Un cielo grigio, una pioggia battente, ma soprattutto un'intera città in lutto. Così Milano ha dato sabato l'ultimo abbraccio a Dario Fo. In una piazza Duomo gremita - nel giorno del lutto cittadino, con le bandiere civiche a mezz'asta - si è tenuto il funerale laico per rendere omaggio al Premio Nobel, scomparso giovedì mattina all'età di 90 anni. Ad aprire la cerimonia funebre laica è stata una canzone: «Stringimi forte i polsi» (Leo Chiosso - Dario Fo), che lui stesso aveva contribuito a scrivere e che era stata la sigla di Canzonissima del 1962. «È la canzone che mio padre ha scritto per mia madre. E lui stesso ha voluto che la mettessimo proprio in questo momento», ha detto con gli occhi lucidi Jacopo Fo. Anche Carlo «Carlin» Petrini, gastronomo e scrittore, fondatore di Slowfood, nella sua orazione in apertura di cerimonia, ha sottolineato come Dario Fo avesse scritt o il suo funerale. «È stato lui stesso a voler curare quest'ultima regia, a me in amicizia tocca quest'ultima parte. Con tutto il rispetto per l'uomo, mi ritrovo di fronte a uno scherzo da prete - ha detto Petrini -. Molte persone oneste e sincere hanno tenuto a sottolineare la differenza tra artista, genio straordinario e la politica come se le due cose fossero inscindibili: credo che sia impossibile e non sia giusto, e ben lo sapevano quei sovversivi dell'Accademia svedese che gli assegnarono il Nobel con una sintesi perfetta "dileggia il potere e restituisce dignità agli oppressi"».
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Da Benni a Saviano, l?omaggio a Dario Fo[1]
«Sempre allegri...»
Petrini ha poi sottolineato gli ideali del Premio Nobel. «In questa giornata che celebriamo è meglio essere generosi che avari. Noi stapperemo le bottiglie, canteremo, balleremo, faremo l'amore, ritroveremo la gioia straordinaria di chiamarci compagni e compagne non solo perché condividiamo il pane, ma anche la gioia, la fraternità e questo nostro amore reciproco, senza cattiverie - ha detto -. Oggi celebriamo il più grande tra di noi, che aveva la capacità di dileggiare i potenti con uno sberleffo». Petrini ha concluso la sua orazione con le parole della canzone di Jannacci «Ho visto un re», scritta proprio da Dario Fo: «Allegri bisogna stare che il troppo piangere non fa per noi... E perché troppo piangere non rende onore ai nostri amici e perché celebriamo la vita».
Il ricordo di Jacopo Fo
Poi è toccato al figlio Jacopo ricordare il padre e la madre Franca, che ora si «ritroveranno» uno accanto all'altra al Famedio del Cimitero Monumentale: «Nonostante quello che è stato fatto loro, non hanno mai piegato la testa», ha detto in uno dei passaggi più toccanti del suo intervento, tra gli applausi calorosi della gente in piazza. «In scena c'era la loro vita, non era la semplice capacità istrionica. La gente amava Dario e Franca per questo, non perché erano bravi attori, ma perché hanno visto qualcuno che c'era veramente». Quindi ha aggiunto: «Noi siamo comunisti e atei, però mio padre non ha mai smesso di parlare con mia madre e chiederle consiglio. Siamo anche un po' animisti, perché non è possibile morire veramente. Sono sicuro che adesso sono insieme e si fanno delle gran risate». Poi il riferimento alle polemiche: «Chi ha colpito i miei genitori ha perso: hanno fatto una vita straordinaria, hanno ricevuto tanto amore. Nella camera ardente ho salutato tutte le persone che venivano, fino a quando ce l'ho fatta a stare in piedi - ha aggiunto -, mi dicevano "tuo padre ha fatto questo per me". Erano persone che avevano bisogno di essere ascoltate, e lui era capace di stare ore ad ascoltare una persona che vedeva il nero del mondo». Jacopo ha concluso il suo intervento a pugno chiuso, dicendo: «Grazie compagni, grazie!». Dopodiché il feretro di Dario Fo ha lasciato piazza Duomo, tra gli applausi della folla e il grido di «Ciao Dario».
