Al Mahdi, ex responsabile della Hisbah, la brigata islamista dei costumi e della condotta accusata di crimini u manitari come stupri e torture (che non rientrano però tra i capi d'accusa del procedimento penale ora concluso), ha dichiarato fin da subito la propria colpevolezza e ha chiesto perdono al suo popolo, dichiarandosi "pieno di rimorsi e rimpianti" e invitando i musulmani di tutto il mondo a "resistere a questo tipo di azioni" richieste dallo Stato Islamico.
Nel 2012 infatti decine di filo-qaedisti hanno preso d'assalto con scalpelli e zappe il cimitero di Djingareyber nel sud di Timbuctù e poi, il giorno successivo, la moschea SIdi Yahia. Neppure la storica biblioteca cittadina è stata risparmiata: l'edificio è stato bruciato. Fortunatamente la maggior parte dei rari manoscritti era già stata tratta in salvo prevedendo la crisi che si sarebbe abbattuta sul Paese.
Nel 2015 molti dei mausolei distrutti sono stati ricostruiti grazie al supporto dell'Unesco, che aveva già classificato la città e i luoghi devastati come Patrimonio dell'Umanità. La presidentessa dell'Unesco Irina Bokova aveva dichiarato lo scempio architettonico un crimine di guerra per le Nazioni Unite e annunciato la prossima apertura del processo internazionale.
Irina Bokova all'inaugurazione dei mausolei riscostruiti (en.unesco.org)
Il 19 settembre 2016 è stato invece la volta dell'inaugurazione della porta restaurata della moschea di Sidi Yahia, compiendo quello che Bokova ha battezzato come "un nuovo passo decisivo verso la ricostruzione e il raggiungimento della pace in Mali".
Timbuctù, tra il 13esimo e il 17esimo secolo, era considerata fondamentale snodo commerciale tra i popoli del continente ma anche capitale culturale e centro dell'istruzione islamica. Sede di almeno 200 scuole e università, attirava studenti da tutto il mondo musulmano. Quando però i fondamentalisti dell'Islam hanno occupato la città del nord del Mali dal 2012[2], i f amosi mausolei, tombe dei padri fondatori della città venerati quasi come santi dagli abitanti, sono stati considerati simbolo di blasfemia e quindi abbattuti con una furia iconoclasta sconosciuta fino ad allora al continente africano.
Nel gennaio del 2013 le truppe francesi e l'esercito governativo hanno ricacciato gli jihadisti dalla città[3] con l'Operation Serval, intervento militare poi supportato anche da una missione internazionale volta a sostenere la lotta del popolo maliano contro l'invasione islamista guidata da tuareg ribelli separatisti e durata circa dieci mesi. Al Mahdi era stato poi arrestato nel 2014 dalle forze francesi ancor a sul territorio.
La decisione di oggi porrà una simbolica fine all'impunità - perpetrata fino a oggi ad esempio in Siria o in Iraq - per la distruzione di beni culturali. El- Boukhari Ben Essayouti, esperto culturale che ha partecipato ai restauri, spera che questo processo "possa insegnare a tutti che non si può distruggere impunemente un santuario proprio come non si può uccidere impunemente un uomo".
Per molti residenti questa è anche una vittoria morale contro gli jihadisti che ancora imperversano nel nord dello Stato, e che hanno probabilmente causato il tracollo definitivo di una città già duramente provata, come ha dichiarato a Repubblica l'antropologo e scrittore italiano Marco Aime[4]. Altri però lamentano la mancanza di considerazione sulle altregravi violazioni dei diritti perpetrate dal tuareg come membro di Hisbah, ad esempio contro donne e minori.
APPROFONDIMENTO: La guerra dell'Isis al patrimonio archeologico[5]
[1]References
- ^ Durante il processo (www.repubblica.it)
- ^ hanno occupato la città del nord del Mali dal 2012 (www.repubblica.it)
- ^ hanno ricacciato gli jihadisti dalla città (www.repubblica.it)
- ^ come ha dichiarato a Repubblica l'antropologo e scrittore italiano Marco Aime (www.repubblica.it)
- ^ La guerra dell'Isis al patrimonio archeologico (www.repubblica.it)
- ^ Timbuctù (www.repubblica.it)
- ^ L'Aia (www.repubblica.it)
- ^ Corte penale dell'Aja (www.repubblica.it)
- ^ processo (www.repubblica.it)
- ^ Ahmad Al Faqi Al Mahdi (www.repubblica.it)
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