Rabu, 21 September 2016

Siria, tra morti e menzogne - ilgiornaleditalia

Gli Usa accusano la Russia per gli attacchi ad Aleppo. Ma per Mosca non c'è stato nessun bombardamento: mancano le tracce a 'imbuto' dei colpi conseguenti a un raid aereo

Guerra di sangue e menzogne. Perché quello che sta accadendo in Siria è non solo un massacro di vite umane ma anche di verità. 

Secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani, organizzazione con sede a Londra, vicina all'opposizione siriana, sarebbero almeno 40 i morti nei bombardamenti a una ventina di camion dell'Onu e della Sarc e anche un dispensario di quest'ultima a Urem al Kubra, frutto di un raid aerei russi e governativi su Aleppo, nella parte della città controllata dagli insorti e dove rimangono circa 300mila civili. 

Accusate del raid, Mosca e Damasco hanno smentito categoricamente di essere le responsabili. 

Non solo: secondo la Russia non c'è stato nessun raid, ma un incendio evidentemente provocato dall'opposizione, con i sospetti concentrati sui ribelli della formazione qaidista Al Nusra. Secondo Igor Konashenkov, il portavoce della Difesa russa, come riporta Ascanews, è "strana" la coincidenza e la simultaneità tra quanto accaduto al convoglio "e l'inizio di un'offensiva su larga scala su Aleppo dei ribelli di Dzhabhat al Nusra". "Abbiamo studiato attentamente il video dei cosiddetti attivisti dalla scena e non abbiamo trovato segni che dimostrassero che a colpire il convoglio sia stato qualsiasi tipo di munizione" ha detto il generale russo, specificando che mancano le tracce a "imbuto" dei colpi conseguenti a un raid aereo. Il rappresentante ufficiale del Ministero della Difesa russo ha detto inoltre che se qualcuno ha iniziato un incendio e per quali scopi "può essere risolto solo come sempre guarda caso da chi al momento giusto e nel posto giusto si trova con le telecamere, i Caschi Bianchi vicini ad al Nusra", il gruppo che si è di recente ribatezzato Jabhat Fath al Sham (Fronte per la conquista della Grande Siria).

L'Onu, dal canto suo, ha confermato che 18 camion sono stati colpiti, ma non è in grado di verificare la notizia della morte di 12 persone, in gran parte autisti, e un membro della Mezzaluna siriana, riferita dall'Osservatorio siriano per i diritti umani. Palazzo di Vetro non si pronuncia sui responsabili dell'attacco, mentre Washington puntando il dito contro la Russia, chiede a Mosca di "dimostrare rapidamente e significativamente" di essere ancora impegnata per la tregua.

Gli Stati Uniti però, come ricordato dal portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov non sono riusciti a rispettare il proprio impegno per differenziare i terroristi dagli oppositori 'moderati' al governo di Bashar al-Assad, anche se Mosca e Washington hanno concordato scadenze specifiche. "Ci dispiace – ha detto il portavoce – che in una settimana i nostri partner americani non sono riusciti a differenziare i terroristi dalla cosiddetta opposizione siriana".

Damasco aveva quindi annunciato la "fine del regime di calma" e Mosca aveva sostenuto la scelta del governo siriano, affermando che se i ribelli non rispettano il cessate il fuoco non ha senso che il governo lo rispetti unilateralmente. 

Siria e Russia inoltre avevano denunciato il bombardamento statunitense delle posizioni dell'esercito siriano nella città di Deir ez-Zor in cui sono stati uccisi 62 soldati e un centinaio sono rimasti feriti.  Washington aveva chiesto scusa, affermando che si era trattato di un errore. 

L'incidente aveva contribuito ad assottigliare la fiducia tra le parti. Ieri poi il presidente siriano Bashar al Assad ha esplicitamente detto - citato dalla tv di Stato - che l'attacco Usa è stato compiuto appositamente per sostenere l'Isis. 

