E' (ancora) guerra di cifre sull'occupazione. I dati rilanciati oggi dal premier Matteo Renzi fanno emergere 189 mila di posti in più nel II trimestre del 2016 mentre quelli resi noti dal ministero del Lavoro venerdì mostravano una flessione delle assunzioni a tempo indeterminato di circa il 30 per cento. Con un picco verso l'alto solo per quanto riguarda i contratti di apprendistato. E se Il presidente del Consiglio Matteo Renzi saluta con soddisfazione la diffusione dei dati Istat sul lavoro (e dai social commenta "Dati ufficiali Istat di oggi. Nel II trimestre 2016 più 189mila posti di lavoro. Da inizio nostro governo: più 585mila. Il #JobsAct funziona"), per il capogruppo Sel al Senato Loredana De Petris non ci sono dubbi: "La discrasia dei dati è dovuta al fatto che si vuole gettare fumo negli occhi. Quelli che commenta Renzi sono quelli del secondo trimestre. Quelli resi noti dal ministero del Lavoro venerdì scorso si riferisocno a luglio, dai quali si evince come ci sia stato un calo - spiega la parlamentare al VELINO -. Sono stati usati per attenuare l'impatto di quelli veri di luglio dai quali emerge che la tendenza dell'occupazione è in forte flessione. Renzi commenta i dati già vecchi".
Secondo l'istituto di statistica, il secondo trimestre 2016 ha fatto registrare una "battuta d'arresto" per l'economia italiana, ma anche dati positivi per quanto riguarda l'occupazione, che è cresciuta dello 0,8 per cento (189 mila posti) rispetto al trimestre precedente, in quello che l'istituto di statistica definisce un "contesto di generale rallentamento della crescita economica a livello internazionale". Il Pil – si legge nella nota diffusa dall'Istat - è rimasto invariato rispetto al trimestre precedente e ha segnato un aumento dello 0,8 per cento in termini tendenziali. In tale quadro, l'assorbimento di lavoro da parte del sistema produttivo continua ad aumentare: le ore comple ssivamente lavorate crescono dello 0,5 per cento sul trimestre precedente e del 2,1 per cento su base annua. L'aumento congiunturale ha riguardato sia l'industria in senso stretto (+0,4 per cento), sia i servizi (+0,6 per cento).
Dal lato delle misure dell'offerta di lavoro, nel secondo trimestre del 2016 l'occupazione complessiva cresce in modo sostenuto rispetto al trimestre precedente (+0,8 per cento, 189 mila), con una dinamica positiva che, con diversa intensità, riguarda tutte le tipologie: i dipendenti a tempo indeterminato (+0,3 per cento), quelli a termine (+3,2 per cento) e gli indipendenti (+1,2 per cento). A livello territoriale, l'aumento è maggiore nel Mezzogiorno (+1,4 per cento) in confronto al Centro (+0,8 per cento) e al Nord (+0,6 per cento). Il tasso di occupazione sale di 0,5 punti, soprattutto per i 15-34enni (+0,8 punti) e per i 50-64enni (+0,6 punti). Le tendenze più recenti, misurate dai dati mensili relativi a luglio 2016 mostran o, al netto della stagionalità, un'interruzione della tendenza positiva registrata nei quattro mesi precedenti, con un calo degli occupati concentrato nella componente indipendente, a fronte di una sostanziale stabilità dei dipendenti.
Le dinamiche tendenziali manifestatesi tra il secondo trimestre del 2016 e lo stesso periodo dell'anno precedente corrispondono a una crescita complessiva di 439 mila occupati su base annua; un aspetto rilevante dell'espansione occupazionale è dato dalla significativa crescita degli occupati giovani di 15-34 anni (+223 mila su base annua) che si affianca al perdurante incremento degli over 50. La crescita è più accentuata per i dipendenti, sia a tempo indeterminato (+308 mila) sia a termine (+72 mila), ma torna ad interessare anche il lavoro indipendente, esclusivamente tra gli autonomi senza dipendenti. L'incremento è consistente sia per il tempo pieno sia per il lavoro a tempo parziale, soprattutto quello di tipo volonta rio. La crescita è sensibile anche per la componente femminile (+180 mila) concentrata soprattutto nel Nord del Paese.
Prosegue a ritmi più sostenuti il calo, sia congiunturale sia tendenziale, degli inattivi (in termini assoluti e di incidenza), soprattutto per la componente degli scoraggiati. Il tasso di disoccupazione, dopo la stabilità congiunturale dei due trimestri precedenti, diminuisce in lieve misura (-0,1 punti) rispetto al trimestre precedente e di 0,6 punti rispetto allo stesso trimestre del 2015 con un calo tendenziale di 109 mila disoccupati. La maggiore partecipazione dei giovani al mercato del lavoro è testimoniata anche dalla diminuzione tendenziale (-252 mila) della componente delle persone Not in Education, Employment or Training (Neet).
