Rabu, 28 September 2016

Siria, ultimatum di Kerry a Mosca: "Fermare i raid su Aleppo o fine alla collaborazione" - La Repubblica

WASHINGTON - Il segretario di Stato americano John Kerry ha minacciato oggi di interrompere ogni contatto e cooperazione con Mosca sulla Siria, a meno che la Russia non ponga fine ai bombardamenti sulla città di Aleppo e si adoperi per il ritorno del cessate il fuoco. Nel corso di una conversazione telefonica con l'omologo russo Sergey Lavrov, il capo della diplomazia di Washington ha informato la controparte che "gli Stati Uniti si preparano a sospendere il loro impegno bilaterale con la Russia sulla Siria, in particolare la messa a punto di un centro congiunto" di coordinamento militare previsto dagli accordi firmati a Ginevra il 9 settembre scorso e di partnership nell'antiterrorismo.

Il po rtavoce di Kerry, John Kirby, ha dichiarato che il segretario di Stato ha manifestato tutta la sua grande preoccupazione per gli attacchi portati dall'aviazione di Mosca e dalle forze governative siriane contro ospedali, riserve di acqua e altre infrastrutture civili di Aleppo. Kerry, ha aggiunto il portavoce, ha detto a Lavrov che gli Stati Uniti considerano la Russia responsabile dell'uso nell'area urbana di ordigni incendiari e bombe anti-bunker, capaci di penetrare le difese di edifici blindati o interrati. 

L'agenzia Tass riporta invece come Lavrov abbia rinfacciato a Kerry nel corso della telefonata le dichiarazioni rese ai media dei comandanti del Fronte al-Nusra, gruppo qaedista che figura nella lista delle organizzazioni che gli stessi Usa considerano terroristiche ma anche parte della coalizione di forze anti-regime. Dichiarazioni secondo le quali al-Nusra avrebbe ricevuto armi proprio dagli Stati Uniti. "Organizzazioni che Washington definisce moderate - le parole di Lavrov riportate da Tass - non solo hanno rifiutato di aderire all'accordo di tregua del 9 settembre scorso, ma si sono anche raggruppate con al-Nusra e continuano le operazioni militari contro i siriani accanto a quelle unità di al Qaeda". Nessun accenno, nel dispaccio di agenzia, all'ultimatum di Kerry.

Ultimatum che segue il monito di papa Francesco[2] ai responsabili dell'infinita tragedia siriana e il nuovo, durissimo atto d'accusa rivolto dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, alla Russia e al regime di Assad. Intervenendo ancora alla riunione del Consiglio di Sicurezza[3], Ban ha paragonato la situazione nei quartieri di Aleppo occupati dalle forze antigovernative a un "mattatoio". E ha implicitamente accusato Mosca e le autorità siriane di crimini di guerra.

Al Consiglio di Sicurezza, il segretario generale dell'Onu ha riferito sulla difficilissima situazione delle attività sanitarie nell'area del conflitto, con altri due ospedali bombardati nella zona est di Aleppo sotto assedio: "Ospedali, cliniche, ambulanze e personale medico ad Aleppo sono sotto attacco giorno e notte. Sono necessarie azione e responsabilità. Il diritto internazionale parla chiaro. Medici e infermieri, strutture sanitarie e trasporti devono essere protetti. I feriti e i malati, siano essi civili o combatte nti, devono essere risparmiati".

Senza pronunciarne il nome, Ban ha affermato che "coloro i quali" in Siria "usano armi sempre più distruttive sanno esattamente cosa stanno facendo. Sanno di commettere crimini di guerra". Ban sa che nessuno equivocherà le sue parole, soprattutto i destinatari del suo monito. Perché è stato il governo siriano ad annunciare l'offensiva per riprendere il controllo dei quartieri a est di Aleppo ancora occupati dalle forze anti-Assad. Perché le sole forze aeree impegnate nei bombardamenti sulla città sono quelle siriane e russe.

Soprattutto, perché solo otto giorni fa, aprendo l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite[4], Ban Ki-moon si � � scagliato davanti al mondo contro il "governo siriano" e quindi Bashar al Assad: "Nessuno in Siria - aveva affermato il segretario generale - ha ucciso più del governo siriano, che continua a bombardare quartieri e torturare migliaia di detenuti". Poi, sottolineando la necessità di una transizione politica, aveva avvertito il dittatore: "Il futuro della Siria non deve dipendere dal destino di un solo uomo".

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