Chiara anche la posizione del portavoce del Cremlino. "Per la ripresa del cessate il fuoco in Siria gli americani devono smettere di bombardare accidentalmente l'esercito siriano", ha concluso Peskov.

Guerra di sangue e menzogne. Perché quello che sta accadendo in Siria è non solo un massacro di vite umane ma anche di verità. 

Secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani, organizzazione con sede a Londra, vicina all'opposizione siriana, sarebbero almeno 40 i morti nei bombardamenti a una ventina di camion dell'Onu e della Sarc e anche un dispensario di quest'ultima a Urem al Kubra, frutto di un raid aerei russi e governativi su Aleppo, nella parte della città controllata dagli insorti e dove rimangono circa 300mila civili. 

Accusate del raid, Mosca e Damasco hanno smentito categoricamente di essere le responsabili. 

Non solo: secondo la Russia non c'è stato nessun raid, ma un incendio evidentemente provocato dall'opposizione, con i sospetti concentrati sui ribelli della formazione qaidista Al Nusra. Secondo Igor Konashenkov, il portavoce della Difesa russa, come riporta Ascanews, è "strana" la coincidenza e la simultaneità tra quanto accaduto al convoglio "e l'inizio di un'offensiva su larga scala su Aleppo dei ribelli di Dzhabhat al Nusra". "Abbiamo studiato attentamente il video dei cosiddetti attivisti dalla scena e non abbiamo trovato segni che dimostrassero che a colpire il convoglio sia stato qualsiasi tipo di munizione" ha detto il generale russo, specificando che mancano le tracce a "imbuto" dei colpi conseguenti a un raid aereo. 

Il rappresentante ufficiale del Ministero della Difesa russo ha detto inoltre che se qualcuno ha iniziato un incendio e per quali scopi "può essere risolto solo come sempre guarda caso da chi al momento giusto e nel posto giusto si trova con le telecamere, i Caschi Bianchi vicini ad al Nusra", il gruppo che si è di recente ribatezzato Jabhat Fath al Sham (Fronte per la conquista della Grande Siria).

L'Onu, dal canto suo, ha confermato che 18 camion sono stati colpiti, ma non è in grado di verificare la notizia della morte di 12 persone, in gran parte autisti, e un membro della Mezzaluna siriana, riferita dall'Osservatorio siriano per i diritti umani. Palazzo di Vetro non si pronuncia sui responsabili dell'attacco, mentre Washington puntando il dito contro la Russia, chiede a Mosca di "dimostrare rapidamente e significativamente" di essere ancora impegnata per la tregua.

Gli Stati Uniti però, come ricordato dal portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov non sono riusciti a rispettare il proprio impegno per differenziare i terroristi dagli oppositori 'moderati' al governo di Bashar al-Assad, anche se Mosca e Washington hanno concordato scadenze specifiche. "Ci dispiace – ha detto il portavoce – che in una settimana i nostri partner americani non sono riusciti a differenziare i terroristi dalla cosiddetta opposizione siriana".

Damasco aveva quindi annunciato la "fine del regime di calma" e Mosca aveva sostenuto la scelta del governo siriano, affermando che se i ribelli non rispettano il cessate il fuoco non ha senso che il governo lo rispetti unilateralmente. 

Siria e Russia inoltre avevano denunciato il bombardamento statunitense delle posizioni dell'esercito siriano nella città di Deir ez-Zor in cui sono stati uccisi 62 soldati e un centinaio sono rimasti feriti.  Washington aveva chiesto scusa, affermando che si era trattato di un errore. L'incidente aveva contribuito ad assottigliare la fiducia tra le parti. 

Ieri poi il presidente siriano Bashar al Assad ha esplicitamente detto - citato dalla tv di Stato - che l'attacco Usa è stato compiuto appositamente per sostenere l'Isis. Chiara anche la posizione del portavoce del Cremlino. "Per la ripresa del cessate il fuoco in Siria gli americani devono smettere di bombardare accidentalmente l'esercito siriano", ha concluso Peskov.

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