Minggu, 09 Oktober 2016

Referendum Costituzionale: intervista a Vincenzo Toma sulle ragioni del “no” - il Paese Nuovo

LECCE – Inizia a entrare nel vivo la campagna in vista del referendum costituzionale che si terrà il prossimo dicembre. Una riforma questa fortemente voluta dal Governo e sulla quale gli italiani saranno chiamati ad esprimersi con un Sì o con un No.

Anche il Salento si sta interrogando sulle modifiche alla Carta Costituzionale. Comitati pro o contro il DDL Boschi sono stati costituiti e tante sono le iniziative che si stanno organizzando territorio allo scopo di informare i cittadini sul contenuto della riforma.

Ilpaesenuovo.it ha intervistato Vincenzo Toma, vice segretario provinciale del Partito Democratico e sostenitore del No, che ha aderito al Comitato provinciale del Centrosinistra "Scelgo NO".

Vincenzo Toma, il prossimo 4 dicembre gli italiani saranno chiamati ad esprimersi in merito al DDL Boschi. Numerosi costituzionalisti, dopo aver letto il testo della riforma costituzionale, l'hanno definito un pasticcio e hanno mosso critiche sia dal punto di vista del metodo che dal punto di vista del merito. Qual è il suo giudizio?

Non sono un costituzionalista e me ne guarderei bene dal declamare verità assolute. Guardo alle cose sempre con laicità e cerco di farmi un'idea nel limite dei miei strumenti e delle mie competenze. Mi ritengo un uomo di intelligenza media. Ancora oggi i compiti e il ruolo di questo nuovo Senato non mi sono del tutto chiari. Però lo ammetto: ho un'atavica difficoltà a comprendere l'alfabeto renziano. Diciamo che se l'obiettivo era quello di semplificare l'iter legislativo dando al paese un Senato di natura federale evitando la doppia lettura delle leggi, ho l'impressione che non l'abbiamo centrato. Poi può anche essere che l'obiettivo non fosse questo. Ma almeno diciamolo con chiarezza.

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi batte molto sul tema della soppressione del Senato e del taglio ai costi della politica. Da sostenitore del No alla riforma costituzionale quali sono – se ci sono – gli aspetti tecnici che valuta negativamente?

I costi della politica sono i costi della democrazia. Poi possiamo e dobbiamo discutere dei privilegi inaccettabili che ancora oggi non vengono toccati. A mio avviso sarebbe stato meglio dimezzare i privilegi e non diminuire i privilegiati.

Questa riforma di fatto impedisce ai cittadini di scegliere i senatori e quindi contrae i diritti democratici. Al contempo costituisce una élite sempre più ristretta che, per forza di cose, sarà sempre più privilegiata. E non parlo solo di emolumenti. Parlo soprattutto di potere gestionale e di rendite di posizione.

Forti critiche vengono mosse da molti anche al combinato disposto tra riforma costituzionale e legge elettorale (Italicum). Lei cosa ne pensa?

 

Penso che ormai si approccia alla democrazia come alla tecnica della governabilità. Per carità, la governabilità è un principio necessario. Ma esso non può prevaricare il principio della rappresentanza. La democrazia, a mio avviso, ha innanzitutto il compito di dare voce a tutti e non ad uno solo. Ho l'impressione, invece, che il famoso combinato disposto metta nelle mani del capo del partito più forte una maggioranza spropositata e in gran parte nominata da lui stesso. O, per il Senato, da chi per lui.

Un errore di metodo, quindi. Le chiedo allora: cosa avrebbe dovuto fare invece, secondo il suo punto di vista, il Presidente Renzi?

Le regole del gioco si stabiliscono con tutti i giocatori al tavolo o almeno con la maggioranza di essi. Non parlo del Partito Democratico e delle sue innumerevoli anime. Parlo del Parlamento e delle forze che lo compongono. Questa riforma doveva essere figlia del Patto del Nazareno, una sorta di riproposizione del patto della crostata, un patto nato in stanze lontane dal Parlamento e discusso da pochi. Appena ne ho sentito parlare, all'inizio del governo Renzi, ho pensato alla solita mediazione al ribasso in cui Berlusconi tirava dentro la Costituzione e la legge elettorale per trarne il solito beneficio personale. Poi il patto è saltato e la riforma è rimasta. E si vede che è rimasto anche qualche pezzo di crostata. Con Verdini e Alfano a fare i commensali d'onore. Buon appetito!

C'è chi pensa che i sostenitori del NO siano persone che non vogliono cambiare, persone non pronte al riformismo. Si ritrova in questa descrizione oppure è dell'idea che si può votare NO e al contempo essere degli innovatori?

Essere innovatori significa cambiare le cose migliorandole e rendendole più funzionali ai tempi. Quando però si tenta di cambiare le cose peggiorandole, gli innovatori si muovono affinché esse non cambino.

Concorda con chi sostiene che con la vittoria del Sì la nostra democrazia ne uscirà svuotata?

Non ci sono dubbi.

Quali saranno, secondo Lei, gli scenari che si apriranno all'indomani del voto se a vincere fosse il Sì oppure il No?

Se vincesse il Sì si aprirebbe uno scenario politico nuovo in cui l'organizzazione del campo politico di riferimento del PD non sarebbe più il centrosinistra ma una sorta di partito coalizione civico in cui tutti e tutto possono farne parte. Facciamo la legge elettorale come quella dei sindaci, costruiamo partiti e coalizioni civiche come quelle a sostegno di un candidato sindaco, indichiamo il nome del candidato Presidente del Consiglio senza lasciare spazio alle consultazioni parlamentari così come succede in tutti i consigli comunali. Solo che i sindaci, ad esempio, decidono quale strada asfaltare e quale no. Il Presidente del Consiglio propone le leggi che regolano la convivenza civile di 60.000.000 di cittadini. C'è una bella differenza!

Se vincesse il No, invece, si fermerebbe innanzitutto questa riforma che non serve al paese e che peggiora le cose, si avrebbe il tempo di pensarne una nuova e più efficiente. Sarebbe un errore chiedere le dimissioni di Renzi e del Governo. Toccherà a lui trovare nuove soluzioni e ripensare alla prospettiva politica del Pd e del centrosinistra tutto. Poi ci saranno i congressi e le primarie. Ma questa è un'altra storia…

Qual è il pericolo più grande secondo Lei di questa riforma costituzionale e perché i cittadini dovrebbero votare No al referendum del 4 dicembre?

Non vedo pericolo ma un peggioramento del funzionamento delle istituzioni. Con l'Italicum vedo la morte della democrazia rappresentativa.

Bisogna votare No per tutto quello che ho certato di spiegare nelle risposte precedenti. E anche per un altro motivo del tutto personale. Da vicesegretario provinciale del PD ho, in diverse realtà, contribuito a scegliere i candidati sindaci che, molto spesso, sono poi diventati sindaci. Di tutti loro sono orgoglioso essendosi sempre dimostrati adatti ad amministrare la loro realtà con sapienza ed efficacia. Ma se adesso dovessi immaginare che qualcuno di loro potrebbe diventare Senatore della Repubblica ed essere chiamato a decidere sui trattati internazionali che legano il nostro paese ad altri paesi, mi sentirei corresponsabile di aver messo in pericolo le nostre relazioni internazionali.

Tidak ada komentar:

Posting Komentar