Jumat, 30 September 2016

Pensioni: APE, RITA, No tax Area, precoci, 14esima, cosa prevede l'accordo tra Governo e sindacati in breve - International Business Times Italia

Dopo mesi di trattative Governo e sindacati hanno raggiunto un accordo. La mini riforma delle pensioni varata dall'Esecutivo Renzi sarà realizzata in due fasi.

La prima scatterà dal 1° gennaio 2017 grazie alle misure che verranno incluse nella legge di Bilancio attualmente in fase di redazione. Al suo interno confluiranno i provvedimenti relativi ad APE, quattordicesima, no tax area, precoci, RITA e usuranti.

La seconda fase verrà invece perfezionata nel corso del prossimo anno ed entrerà in vigore a partire dal 2018. Cosa prevede? Una riconfigurazione del sistema contributivo e un taglio strutturale (almeno si spera) dell'ormai celeberrimo cuneo fiscale. A questo si aggiungerà una revisione del meccanismo di perequazione delle pensioni che, in base alle intenzioni, dovrebbe sostituire le attuali fasce d'importo con nuovi scaglioni. A decorrere dal 2019 il Governo dovrà inoltre trovare il modo di rivalutare in maniera differente i trattamenti previdenziali e di favorire il ricorso alla previdenza complementare. Della fase due fa inoltre parte l'impegno di istituire una maggiore flessibilità in uscita all'interno del sistema contributivo e di rivedere il requisito relativo al livello minimo d'importo pari a 2,8 volte il minimo che consente di accedere alla pensione anticipata.

In totale il verbale firmato dalle parti prevede di mettere sul piatto 6 miliardi di euro in tre anni.

Ma vediamo nel dettaglio in cosa consistono le misure approvate ieri, quali saranno i cambiamenti più rilevanti e su quali categorie incideranno.

APE: ECCO COME SARÀ

L'APE sarà una e trina. L'anticipo pensionistico che consentirà ai soggetti interessati di andare in pensione tre anni prima rispetto ai requisiti previsti dalla pensione di vecchiaia accedendo ad un prestito bancario assicurato potrà essere richiesto all'Inps a decorre dal 1°gennaio 2017 e avrà una durata sperimentale di due anni. L'erogazione sarà mensile, mentre il rimborso avverrà a rate nell'arco di 20 anni. Se il pensionato muore prima di aver restituito l'intera somma, essa verrà rimborsata dalle assicurazioni senza fare ricorso all'eventuale assegno di reversibilità.

Ci saranno tre versioni dello stesso provvedimento: APE social, APE Volontaria e APE per le crisi aziendali:

  • APE Social: è un anticipo pensionistico a costo zero, accessibile solo a determinate categorie di lavoratori. La platea non è ancora stata individuata. Da stabilire c'è infatti il limite massimo che consentirà di presentare apposita richiesta. Per il governo il tetto dovrebbe essere fissato tra 1.300  e i 1.500 euro, mentre secondo i sindacati esso dovrebbe essere innalzato fino a 1.650 euro. Il tutto si tradurrebbe in un bonus fiscale tramite il quale annullare la spesa dell'ammortamento del prestito contratto allo scopo di uscire anticipatamente dal modo del lavoro. Riassumendo: grazie a questo bonus si eviterà che il pensionato, una volta raggiunta la pensione ordinaria, riceva un assegno eccessivamente basso. In base alle previsioni, dovrebbero poter usufruire dell'APE social coloro che sono disoccupati da tempo, i soggetti inabili e invalidi, i lavoratori con una persona disabile all'interno del proprio nucleo familiare. Inoltre, potrebbero essere inseriti nella platea anche i soggetti che svolgono lavori faticosi ad elevato rischio di infortuni, parte degli operai del settore edile, macchinisti e marittimi. Profonda incertezza sull'inclusione degli insegnanti della scuola primaria e degli infermieri.

