NEW YORK - Ieri notte è toccato ai vicepresidenti e non c'è dubbio che Mike Pence, il compagno di corsa di Donald Trump,[1] ha fatto meglio del suo avversario Tim Kaine, ma soprattutto ha fatto molto meglio del suo capo Donald Trump, dimostrando che la preparazione in un dibattito, come in ogni cosa, è tutto. Il vantaggio di Pence in un primo sondaggio a caldo non è molto forte, ma è pur sempre un vantaggio il 48% contro il 42% per Kaine.
Una buona parte di questo risultato è dovuta a una scelta strategica. Per il dibattito di ieri alla Longwood University a Farmville, in Virginia, Pence aveva deciso di non abboccare alle provocazioni continue di Tim Kaine che attaccava, un po' su tutto, sul messaggio di divisione fra le comunità afroamericane di Trump, su quello contro i messicani e contro gli islamici e sulle lodi che il candidato repubblicano ha fatto più volte di Vlamidir Putin.
Il democratico Kaine all'inizio era più nervoso, interrompeva in continuazione, un po' come faceva Trump nel suo dibattito con Hillary. Pence è invece apparso più simile a Hillary, serafico, preparato e sorrideva mentre Kaine attaccava. Più volte ha risposto in modo puntuale: «Vorrei notare che il recupero della Russia sulla scena mondiale è avvenuto quando Hillary Clinton[3] costruiva l'architettura fallimentare di politica estera di Obama». Oppure: «Vogliamo parlare della fondazione di Bill Clinton[4] e Hillary Clinton?...o dello scandalo delle email?». E Kaine di rimando: «Il tuo compagno di corsa attacca le donne, le minoranze, dice che i messicani sono stupratori e che non farà entrare gli islamici in questo Paese...». Ma Pence su quello non abboccava e preferiva glissare piuttosto che mettersi a difendere dettagli che avrebbero consentito a Kaine di amplificare il suo messaggio.
In questa strategia ci sono dei pro e dei contro. Il vantaggio di Pence è stato quello di aver fatto molto meglio di quello che ci si poteva aspettare. Addirittura il 67% nel sondaggio Cnn[6] ha detto che Pence ha fatto meglio delle aspettative mentre per Kaine lo stesso risultato è stato del 38 per cento. Lo svantaggio è che forse Pence, in quella che sarà l'analisi del post dibattito, non ha aiutato il suo capo come avrebbe potuto o dovuto: Pence è apparso più presidenziale di Trump, più equilibrato e soprattutto più conservatore: molti repubblicani si saranno certamente riconosciuti più in lui che in Trump. Aggiungiamo che il candidato alla vicepresidenza repubblicana aveva delle espressioni fac ciali e un modo di sorridere e dondolare la testa che ricordava Ronald Reagan[7]. A un certo punto ha persino detto: «There you go again», «Ci risiamo», un frase chiave con cui Reagan si aggiudicò il dibattito contro Jimmy Carter.
Del resto la storia ci dice che non necessariamento il successo di un vicepresidente in un dibattito si possa poi tradurre in un vantaggio per il candidato alla presidenza. Quello di ieri in base ai primi sondaggi sembra confermarlo: il 53% degli interpellati in un altro sondaggio di Cnn ha detto che il dibattito non li ha aiutati a decidere. E a conferma che Pence ha fatto bene ma forse non ha aiutato Trump, Il 29% ha detto che voterà per Hillary dopo il dibattito e solo il 18% per Trump.
Forse per questo i maligni fra i commentatori nel post dibattito sostenevano che Pence aveva forse più in mente un suo posizionamento per il 2020 che una difesa a oltranza del suo compagno di corsa Trump.
Ma Pence su alcuni punti, quelli piu difendibili ha risposto bene. Un esempio? Quando Kaine ha attaccato sulle tasse che Trump non avrebbe pagato per 18 anni: «Ha cominciato la campagna assicurando che se avesse corso per la presidenza avrebbe reso pubblico il suo rendiconto fiscale. Ha quindi tradito la sua prima promessa. Secondo: nel dibattito con Hillary è stato accusato di non averle pagate, e ha risposto: questo significa che sono furbo. È furbo non pagare per l'esercito, i veterani e gli insegnanti?». E Pence di rimando: «È un imprenditore, non uno spietato uomo della politica. Ha passato un periodo di difficoltà 20 anni fa ma il nostro sistema fiscale incentiva l'imprenditoria, e lui lo ha sfruttato in modo intelligente e ha ricreato un business che vale oggi miliardi di dollari e ha dato lavoro a decine di migliaia di persone».
Poi in politica estera Pence è passato all'attacco: «Il Medio Oriente è fuori controllo, guardate alla situazione in Siria, è il risultato della sua politica estera fallimentare. E questa è l'eredità di Hillary. Trump invece ha costruito un business, dando lavoro a decine di migliaia di persone e sulle tasse non ha mai violato la legge». Kaine ha risposto: «Vorrei ricordare a Pence che quando Hillary è diventata segretario di Stato Osama Bin laden era ancora vivo, ha contribuito alla sua cattura e negli anni successivi ha siglato l'accordo con l'Iran per il disarmo nucleare e ha ridotto le truppe americane al fronte a sole 15.000 unità da 175.000».
A questo punto ci si prepara già al dibattito fra Trump e Hillary di domenica prossima. Sarà quello il vero banco di prova per confermare il vantaggio di Hillary o per consentire un recupero di Trump in queste volatili elezioni. Di sicuro sappiamo dal figlio di Trump, Eric, che questa volta il padre si sta preparando. Per poter rispondere e per non abboccare alle provocazioni. Proprio come ha fatto Pence.
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References
- ^ Donald Trump, (argomenti.ilsole24ore.com)
- ^ I vice Kaine e Pence si scambiano accuse su Trump e Clinton (www.ilsole24ore.com)
- ^ Hillary Clinton (argomenti.ilsole2 4ore.com)
- ^ Bill Clinton (argomenti.ilsole24ore.com)
- ^ Trump mette d'accordo quasi tutta la grande stampa Usa: non votatelo (www.ilsole24ore.com)
- ^ Cnn (argomenti.ilsole24ore.com)
- ^< /a> Ronald Reagan (argomenti.ilsole24ore.com)
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