Kamis, 22 September 2016

Roma 2024, Malagò verso la resa? ''Formalmente non è finita ma...'' - La Repubblica

"Formalmente non è finita, ma nella sostanza quando un'amministrazione comunale fa venire meno la candidatura è chiaro che questo non è visto bene dalla comunità internazionale". Parole del presidente del Coni, Giovanni Malagò, ai microfoni di "Radio Anch'io" su Radio1, a proposito della decisione di Virginia Raggi di dire no alla candidatura per le Olimpiadi 2024[1]. Sui soldi fin qui spesi dal Comitato promotore e su una eventuale richiesta di danno erariale, Malagò ha precisato: "Noi siamo un Ente pubblico, tutte le spese sono online, e si tratta di fondi del Governo. Dico che se qualcuno chiede, e qualcuno potrebbe chiederlo, perché questi soldi sono stati spesi è chiaro che dovremo rimandare la domanda a chi sta bloccando una candidatura, visto che tuttora siamo ufficialmente candidati con il sostegno formale di tutti. In ogni caso, se si vuole controllare come sono stati spesi fin qui i soldi in qualsiasi momento si può fare". E ha aggiunto: "Oggi qualsiasi opera pubblica richiede un investimento, questa Amministrazione Comunale aveva il diritto e il dovere di supervisionare, alla Raggi abbiamo detto 'assumiti la governance e governa il processo'". Ma niente conferenza stampa Renzi-Malagò a Palazzo Chigi: il premier non vuole scontri coi grillini. Domani Giunta Coni a Cagliari, martedì la delibera del consiglio comunale, il 7 ottobre summit a Losanna per presentare al Cio il secondo dossier. Ma la strada per salvare la candidatura è sempre più stretta. Malagò sa benissimo che una candidatura monca, senza l'appoggio del Comune, avrebbe ben poche speranze di spuntarla. E allora sì che ci sarebbero pole miche il prossimo anno sui soldi spesi... Luca Pancalli, presidente del Comitato Paralimpico, ha ribadito: "La sfida era lasciare qualcosa alla città".
C'è da dire che almeno la Raggi è stata coerente: ha sempre detto di no sin dalla campagna elettorale. Anzi, ne ha fatto un caposaldo della sua (trionfale) elezione. Forse avrebbe voluto vedere le carte, trattare sul dossier: ma Grillo è stato netto, "non se ne parla nemmeno", e ora con questa decisione la Raggi ha ricompattato il Movimento e si presenterà alla festa di Palermo più forte. Quanto durerà la sua "gestione" della Capitale non si sa, visti i problemi: ma diventa difficile sperare in un commissariamento per salvare la candidatura. Malagò-Montezemolo le hanno studiate tutte per cercare di avvicinare i pentastellati: lunsighe, promesse, minacce (di denunce). Niente da fare, hanno trovato un muro: fosse stato un partito tradizionale sarebbe stato più facile, i due sono abili tessitori, bipartisan, ma coi grillini non c'è nulla da fare, vivono nel loro mondo, evitano "contaminazioni". Certo, lo schiaffo per lo sport italiano è stato terribile: nel 2012 il premier Monti disse a Petrucci che non era il caso, e Roma nemmeno si candidò. Ora è diverso, molto diverso, molto peggio: è stato presentato un dossier, il secondo è pronto, è stato fatto un eccellente lavoro di lobby da Malagò, Montezemolo e i membri Cio. Era iniziato (forse tardi) un lavoro porta a porta di Luca Pancalli e Riccardo Viola nelle periferie romane per spiegare ai cittadini i vantaggi dei Giochi: lavoro non facile perché 13 Municipi su 15 avevano votato i grillini, contrari ai Giochi sin dall'anno scorso. Ma andava fatto. Non bastava nascondersi dietro i sondaggi, alcuni di parte: chissà che sarebbe successo col referendum? Vero che molti giovani erano (sono) a favore dei Giochi, ma chi sarebbe andato a votare? Resterà il dubbio. Ha sbagliato Malagò a non chiedere il referendum un anno fa? Forse: m a allora erano tutti a favore (i grillini no, è vero), anche certi politici del Pd che ora si dividono, si spaccano, non sanno più che dire. E' la politica che ha affondato la candidatura: il dossier si poteva rivedere, c'era tempo sino al 3 febbraio 2017. Molte cose non andavano? E' vero, lo sapeva (lo sa) anche Malagò: ma si potevano ancora correggere. Tokyo sta cambiando in corsa il progetto e il Cio fa finta di niente. L'importante è che i Giochi 2020 siano pronti. Il Cio è disperato, ormai non si candida più nessuno. Los Angeles e Parigi ora gongolano, Roma faceva paura, forse avrebbe anche vinto (non lo sapremo mai). Ora i tre membri Cio italiani (Carraro, Pescante e Ferriani) voteranno per L.A., favorita (a meno che arrivi Trump), perché se vince Parigi allora nell'edizione 2028 non si potrà ricandidare di sicuro un'altra città italiana, magari Milano (ma come impianti è messa maluccio) e magari Roma. Bisogna decidere se candidarsi entro il 2019 (assegnazion e nel 2021). Ma chissà Roma come sarà ridotta...
 
Federcanoa-1: Antonio Rossi sfida Buonfiglio. Con questo programma
Tempo di elezioni: il 22 ottobre tocca alla Fick, Federcanoa, uscita malconcia da Rio: l'ex grande campione Antonio Rossi sfiderà l'attuale presidente, Luciano Buofiglio, che è anche vice Coni. Rossi, che avrà al suo fianco l'ex maestro Oreste Perri, ha presentato ufficialmente la sua candidatura. I punti-chiave sono: meritocrazia e umiltà; tutta la Federazione deve essere unita e pagaiare tutti verso unico obiettivo; formazione; priorità ascoltare le società ed i tecnici, si parte dalla base. La Federazione ha il dovere di stare vicino alle società; ruoli ben definiti in Federazione, il presidente fa il presidente, il consigliere avrà una delega e dovrà fare il consigliere, il tecnico fa il tecnico. La volata elettorale è già iniziata. Rossi è anche assessore alle sport della Regione Lombardia e siede nel consiglio nazionale del Coni.
 
Federcanoa-2: offerta alla Idem la presidenza del settore tecnico femminile
Tempi duri per la canoa: ci sarà da lavorare sodo, i Giochi brasiliani non sono certo andati bene. L'attuale presidente, Luciano Buonfiglio, che ovviamente si ricandida, ha studiato un piano di rilancio. Soprattutto il settore femminile è a zero, anzi sottozero. Per questo Buonfiglio aveva pensato a Josefa Idem, grandissima (ex) atleta, e le aveva offerto di dirigere, addirittura per 8 anni, il settore tecnico femminile. Ma la Idem ha gentilmente rifiutato, troppo impegnata nel ruolo di senatrice (Pd). La grande atleta, ed ex ministra delloa sport, ha proposto il nome del marito, Guglielmo Guerrini, che è stato anche suo allenatore.

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