La camera ardente
In piazza tra gli altri anche il leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, che ha detto a cerimonia conclusa: «Ora facciamo un po' di silenzio su Dario». Nella mattinata di sabato, fin dalle prime ore, moltissimi erano stati i milanesi che avevano voluto portare il proprio saluto a Dario Fo alla camera ardente del Piccolo Teatro Strehler, dove li ha accolti il figlio Jacopo. Tra i tanti che sono arrivati allo Strehler e poi in piazza l'attore Paolo Rossi, le attrici Lella Costa e Paola Cortellesi, gli scrittori Stefano Benni, Carlo Petrini e Roberto Saviano, la ballerina Carla Fracci, la sindaca di Roma Virginia Raggi e quella di Torino Chiara Appendino, il leader della Fiom Maurizio Landini e Oreste Scalzone, fondatore di Potere Operaio, che ha ricordato l'ultima volta che vide il premio Nobel per la letteratura. «Lo vidi al funerale di Franca - ha detto -: quella volta mi venne spontaneo fischiettare l'Internazionale». La camera ardente al Piccolo è stata chiusa poco prima delle 11: quindi il feretro è stato traslato in piazza del Duomo sfilando per il centro cittadino. È stata la Banda degli Ottoni a scoppio ad accompagnare il corteo dallo Strehler a piazza Duomo sulle note di «Bella Ciao»: la banda è nota a Milano e aveva già suonato ai funerali di Franca Rame e di Enzo Jannacci.
L'abbraccio
Roberto Saviano, alla camera ardente di Dario Fo, ha detto ai giornalisti: «Ricordo una persona che mi ha sostenuto nei momenti complicati e vengo a omaggiarlo soprattutto questo, per riconoscergli di esserci stato». Quindi ha aggiunto: «Non si è mai reso banale, ma allo stesso tempo non è mai stato accademico. Quando ha vinto il Nobel mezzo Paese, per invidia o per dileggio, ha cercato di sminuirlo. È un Paese ingrato - ha aggiunto lo scrittore, facendo eco anche al post rabbioso del figlio Jacopo su Facebook [2]- . Ma c'è a nche tutta una parte autentica che invece lo ha sempre ascoltato e protetto. A me ha insegnato a non essere mai cortigiano, a divertirsi nell'essere critici e a non prendersi mai troppo sul serio. Ha avuto sempre il coraggio, questa cosa preziosa e rara, di prendere posizione anche quando quella posizione risultava sbagliata».
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Famedio, il posto per Dario vicino a Franca [3]
Al Famedio
Al termine della cerimonia il feretro è stato accompagnato al Cimitero Monumentale per la tumulazione nella Cripta del Famedio, vicino al luogo dove riposa Franca Rame. Parenti e amici hanno salutato il Nobel al termine della sepoltura con il canto partigiano «Bella ciao» e il pugno chiuso, mentre la Compagnia teatrale Fo Rame ha usato l'espressione scaramantica dei teatranti «Merda! Merda! Merda!». Il «Maestro», come amava farsi chiamare il padre di Mistero buffo, è stata sepolto vicino alla moglie Franca Rame. Di fianco a loro riposano Franco Parenti, Enzo Jannacci, la cantante lirica Maria Maddalena Olivero e il direttore d'orchestra Giorgio Gaslini.
15 ottobre 2016 | 10:46
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References
- ^ Da Benni a Saviano, l?omaggio a Dario Fo (milano.corriere.it)
- ^ eco anche al post rabbioso del figlio Jacopo su Facebook (milano.corriere.it)
- ^ Famedio, il posto per Dario vicino a Franca (milano.corriere.it)
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