  • APE volontaria: attraverso questo meccanismo i lavoratori e le lavoratrici potranno accedere alla pensione fino a 3 anni e 7 mesi prima rispetto ai requisiti della pensione di vecchiaia accedendo ad un prestito bancario assicurato che dovranno rimborsare una volta raggiunta la pensione ordinaria. Potranno usufruire di questo sistema sia gli autonomi che i dipendenti pubblici e privati. In questo caso però l'assegno può ridursi di circa il 6% ogni anno fino a un massimo del 20% per coloro che decidono di uscire a 63 anni (quindi 3 anni e 7 mesi prima). Essendo una misura sperimentale, al momento sono stati fissati i criteri relativi ai prossimi due anni. Potranno usufruire dell'APE volontaria nel 2017 i lavoratori nati tra il 1951 e il 1953, mentre nel 2018 avranno accesso al meccanismo i nati tra il '52 e il '55.

  • APE aziendale: Consentirà di accedere a anticipatamente alla pensione ai lavoratori coinvolti in processi di ristrutturazione aziendale. In base alle previsioni, in questi casi, previo accordo tra le parti, si potrà porre a carico dell'impresa una quota dell'importo dell'APE. Le società potrebbero avere la possibilità di utilizzare il contributo dello 0,30% oggi relativo alla mobilità, mentre un ulteriore 0,10% potrebbe essere lasciato alle stesse imprese a titolo di riduzione del cuneo fiscale contributivo.

PENSIONI: ARRIVA ANCHE RITA

RITA è la Rendita Integrativa Temporanea Anticipata[1] consentirà di attenuare il taglio sulla pensione ordinaria conseguente alla restituzione del prestito pensionistico per i lavoratori che decidono di accedere al trattamento previdenziale dal prossimo gennaio.

Parlando in parole povere, attraverso questo sistema, i lavoratori senza contratto che abbiano compiuto 63 anni e abbiano versato almeno 20 anni di contributi potranno  percepire la rendita maturata attraverso fondi integrativi, usufruendo di una tassazione sostitutiva e agevolata. In base alle ipotesi sul tavolo,  lo sgravio potrebbe essere dello 0,3% per ogni anno di iscrizione al fondo integrativo superiore a 15 anni. La tassazione sostitutiva scenderebbe così al 9% a fronte dell'attuale 23% previsto oggi sugli anticipi richiesti.

L'ESTENSIONE DELLA QUATTORDICESIMA

Parlando della quattordicesima, sono diverse le opzioni al vaglio dell'Esecutivo. Lo scopo è quello di rafforzare gli assegni dei pensionati meno abbienti estendendo parallelamente la platea dei beneficiari.

I soggetti che hanno compiuto 64 anni, che per il 2016 dichiarano un reddito annuale di riferimento pari a 9.786,86 euro lordi (vale a dire assegni pari a 1,5 volte il minimo) ricevono una quattordicesima compresa tra i 336 e i 504 euro, in base agli anni di contributi versati.

Secondo le previsioni, la prossima legge di Bilancio dovrebbe estendere la platea dei beneficiari a ulteriori 1,2 milioni di pensionati tramite l'innalzamento a da 750 a 1.000 euro (due volte il minimo) del tetto previsto per poter ricevere la mensilità aggiuntiva. Parallelamente dovrebbe essere innalzato anche l'ammontare del bonus (30% in più) per i 2,1 milioni di pensionati che percepiscono già la mensilità aggiuntiva.

PENSIONI: SALE LA NO TAX AREA

Nella prossima manovra dovrebbe rientrare anche l'innalzamento della cosiddetta no tax area, oggi prevista per i pensionati sotto i 75 anni con un reddito inferiore a 7.750 euro e per quelli over75 con un reddito non superiore a 8mila euro l'anno.

