Mentre Daesh, noto anche come ISIS e Stato Islamico, continua a rafforzare i sobborghi di Mosul con trincee, barricate e muri esplosivi, l'esercito iracheno e le forze curde che circondano la città si stanno preparando per riconquistare la seconda più grande città dell'Iraq. Dopo due anni sotto la guida brutale di Daesh, Mosul si prepara a tornare sotto il controllo di Baghdad, con le fonti di intelligence che hanno confermato a IBTimes UK che le truppe inizieranno a muoversi a inizio ottobre.
Le forze dell'esercito iracheno, supportate dalle milizie sciite irachene e dai raid aerei statunitensi, si sono ripresi le città di Tikrit e Ramadi nel corso degli ultimi 12 mesi e nella scorsa settimana hanno riconquistato la città meridionale di Shirqat. Lunedì mattina (26 settembre), l'esercito iracheno ha risposto ad un attacco dei combattenti di Daesh nell'area recentemente liberata di Qayara, a 80 chilometri a sud di Mosul. Daesh ha effettuato dei contro attacchi ad al-Zawya, a nord di Baghdad, ma si pensa che abbiano subito gravi perdite.
Il governatorato iracheno di Nineveh è stato il punto focale della campagna contro lo Stato Islamico in Iraq e Mosul è il centro principale dell'operazione al di fuori della Siria. Con i peshmerga curdi che combattono a nord e est della provincia, la città di Mosul è ora circondata, con la maggior parte delle strade che portano alle città occupate dalle milizie curde o irachene. Questo lascia Daesh con una sola linea di rifornimento verso la città di Tal Afar, a 78 chilometri a ovest di Mosul.
Ci sono state speculazioni sugli attori coinvolti per l'operazione che dovrebbe portare alla liberazione della città. I curdi, che hanno combattuto con tenacia contro i jihadisti fin dal 2014 sia in Iraq che in Siria, è improbabile che vogliano spingersi nel centro di Mosul, una città sunnita con poche connessioni verso la regione curda. Similmente, non è chiaro se le milizie sciite che sono state impegnate per riprendere le città di Ramadi e Tikrit parteciperanno alla riconquista di Mosul.
Gli Stati Uniti hanno finora speso 181 milioni di dollari in aiuti umanitari e dovrebbero inviare altre 500 truppe americane da aggiungere alle 4.470 unità già presenti in Iraq. Un portavoce dell'esercito iracheno, il Generale Yehia Rasoul, ha confermato[1] che la principale operazione militare sarà guidata dalle forze irachene supportate da combattenti locali alleati e che nessuna truppa straniera sarà impegnata nell'operazione.
Ad ogni modo i raid aerei statunitensi e britannici dovrebbero avere un ruolo chiave. Negli ultimi giorni, otto Tornado e 6 Typhoon da combattimento, che stazionano presso la base di RAF Akrotiri di Cipro, hanno distrutto numerosi obiettivi di Daesh supportando le milizie irachene.
Gli ufficiali curdi hanno deciso di limitare le operazioni alla periferia della città. Lo sceicco Jafaar Mustafa, comandante di 70 forze peshmerga ha detto sabato[2] che le truppe curde avanzeranno per riconquistare quelle che loro ritengono essere "terre curde".
Il Partito Democratico curdo ha annunciato sabato di aver arrestato diversi leader di Daesh, appartenenti al Consiglio Shura di Abu Hamman al-Souri, che stavano tentanto la fuga verso la città siriana di Tal Afar.
Nel frattempo, funzionari militari statunitensi hanno rilevato come le forze dello Stato Islamico stanno preparando la linea difensiva. Il colonnello John Dorrian ha rilevato[3] che i jihadisti stanno preparando trincee e muri per difendere punti strategici e rallentare l'avanzata dell'esercito iracheno.
Nelle scorse settimane, le truppe di Daesh hanno spostato i loro quartier generali e gran parte del loro arsenale nelle aree maggiormente popolate della città, che dovrebbero essere meno soggette a bombardamenti ma in cui i militanti combatteranno probabilmente di più, facendo aumentare il rischio di vittime tra i civili. Daesh sta anche posizionando cecchini e postazioni missilistiche nel centro della città, così come nell'area dell'aeroporto e ai confini orientali della città.
Le immagini satellitari hanno individuato anche canali riempiti di petrolio, con i jihadisti pronti a darli alle fiamme quando partirà l'offensiva.
I militanti stanno costruendo diversi muri intorno al centro della città e nelle strade principali per rallentare l'avanzata del nemico. Questa attività suggerisce che i combattenti jihadisti non sono disposti a lasciare la città anche in caso di sconfitta, forzando la popolazione locale a uno stretto coprifuoco e con l'ordine di non lasciare le loro case per il prossimo mese.
References
- ^ ha confermato (en.alalam.ir)
- ^ ha detto sabato (ekurd.net)
- ^ ha rilevato (www.kurdistan24.net)
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