Anche il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan sottolinea che, sia pur inferiori alle attese, i numeri nel cassetto del governo sono comunque "migliori di quelli del Csc". "Le nostre stime [3]- contenute nella Nota di aggiornamento al Def che sarà approvata la prossima settimana - potrebbero essere migliori sia per il 2016 che per il 2017. La stima del Csc - ha spiegato Padoan - si basa su ipotesi di policy di quadro programmatico che sono diverse da quelle che il governo intende proporre e non per ragioni di polemica. Io prendo comunque le stime confindustriali come una sollecitazione per prendere misure giuste e quindi dimostrare che sono sbagliate, per motivi che saranno benvenuti anche a Confindustria". La politica di Bilancio, conclude Padoan, ha "limiti stretti e in questi limiti stretti di cui dispone bisogna puntare su investimenti, produttività e competitività".
Ma stretto giro è arrivata la replica del presidente di Confindustria Vincenzo Boccia il quale, pur nega ndo polemiche con l'esecutivo, ribadisce che "nella Legge di bilancio sarebbe un errore puntare le risorse sulla domanda e non sull'offerta. Siamo preoccupati - spiega - di alcuni orientamenti o richieste di altri che indirizzino le poche risorse disponibili solo sulla domanda. E' un errore, bisogna fare il contrario e puntare sull'offerta, altrimenti non si aiutano le imprese e la competitività del Paese. In questo momento serve puntare sull'offerta per raccogliere le fide".
Nel dettaglio, la diagnosi per Luca Paolazzi, capo economista di Confindustria, è chiara: "Non riusciamo a schiodarci dalla malattia della bassa crescita di cui soffriamo dall'inizio degli anni duemila". I dati Csc mostrano come "prima, durante e dopo la Grande Recessione (in Italia più intensa e più lunga) si è accumulato un distacco molto ampio" con altri Paesi Ue. Tra 2000 e 2015 il Pil è aumentato in Spagna del 23,5%, Francia +18,5%, Germania +18,2%. In Italia è "calato dello 0,5%" e co n le dinamiche in corso i gap aumentano oggi "ancor più rapidamente".
Il faro del Csc punta poi dritto al lavoro, che sembra procedere ad un passo più spedito rispetto ai fondamentali dell'economia: il tasso di disoccupazione, infatti, è previsto in calo all'11,5% nel 2016 e all'11,2% nel 2017 dall'11,9% del 2015. Merito delle riforme che, secondo Viale dell'Astronomia, quando sono "vitali e quando vengono attuate, non tardano a concretizzarsi. Un chiaro esempio è fornito dal jobs act accompagnato dalla temporanea riduzione della contribuzione sociale a carico delle imprese. Quasi i quattro quinti degli oltre 426mila posti di lavoro aggiuntivi creati dall'inizio del 2015 a metà 2016 sono con contratti a tempo indeterminato".
[1][ 2]References
- ^ allineandosi alla crescita acquisita stimata dall'Istat (www.repubblica.it)
- ^ Matteo Renzi (www.repubblica.it)
- ^ Le nos tre stime (www.repubblica.it)
- ^ Confindustria (www.repubblica.it)
- ^ csc (www.repubblica.it)
- ^ Pil italia (www.repubblica.it)
- ^ Pier Paolo Padoan (www.repubblica.it)
- ^ Matteo Renzi (www.repubblica.it)
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