Jumat, 23 September 2016

Italiani rapiti in Libia, portavoce di Haftar: "C'è la mano di Al Qaeda" - La Repubblica

LA MANO di Al Qaeda dietro al sequestro degli italiani in Libia. Lo ha affermato il colonnello Ahmed al Mismari, portavoce delle forze armate libiche legate a Khalifa Haftar, l'ex gheddafiano generale di Tobruk. L'alto ufficiale ha rilasciato questa dichiarazione ieri sera sul  portale libico "Alwasat", e non spiega su quali elementi poggia questa notizia che, al momento, resta una sua ipotesi. Il sequestro dei due tecnici italiani e di un canadese, avvenuto lunedì nel sud della Libia, "è stato compiuto da una banda criminale, ma per come è stato eseguito porta i segni lasciati in genere da Al Qaeda", ha dichiarato.

Una tesi respinta da Komani Muhammad Saleh, sindaco di Ghat, locali tà al confine dell'Algeria dove è avvenuto il rapimento.  "Non è stata Al Qaeda ma "un gruppo fuorilegge", ribadisce all'agenzia Aki-Adnkronos International. E Saleh aggiunge: "Non neghiamo che Al Qaeda sia attiva nella regione di Ghat e nei suoi dintorni e siamo al corrente della sua presenza, ma affermiamo con certezza che non è Al Qaeda ad aver rapito i due italiani", spiega il sindaco. "Abbiamo forti sospetti su un gruppo fuorilegge attivo al di fuori della città e con cui non siamo ancora entrati in contatto", sottolinea Saleh, che però non esclude che "questo gruppo potrebbe consegnare gli ostaggi ad Al Qaeda, ma non ce lo auguriamo".

E a chi le chiede se il rapimento dei due italiani in Libia possa avere un legame con l'intervento italiano nel paese[2], il ministro della Difesa Pinotti risponde: "C'è un'ottica molto italianocentrica, forse un pò provinciale quando leggiamo le situazioni che avvengono nel mondo: in questo caso si tratta di due italiani e un canadese e allora non mi spiegherei perché tra i rapiti vi sia anche un canadese". "Immediatamente - ha aggiunto - da fonti libiche che si sono espresse e dalle autorità locali si è parlato di criminalità comune. Detto ciò su questi casi quello che possiamo fare è lavorare con il massimo riserbo".

Il 19 settembre due cittadini italiani sono stati rapiti[3] nel sud della Libia. Si tratta di Bruno Cacace, 56enne residente a Borgo San Dalmazzo (Cuneo), e Danilo Calonego, 66enne della provincia di Belluno di Sedico (Belluno), che lavorava in Libia dal '79. Con loro sequestrato anche un cittadino canadese. Finora non è arrivata alcuna rivendicazione.

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