Le borse europee si mantengono in rialzo dopo il pil Usa superiore alle attese, anche se sotto i massimi intraday, sostenute sempre dalla decisione preliminare dell'Opec di tagliare la produzione di 700 mila barili al giorno. Il prezzo del greggio, dopo la fiammata del 6% di ieri, ritraccia con il Brent in calo dello 0,43% a 49,03 dollari al barile e il Wti in flessione dello 0,09% a 47,01 dollari al barile.
Pesano le perplessità degli analisti sulla spartizione del taglio tra i vari Paesi che dovrà essere ratificata il prossimo 30 novembre a Vienna. Dubbi anche sugli effetti a medio termine della decisione. Per il momento comunque petroliferi ed energetici sostengono l'azionario europeo: anche Parigi sale dello 0,86%, Londra dell'1,08% e Francoforte dello 0,48%.
L'economia americana è cresciuta nel secondo trimestre più di quanto previsto dagli economisti. Dalla terza e ultima lettura del dato diffuso dal dipartimento al Commercio americano è emerso che i l pil è aumentato dell'1,4% dopo il +1,1% della seconda stima e più del +1,3% atteso dagli economisti. Nel primo trimestre il dato era salito dello 0,8%, in progressivo ribasso dal +1,4% del quarto trimestre 2015. L'economia Usa cresce meno del 2% da tre trimestri consecutivi e l'attuale passo di crescita è il più debole dal 1949.
Invece le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti (dato destagionalizzato) sono cresciute di 3.000 unità a quota 254.000, al di sotto delle stime degli economisti a 260.000. La media mobile nelle ultime quattro settimane, considerata più attendibile dal mercato perché meno volatile, è a 256.000, in calo di 2.250 rispetto al dato di sette giorni fa rivisto da 258.500 a 258.250. Il dato è rimasto sotto quota 300.000 per l'82° settimana consecutiva, la striscia positiva più lunga dal 1970.
Il cambio euro/dollaro è poco mosso a 1,12069. Se i timori legati ai livelli di debito dell'Eurozona dovessero spingere in calo la moneta unica, la Fed, di fronte a un biglietto verde più forte, potrebbe non essere in grado di alzare i tassi nel breve, a detta di Makoto Noji, strategist di Smbc Nikko. Al momento, la probabilità di un intervento di stretta monetaria da parte della Fed entro fine anno, così come indicata dai Fed future fund, è al 53%. In ogni caso, commentano gli analisti di Bnp Paribas[1] , "è improbabile che le aspettative sull'Istituto centrale americano salgano velocemente dopo un meeting colomba come quello della scorsa settimana".
A Piazza Affari, dove il Ftse Mib avanza dello 0,98% a quota 16.381 punti, prosegue la corsa di Tenaris[2] (+8,13%), Saipem[3] (+6,50%) ed Eni[4] (+4,05%). Ma vanno molto bene anche A2a[5] (+2,51%) e alcuni industriali come Cnh[6] (+1,84%) e Fiat Chrysler[7] Automobiles (+1,73%). Più deboli i bancari. Restano in rialzo solo Bper (+1,18%) e Intesa Sanpaolo[8] (+0,31%). Ubi Banca[9] , alla stretta finale per l'acquisto delle good bank (Banca Marche, Banca Etruria[10] e CariChieti), è la peggiore con un -2,14%. Oggi il dossier sarà sul tavolo del Supervisory Board della Bce a Francoforte.
Molto dell'impatto del deal, sottolineano gli analisti di Equita (rating hold e targ et price a 3,1 euro confermati sul titolo Ubi), dipenderà dai termini dell'operazione (il trasferimento dei non performing loans alla bad bank e gli impegni sulle riduzioni del personale). Gli analisti della sim ipotizzano una valutazione di 348 milioni di euro e riconoscimento del badwill (1,1 miliardi).
Il Cet1 di Ubi scenderebbe dall'11,4% al 10,9% per risalire entro il 2017 a 11,6% post riacquisto minorities. Equita non esclude che Ubi consideri un aumento di capitale da 300-400 milioni di euro. "Anche in assenza di questa operazione", osservano gli esperti della sim, "secondo noi il mercato continuerebbe ad applicare uno sconto ai multipli fino al ripristino di un Cet1 maggiore dell'11,5%".
Dal punto di vista strategico l'acquisizione potrebbe presentare "rischi legati alla non complementarietà delle reti". Inoltre Ubi si precluderebbe altre opzioni strategiche a più basso rischio. Anche per gli analisti di Banca Imi (rating buy e target price a 3,6 euro) le condizioni del potenziale deal (prezzo, perimetro di acquisizione, requisiti di capitale) sono cruciali. "Riteniamo però che un'offerta potenziale di Ubi per le good bank possa essere letta dal mercato come una rimozione del rischio di un intervento di Ubi su Mps[11] , almeno nel breve termine", precisano gli analisti di questa banca d'affari.
References
- ^ Bnp Paribas (www.milanofinanza.it)
- ^ Tenaris (www.milanofinanza.it)
- ^ Saipem (www.milanofinanza.it)
- ^ Eni (www.milanofinanza.it)
- ^ A2a (www.milanofinanza.it)
- ^ Cnh (www.milanofinanza.it)
- ^ Fiat Chrysler (www.milanofinanza.it)
- ^ Intesa Sanpaolo (www.milanofinanza.it)
- ^ Ubi Banca (www.milanofinanza.it)
- ^ Banca Etruria (www.milanofinanza.it)
- ^ Mps (www.milanofinanza. it)
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