Le variazioni degli stock di occupazione sottintendono significativi cambiamenti nella condizione delle persone nel mercato del lavoro, misurati dai dati di flusso a distanza di dodici mesi. Tra gli occup ati aumentano le transizioni verso il lavoro a tempo indeterminato, in particolare per i dipendenti a termine e per i collaboratori. Inoltre, cresce il flusso dalla disoccupazione verso l'occupazione, soprattutto verso i dipendenti. L'incremento dei passaggi dalla disoccupazione all'occupazione riguarda maggiormente gli uomini, i giovani 25-34enni, i residenti nel Nord e i diplomati.
Dal lato delle imprese si confermano, ma con minore intensità, i segnali di crescita della domanda di lavoro, con un aumento meno marcato, rispetto al trimestre precedente, sia delle posizioni lavorative dipendenti sia delle ore lavorate per dipendente; continua inoltre a ridursi il ricorso alla Cassa integrazione. L'aumento delle posizioni lavorative è sintesi della stabilità dell'industria in senso stretto e dell'incremento dei servizi; il tasso dei posti vacanti diminuisce di 0,1 punti percentuali in termini congiunturali mentre è stabile su base annua. Per quanto rigua rda il costo del lavoro, si affievolisce la diminuzione degli oneri sociali (-0,1 per cento), effetto della riduzione contributiva associata alle nuove assunzioni a tempo indeterminato.
Secondo invece quanto reso noto venerdì scorso dal ministero del lavoro aumentano del 7,4% i licenziamenti nel secondo trimestre del 2016. È quanto emerge dai dati pubblicati sul sito del ministero del Lavoro. Nel complesso nel II trimestre del 2016 si registra un calo del numero di attivazioni rispetto allo stesso periodo del 2015 pari a -12,1 per cento. Gli avviamenti a Tempo Indeterminato rappresentano il 16 per cento del totale avviamenti del trimestre, attestandosi sul valore medio registrato nel II trimestre degli anni precedenti al 2015. La dinamica degli avviamenti per tipologia di contratto evidenzia una riduzione dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato (-29,4 per cento) e dei contratti di Collaborazione (-25,4 per cento), scendono anche gli avviamenti a tempo determina to (-8,7 per cento) in misura maggiore per la componente femminile (-15,2 per cento) meno per quella maschile (-2,4 per cento). Da sottolineare l'aumento del +26,2 per cento dei contratti di Apprendistato, segno dei recenti interventi volti a rafforzare tale strumento di ingresso nel mercato del lavoro (in particolare Garanzia Giovani).
La riduzione di nuove attivazioni si accompagna però con una stabilizzazione dei contratti in corso. Infatti, nel secondo trimestre 2016, si registrano 84.334 trasformazioni: 62.705 da Tempo Determinato a Tempo Indeterminato e 21.629 da Apprendistato a Tempo Indeterminato. Per i 2.454.757 contratti avviati nel trimestre in esame si contano 1.848.138 lavoratori, il 55,5 per cento dei quali sono uomini. Rispetto al secondo trimestre del 2015 il numero dei nuovi contrattualizzati si riduce in misura pari a -8,9 per cento, un decremento inferiore a quello registrato per i rapporti di lavoro. Scende anche il numero medio di contratti pro -capite: 1,38 nel secondo trimestre 2015 e 1,33 nel secondo 2016. Parallelamente, le stabilizzazioni hanno interessato 83.966 lavoratori. Nel trimestre analizzato si sono registrate 2.197.862 cessazioni di rapporti di lavoro, 1.094.788 hanno interessato uomini e 1.103.074 hanno riguardato donne.
Rispetto allo stesso periodo del 2015 le conclusioni contrattuali si sono ridotte di circa 312 mila unità, pari al 12,4 per cento. La riduzione ha interessato in misura maggiore le donne per le quali il decremento in volume è stato pari a -197.315 unità (-15,2 per cento), le cessazioni maschili scendono di quasi 115 mila unità (-9,5 per cento). In termini di durata contrattuale diminuiscono le cessazioni dei contratti di breve durata (fino a un mese) mentre per quanto attiene i motivi di risoluzione, si riducono di quasi il 24 per cento le Dimissioni e aumentano del 7,4 per cento i Licenziamenti. Sono 1.573.743 i lavoratori interessati da cessazioni nel periodo considerato . Si evidenzia come tra i cessati uomini, la quota maggiore (il 26,7 per cento) ha una età compresa tra i 25 ed i 34 anni; per le donne invece la percentuale più elevata tra le cessate ha tra i 35 e i 44 anni.
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