Secondo le intenzioni la soglia di reddito che consente ai pensionati di rientrare nella no tax area dovrebbe essere equiparata a quella prevista per i lavoratori dipendenti, vale a dire 8.125 euro lordi l'anno. Da sottolineare che la misura potrebbe non riguardare solo i trattamenti più bassi dato che la detrazione prevista per la porzione di reddito sopra indicata di applicherà a tutti coloro che dichiarano fino a 55mila euro lordi l'anno.

PENSIONI: LE NOVITÀ PER I PRECOCI

Per quanto riguarda i precoci, vale a dire i lavoratori che hanno versato almeno 12 mesi di contributi anche non consecutivi prima di aver compiuto 19 anni di età, viene prevista la possibilità di uscire dal mercato del lavoro avendo maturato 41 anni di contributi (oggi servono 42 anni e 10 mesi di contribuzione). Nelle intenzioni del Governo sembra esserci la possibilità di riconoscere  un bonus contributivo di 3 o 4 mesi per ogni anno di lavoro svolto da minorenni.

C'è però una condizione: i suddetti lavoratori devono far parte di una delle categorie considerate svantaggiate: disoccupati di lungo corso che non hanno più diritto agli ammortizzatori sociali, disabili e lavoratori che hanno svolto "attività gravose".

Inoltre, nell caso in cui i precoci decideranno di andare in pensione prima di aver compiuto 62 anni di età, potranno farlo senza alcun taglio sull'assegno a fronte dell'1% annuo di riduzione attualmente previsto.

PENSIONI: NUOVE REGOLE PER GLI USURANTI

I soggetti che nel corso della loro carriera lavorativa hanno svolto lavori usuranti potranno andare in pensione con il sistema delle "quote". Cosa significa? Si potrà accedere al sistema previdenziale sommando l'età  e i contributi versati. Per quest'anno la suddetta quota è pari a 97,6 con una soglia minima di 61 anni e 7 mesi e 35 anni di contributi versati. In base a quanto previsto dal verbale firmato ieri da governo e sindacati, l'obiettivo è quello di consentire l'uscita tra i 12 e i 18 mesi prima rispetto a quanto previsto oggi.

Occorre però rispettare un requisito: aver svolto attività usuranti per almeno 7 degli ultimi 10 anni di vita professionale. Per questa categoria infine, a decorrere dal 2019, la pensione sarà sganciata dalla speranza di vita.

PENSIONI: LE RICONGIUNZIONI NELLA FASE 2

In base alla normativa attualmente in vigore, coloro che hanno versato i contributi previdenziali in diversi enti di gestione possono ricongiungerli in uno solo, accedendo alla pensione con le regole e il trattamento economico valide per la gestione in cui i contributi vengono fatti confluire. Il tutto si traduce in un maggior onere a carico del lavoratore che può arrivare fino a 30 o 40mila euro.

Nella fase 2 di cui abbiamo parlato in precedenza, il Governo dovrebbe consentire di ricongiungere in maniera totalmente gratuita i contributi versati sia per il trattamento di vecchiaia che per quello anticipato. Le nuove regole saranno valide per dipendenti, autonomi, iscritti alla gestione separata e precari. C'è però uno svantaggio: il lavoratore non potrà più scegliere il metodo di calcolo più conveniente, ma l'assegno verrà calcolato pro-rata, vale a dire in base alle regole stabilite da ogni ente per la quota di contribuzione da esso gestita.

PENSIONI: LE MODIFICHE ALLE PEREQUAZIONI

Il verbale firmato da Governo e sindacati impegna l'Esecutivo ad introdurre un sistema di perequazioni basato su scaglioni di importo e non più su fasce di importo come attualmente previsto.

A decorrere dal 2019 inoltre l'Esecutivo potrebbe utilizzare un indice di rivalutazione più rappresentativo dei consumi dei pensionati, prevedendo la possibilità di recuperare almeno una parte della mancata indicizzazione.

References

  1. ^ Rendita Integrativa Temporanea Anticipata (it.ibtimes.com)

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