Rabu, 14 September 2016

Referendum, Di Maio: "Renzi come Pinochet". Polemica su ambasciatore Usa - La Repubblica

ROMA - Il No al referendum sulla riforma costituzionale "sarebbe un passo indietro per gli investimenti stranieri in Italia". Lo dice l'ambasciatore Usa in Italia John Phillips intervenendo ad un incontro sulle relazioni transatlantiche organizzato a Roma all'istituto di studi americani. E aggiunge: "Il referendum è una decisione italiana" ma il Paese "deve garantire stabilità politica. Sessantatrè governi in 63 anni non danno garanzia". Il voto sulle riforme costituzionali, continua, "offre una speranza sulla stabilità di governo per attrarre gli investitori che stanno osservando quanto avviene in Italia". Un'uscita che assume il valore di una scelta di campo, anche abbastanza netta, in favore della riforma sulla quale gli italiani voteranno in autunno e che scatena perciò le proteste nel centrodestra. La presa di posizione di Mr Phillips diventa insomma nel giro di pochi minuti un caso politico.
Referendum, Di Maio: "Renzi come Pinochet". Polemica su ambasciatore Usa

Matteo Salvini, leader della Lega

Se non che, trascorre qualche ora e intervengono anche i vertici europei della società di rating Fitch e il tenore della valutazione sul futuro italiano risulta identica. "Ogni turbolenza politica o problemi nel settore bancario che si possano ripercuotere sull'economia reale o sul debito pubblico, potrebbe portare a un intervento negativo sul rating dell'Italia" afferma il responsabile rating sovrani per Europa e Medio Oriente di Fitch, Edward Parker, nel corso di una conferenza a Londra. Anche lui: "Se prevalesse il No, lo vedremmo come uno shock negativo per l'economia e il merito di credito italiano".
Ma è soprattutto contro il rappresentante dell'amministrazione di Washington in Italia che si sono scagliate tutte le opposizioni. "Il signor ambasciatore Usa si faccia gli affari tuoi e non interferisca, come troppe volte è gia' accaduto in passato - attacca il leader leghista Matteo Salvini - Spero che a novembre vinca Trump che ha già garantit o che si occuperà delle questioni di casa sua. Se a votare Sì al referendum sono i massoni, i banchieri e i poteri forti allora ancora più convintamente ci schieriamo per il No". Tra i primi a intervenire, Altero Matteoli ("E' una entrata a gamba tesa") e il capogruppo di Fi alla Camera, Renato Brunetta, che invoca l'intervento del capo dello Stato: "Ricordiamo all'ambasciatore americano Phillips l'art. 1 della nostra Costituzione: la sovranità appartiene al popolo... italiano". E ancora più pesante Maurizio Gasparri: "Siamo convinti che oggi come oggi Putin valga mille volte Obama e riteniamo che l'Italia non sia una colonia e che non sia compito dell'ambasciatore americano in Italia pronunciarsi sul referendum costituzionale". E' un coro. Interviene anche Giorgia Meloni: "Renzi pretenda le scuse dall'ambasciatore".
La presa di posizione Usa giunge all'indomani dell'annuncio della "cena di Stato" alla quale Barack Obama ha invitato il prossimo 18 ottobre il premier Renzi con la moglie Agnese, in uno degli ultimi appuntamenti ufficiali del presidente uscente. Incontro tutt'altro che formale, come ha sottolineato lo stesso ambasciatore, sottolineando come si tratti al contrario di "uno dei massimi riconoscimenti dell'importanza delle relazioni bilaterali tra Roma e Washington". Del resto, in più di un'occasione il presidente americano aveva manifestato il suo apprezzamento per il capo del governo italiano e il percorso delle riforme portato avanti in questi due anni da Palazzo Chigi. Quel feeling adesso finisce nel mirino del centrodestra in piena campagna referendaria per il No.

Spiega il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni: "La Casa Bianca ha annunciato questa importante visita, l'ultima visita di Stato che il presidente Obama terrà 15 giorni prima delle elezioni". Dopo Brexit "non è immaginabile che l'Italia sostituisca il Regno unito nella special relationship coltivata da Washington e Londra in un paio di secoli di storia, ma tra noi e gli Usa è maturata una relazione speciale".

Ad alzare ancor più i toni, con un post su Facebook, è Luigi Di Maio, tornato sulla scena per parlare di referendum dopo i giorni bui del caos romano a cinque stelle. "Il referendum di ottobre, novembre o dicembre, ci faccia sapere la data, quando gli farà comodo - scrive - lo sta facendo diventare un voto sul suo personaggio che ha occupato con arroganza la cosa pubblica come ai tempi di Pinochet in Cile. E sappiamo come è finita".

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