, che a livello speculativo permettono più fantasia, i politici europei dovrebbero guardare con attenzione ai processi democratici che rischiano invece di raffreddare ulteriormente i rapporti tra NATO e Russia: uno dei punti focali ad esempio è il piccolo Montenegro, che ha iniziato a dicembre 2015 il percorso per entrare nell'Alleanza atlantica. Un percorso pieno di difficoltà: la Russia è apertamente e dichiaratamente contraria all'ingresso del Paese nella NATO e anche molti montenegrini sono scettici circa l'opportunità di entrare nell'Alleanza. Se fallisse sarebbe la prima volta nella storia della NATO. Un altro tema riguarda invece le nuove forniture di sistemi missilistici che la Russia ha annunciato di star preparando per il suo nuovo partner strategico, la Turchia. Paese che fa parte della NATO e che anzi ha contribuito in maniera determinante, fino ad oggi, alla "politica di deterrenza" che quest'ultim a ha portato avanti nei confronti della Russia.

Le carte in tavola quindi, seppur confuse, osservate con calma mostrano una realtà più complicata e meno rischiosa di quanto non si pensi. Con buona pace di chi grida alla "guerra imminente".

References

  1. ^ La Stampa (www.lastampa.it)
  2. ^ Il 7 ottobre scorso (www.haaretz.com)
  3. ^ Il Giornale (www.ilgiornale.it)
  4. ^ rivelatasi completamente priva di fondamento (www.washingtonpost.com)
  5. ^ IBTimes Italia (it.ibtimes.com)
  6. ^ l'ultimo preoccupante elemento (www.telegraph.co.uk)

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