Il Sì dell'ambasciatore Usa. La cronaca di questo vespaio di polemiche inizia quando l'ambasciatore Usa in Italia, John Phillips, intervenendo ad un incontro sulle relazioni transatlantiche organizzato a Roma all'istituto di studi americani, dice: "Il No al referendum sulla riforma costituzionale sarebbe un passo indietro per gli investimenti stranieri in Italia". E aggiunge: "Il referendum è una decisione italiana". Ma il Paese "deve garantire stabilità politica. Sessantatrè governi in 63 anni non danno garanzia". Il voto sulle riforme costituzionali, continua, "offre una speranza sulla stabilità di governo per attrarre gli investitori che stanno osservando quanto avviene in Italia".
Reazioni bipartisan. Un'uscita, quella del diplomatico Usa, che assume il valore di una scelta di campo, anche abbastanza netta, in favore della riforma sulla quale gli italiani voteranno in autunno. E che scatena le proteste sia nel centrodestra, sia nella sinistra dem con l'ex segretario Pd, Pierluigi Bersani, che sbotta: "Per chi ci prendono?". L'endorsement pro Sì di Mr Phillips diventa, insomma, uno spinoso caso politico. Matteo Salvini, leader della Lega
Le reazioni delle opposizioni. Ma è soprattutto contro il rappresentante dell'amministrazione di Washington in Italia che si sono scagliate tutte le opposizioni. "Il signor ambasciatore Usa si faccia gli affari suoi e non interferisca, come troppe volte è già accaduto in passato - attacca il leader leghista Matteo Salvini - Spero che a novembre vinca Trump che ha già garantito che si occuperà delle questioni di casa sua. Se a votare Sì al referendum sono i massoni, i banchieri e i poteri forti allora ancora più convintamente ci schieriamo per il No". Tra i primi a intervenire, Altero Matteoli, Fi, ("È una entrata a gamba tesa") e il capogruppo di Fi alla Camera, Renato Brunetta, che invoca l'intervento del capo dello Stato: "Ricordiamo all'ambasciatore americano Phillips l'art. 1 della nostra Costituzione: la sovranità appartiene al popolo... italiano". E ancora più pesante Maurizio Gasparri: "Siamo convinti che oggi come oggi Putin valga mille volte Obama e riteniamo che l'Italia non sia una colonia e che non sia compito dell'ambasciatore americano in Italia pronunciarsi sul referendum costituzionale". È un coro. Interviene anche Giorgia Meloni: "Renzi pretenda le scuse dall'ambasciatore".
Spiega il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni: "La Casa Bianca ha annunciato questa importante visita, l'ultima visita di Stato che il presidente Obama terrà 15 giorni prima delle elezioni". Dopo Brexit "non è immaginabile che l'Italia sostituisca il Regno Unito nella special relationship coltivata da Washington e Londra in un paio di secoli di storia, ma tra noi e gli Usa è maturata una relazione speciale".
Fiano contro Di Maio. Il paragone a Pinochet non è piaciuto al deputato dem Emanuele Fiano. "Di Maio con l'acqua alla gola - dichiara Fiano - cerca di sviare l'attenzione dai suoi fallimenti e dalle sue menzogne con paragoni ignobili. Chieda scusa, in primis, alle vittime della criminale dittatura cilena che lui usa per la sua propaganda indecente". "Per quanto riguarda i suoi attacchi - aggiunge - possiamo solo compatire tanta meschinità che non coprirà certo il fallimento delle proposte dei grillini di fronte alle prove di governo".
L'ironia di Fiano. Anche il deputato democratico ironizza sull'errore di geografia del vicepresidente della Camera. "Ti sono vicino Luigi - twitta - durante le lezioni di geografia stavi sempre a leggere mail", alludendo al famosa mail che Di Maio aveva ricevuto sulla vicenda Muraro-indagata, ma che sosteneva di non aver capito.
Bersani e le agenzie di rating. L'ex segretario del Pd protesta anche con le agenzie di rating. "Aver allestito un appuntamento come se fosse un giudizio di dio, un fatto cosmico - ha spiegato Pier Luigi Bersani - darà fiato alla speculazione finanziaria e a chi vuol mettere le mani sul nostro sistema. Chi ha il potere di farlo deve raffreddare il clima". "Non sottovaluto - ha aggiunto - l'appuntamento, ma il giorno dopo ci sveglieremo come il giorno prima, con gli stessi problemi, le stesse opportunità e con il governo che abbiamo adesso, checchè ne dicano le agenzie di rating. Teniamo i piedi per terra".
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